L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 8 marzo 2022

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Petrolio sfiora $140 al barile: fin dove può arrivare?

7 Marzo 2022 - 08:39

Il prezzo del petrolio schizza sui massimi che non si vedevano dal 2008. Il greggio Brent ha toccato i 140 dollari al barile e ora viaggia sui 130: cosa succede? In focus il ban USA sul greggio russo.


Prezzo del petrolio sempre più in alto: le quotazioni Brent e WTI hanno sfiorato nuovi record nella sessione asiatica e continuano a viaggiare su livelli molto elevati.

Lo scenario della guerra e delle conseguenti sanzioni contro la Russia resta la cornice di questo balzo impressionante del greggio. Gli USA starebbero valutando lo stop dell’import del petrolio russo come ritorsione contro l’invasione orchestrata da Putin contro l’Ucraina.

Nel caso, le forniture della preziosa materia prima si assottiglierebbero ancora di più. Il prezzo del petrolio viaggia verso nuovi massimi, fin dove può arrivare? Spunta l’ipotesi $200 al barile.

Impennata del petrolio: il motivo è uno

I prezzi del petrolio stanno aumentando di oltre il 9%, toccando i massimi dal 2008, mentre gli Stati Uniti valutano il divieto di importazione di petrolio russo.

Nei primi minuti di scambi asiatici di lunedì 7 marzo, entrambi i benchmark sono aumentati di oltre $10 al barile al massimo da luglio 2008 con il Brent a $139,13 e il WTI a $130,50.

L’impennata si è palesata dopo che è emerso che l’amministrazione Biden stava riflettendo su un possibile embargo sul greggio russo, alimentando i timori sull’offerta in un mercato già volatile.

Stando alle indicazioni dei media, i funzionari USA hanno discusso con l’industria petrolifera e del gas statunitense la scorsa settimana su come un divieto potrebbe influenzare i consumatori americani e le forniture energetiche globali.

Il petrolio russo rappresentava circa il 3% di tutte le spedizioni di greggio arrivate negli Stati Uniti l’anno scorso, secondo i dati della US Energy Information Administration.

La società di intelligence Kpler ha riferito che le importazioni statunitensi di greggio russo nel 2022 sono scese al ritmo annuale più lento dal 2017. Se vengono inclusi altri prodotti petroliferi, come l’olio combustibile grezzo che può essere utilizzato per produrre benzina e diesel, la Russia ha rappresentato circa l’8% delle importazioni di petrolio del 2021, sebbene anche queste spedizioni abbiano avuto una tendenza al ribasso negli ultimi mesi.

Da ricordare, il gas e il petrolio della Russia sono stati per lo più risparmiati dalle sanzioni introdotte dagli Stati Uniti e dai Paesi europei, a causa della preoccupazione per l’impatto economico soprattutto nell’Europa dipendente dalle forniture di gas da Mosca.

Il senatore democratico Joe Manchin, che fa parte di un gruppo bipartisan di legislatori che sostiene un disegno di legge per imporre la restrizione, ha affermato: “È fondamentalmente sciocco per noi continuare ad acquistare prodotti e dare profitti e dare soldi a Putin da poter utilizzare contro il popolo ucraino.”

Al momento, la messa al bando dell’import del petrolio russo è una proposta e non è chiaro se anche gli Stati europei si affiancheranno agli USA.

Mentre si scrive, il greggio Brent scambia a 129,03 dollari al barile, con un balzo del 9,25% e i future sul WTI viaggiano sui 125,52 dollari al barile con un +8,51%.

Cosa aspettarsi sul prezzo del greggio?

Fin dove può arrivare il prezzo del greggio in questo incerto e complesso scenario della guerra?

Per rispondere occorre sapere che la Russia è il terzo produttore mondiale di petrolio dopo Stati Uniti e Arabia Saudita.

Il membro dell’OPEC+ ha esportato 7,8 milioni di barili al giorno di greggio, condensato e prodotti petroliferi nel dicembre dello scorso anno, secondo l’Agenzia internazionale per l’energia, fornendo combustibili chiave come diesel, olio combustibile, gasolio sottovuoto e una materia prima petrolchimica nota come nafta agli acquirenti di tutto il Europa, Stati Uniti e Asia.

JPMorgan Chase & Co ha affermato la scorsa settimana che il greggio Brent potrebbe chiudere l’anno a $185 al barile se le forniture russe continueranno a essere interrotte.

Secondo alcuni trader, il petrolio potrebbe aumentare ulteriormente dopo essere salito al massimo dal 2008, con scommesse su futures che supereranno i $200 prima della fine di marzo.

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