L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 22 marzo 2022

Bisogna aver paura della Polonia e dei polacchi - 5 - ma non tutti -

Guerra Ucraina, 'minaccia' Russia a Polonia: "Paese preferito"
21 marzo 2022 | 16.53

Articolo di Medvedev: "Polacchi da soli si ribelleranno a loro elite russofobe e faranno la scelta giusta"


La Polonia, "il nostro Paese europeo preferito". Il vice Presidente del Consiglio di sicurezza nazionale russo, l'ex Presidente ed ex Premier Dmitry Medvedev, firma un articolo, in russo, polacco e inglese, in cui inizia paragonando la recente missione a Kiev del Premier polacco, Mateusz Morawiecki, con i premier di Repubblica ceca e Slovenia, "al viaggio di Lenin sul vagone piombato pagato dai tedeschi". E prosegue ironizzando, sottointendendo, di fatto minacciando, per concludere che i polacchi da soli si ribelleranno alle elite russofobe a Varsavia per "fare la scelta giusta" che è quella di riavvicinarsi alla Russia.

"Niente si frapponeva al miglioramento delle nostre relazioni, tuttavia le elite politiche guidate dal Pis controllate dai loro padroni americani hanno fatto il possibile per bloccarne lo sviluppo naturale". "Le sanzioni -scrive ancora Medvedev- hanno già gravemente danneggiato l'economia della Polonia. E ora le cose peggioreranno. Al momento, per le elite polacche vassalle è più importante il giuramento al loro signore, gli Stati Uniti che sostenere i loro propri cittadini che è il motivo per cui mantengono viva la fiamma dell'odio contro il loro nemico, la Russia". Ma "prima o poi i polacchi capiranno che l'odio per la Russia non aiuta a unire la loro società e non promuove la pace e il benessere. E viceversa, che la partnership economica con il nostro paese è positiva per i polacchi, le relazioni umane sono insostituibili e gli scambi culturali fra le patrie di Pushkin e Mickiewicz, Tchaikovsky e Chopin, Lomonosov e Copernico, cruciali", aggiunge.

La Polonia è per Medvedev colpevole di russofobia "nel nome della quale sono sacrificati gli interessi dei polacchi". "Quando si tratta della Russia, la Polonia inizia letteralmente a contorcersi dal dolore per l'arto fantasma". "La propaganda polacca è la peggiore, la più volgare e stridula critica della Russia. E' una comunità di imbecilli politici". E ancora: "si immaginano di cancellare perfino la Seconda guerra mondiale. Prima di tutto, vogliono dimenticare i soldati sovietici che hanno sconfitto il fascismo, mandato via gli occupanti dalle città polacche ed evitare che facessero saltare in aria Cracovia". "Ora si riscrive la storia, si distruggono i monumenti. E l'occupazione fascista viene equiparata a quella sovietica. E' difficile inventare una retorica più disgustosa, ma i polacchi ci sono riusciti", conclude quindi Medvedev, considerato un tempo esponente russo modernizzatore e pragmatico.

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