L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 20 marzo 2022

Assad negli Emirati Arabi Uniti denota, evidenzia il fallimento degli Stati Uniti e della sua aggressività degli ultimi anni, con la macelleria a ritmo continuo prodotto, nell'ambito della quale è anche nato l'Isis. È in questa guerra che sono state sperimentate le tecniche di disinformazione che ora vengono applicate in maniera più massiva nel conflitto ucraino (il New York Times ha spiegato come la disinformazione sia necessaria, anzi indispensabile per vincere la guerra)

mondo
19 marzo 2022


Mentre gli occhi del mondo sono ovviamente puntati sull’Ucraina, il Medio oriente offre una nuova variabile geopolitica: il presidente della Siria Bashar al-Assad si è recato negli Emirati arabi uniti, nella sua prima visita di Stato da quando è iniziata la guerra che ha devastato il suo Paese (a parte alcune visite ufficiali in Russia).

Assad ha incontrato “sua Altezza lo sceicco Mohammed bin Rashid Al Maktoum”, Vice Presidente, Primo Ministro e Sovrano di Dubai”, come recita l’agenzia di stampa ufficiale emiratina, con il quale ha concordato passi per promuovere la cooperazione reciproca.

Un incontro non esclusivamente formale, dal momento che, come spiega l’agenzia di cui sopra, “all’incontro hanno partecipato Sua Altezza lo sceicco Hamdan bin Mohammed bin Rashid Al Maktoum, principe ereditario di Dubai, Sua Altezza lo sceicco Maktoum bin Mohammed bin Rashid Al Maktoum, Vice Sovrano di Dubai, Vice Primo Ministro, Ministro delle Finanze, Sua Altezza lo sceicco Mansour bin Zayed Al Nahyan , Vice Primo Ministro e Ministro degli Affari Presidenziali , Mohammad bin Abdullah Al Gergawi, Ministro degli Affari di Gabinetto, Dr. Anwar Gargash, Consigliere Diplomatico del Presidente degli Emirati Arabi Uniti, Ali bin Hammad Al Shamsi, Vice Segretario Generale del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale, e Talal Hamid Belhoul Al Falasi, Direttore Generale del Dipartimento di Sicurezza di Stato a Dubai”.

L’agenzia di Stato siriana, Sana, comunica che Assad si sarebbe incontrato anche con Mohamed bin Zayed, il principe ereditario di Abu Dhabi, che manca nell’elenco sgranato dall’agenzia emiratina. Bin Zayed, come scrive la Reuters, è il leader de facto del Regno, e non poteva ignorare la visita Assad né il presidente siriano si sarebbe recato personalmente negli Emirati se non avesse avuto tale appuntamento.

Probabile che gli Emirati abbiano voluto tenere riservata la notizia dell’incontro, dal momento che i media occidentali hanno fatto diventare Assad un paria internazionale a causa della guerra siriana (scatenata dall’Occidente – che a tale scopo ha usato miliziani islamici arruolati in mezzo mondo – per prendere il controllo del Paese).

E però, il fatto che i due non abbiamo parlato via web, ma che Assad sia volato fisicamente negli Emirati, indica che il Regno ha voluto dare enfasi all’evento, una sorta di annuncio al mondo.

La Siria è stata esclusa dalla Lega araba all’inizio della guerra, da cui anche l’importanza di questa visita, che apre nuove prospettive al martoriato Paese, contro il quale sono ancora in vigore durissime sanzioni emanate dall’Occidente, non sollevate nemmeno in tempo pandemico.

Quella siriana è forse la pagina più vergognosa dell’aggressività americana degli ultimi anni, data la macelleria a ritmo continuo che ha prodotto, nell’ambito della quale è anche nato l’Isis (ovviamente si è schierato contro Assad, facendo strame della popolazione locale).

E in questa guerra sono state sperimentate le sofisticate tecniche di disinformazione che ora vengono applicate in maniera più massiva nel conflitto ucraino (il New York Times ha spiegato come la disinformazione sia necessaria, anzi indispensabile per vincere la guerra). Niente di nuovo sotto il sole.

Al di là del pregresso, la visita di Assad va registrata come una piccola svolta nel complicato rebus mediorientale, che le follie dei neoconservatori, dalla guerra in Iraq in poi, hanno fatto impazzire.

Nessun commento:

Posta un commento