L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 1 marzo 2022

Com’è possibile, mi chiedo, spingere un Paese, ex membro dell’URSS, e soprattutto confinante con la Russia ad aderire alla Nato ? Era del tutto prevedibile che ciò avrebbe scatenato una violenta reazione della Russia

WALL STREET: arriva la guerra. E tutto si complica.

Scritto il  alle 15:22 da Lukas


In pochi potevano pensare che le cose degenerassero in questo modo. Purtroppo l’attacco è arrivato e i mercati hanno preso paura. Se prima si percepiva la tensione sul COT Report, oggi la situazione peggiora ulteriormente [Guest  post]

Cari amici, dopo le vicende della settimana appena trascorsa, provo molta tristezza nell’accingermi a scrivere le mia usuale nota di commento agli andamenti dei mercati finanziari internazionali. In molti non credevano all’ipotesi di una nuova guerra nel pieno centro dell’Europa. Ed invece è successo. Ciò cambia di molto le prospettive future del Mondo, che avevamo finora auspicato ed immaginato.

Ora è del tutto evidente che gli equilibri usciti dal secondo conflitto mondiale non sono stati ancora superati, e sono tutt’ora ben saldi e vigenti. Ciò avrà inevitabili ripercussioni sullo sviluppo della democrazia, e di conseguenza sulle prospettive di crescita economica futura. Nei miei precedenti scritti avevo denunciato un evidente deficit nelle capacità di guida delle attuali leadership, soprattutto occidentali. Speravo, però, che ci fosse il tempo per intervenire e sanarlo. Ed invece le improvvise esigenze della storia non ce né hanno dato la possibilità.

Com’è possibile, mi chiedo, spingere un Paese, ex membro dell’URSS, e soprattutto confinante con la Russia ad aderire alla Nato ? Era del tutto prevedibile che ciò avrebbe scatenato una violenta reazione della Russia. Solo leadership neglette, come quelle in auge oggi in quasi tutto l’Occidente potevano non immaginarlo. E dopo averli illusi, ora li si lascia pure da soli, perché chiaramente non si ha il coraggio d’intervenire, perché ciò significherebbe un nuovo catastrofico conflitto mondiale.

Speriamo trattasi dell’ennesimo incidente della storia, e soprattutto che questa guerra finisca nel più breve tempo possibile. Rimane però l’esigenza, divenuta oggi ancor più pressante, di immaginare e pensare a nuovi e più avanzati assetti economici ed internazionali. In un’economia sempre più interconnessa e globale ciò è ormai una necessità imprescindibile. Ma credo non se né abbia ancora la benché minima consapevolezza.

Che senso ha infatti, per l’Europa, dipendere ed approvvigionarsi di gas e petrolio dalla Russia, e nel contempo andare a puntargli i missili della Nato a soli 600 km da Mosca ? Una contraddizione macroscopica ed evidente, che il Vecchio Continente non ha la volontà, e soprattutto la forza, di sciogliere. Si varano sanzioni, per lavarsi forse la cattiva coscienza, ma credo, siano del tutto inutili e facciano danni soprattutto a Noi stessi.

Ciò che serve, invece, è immaginare e superare, con intelligenza e lungimiranza, gli equilibri militari, economici e politici usciti dalla seconda guerra mondiale, ormai del tutto inadeguati, e gravemente dannosi per lo sviluppo futuro delle nostre economie. Speriamo pertanto che la guerra in Ucraina sia l’ultimo episodio del seconda parte del ‘900, che sembra non voler mai finire, e che dopo si volti definitivamente, e per sempre pagina.

Dopo le sopra esposte sconsolate considerazioni, andiamo ad esaminare come ha reagito alla guerra il sistema intermarket. Il dollar index è rimbalzato dello 0,6 %, e quota oggi 96,64. Anche questa volta si conferma, pertanto, un asset rifugio, come in tutte le occasioni di crisi. Le commodities, e c’era da aspettarselo, continuano nella loro corsa al rialzo. Lievitano, infatti di un ulteriore 1,29 % in termini reali, e raggiungono i massimi degli ultimi 10 anni.

Le tensioni geopolitiche trovano, invece, solo parziale riscontro nel mercato obbligazionario. Il rendimento del bond decennale Usa, lievita infatti di soli 4 bps e raggiunge quota 1,97 %. Il rendimento del bond a 2 anni, invece, lievita di ben 10 bps e raggiunge quota 1,57 %. L’inclinazione della yield curve Usa pertanto si riduce a soli 40 bps, e ciò lancia presagi non proprio positivi sulle prospettive della futura crescita economica.

I mercati azionari, infine, in un clima di alta incertezza e volatilità, chiudono l’ottava cinicamente in positivo. In particolare, il nostro benchmark azionario mondiale, l’$&P 500, rimbalza dello 0,82 %, e risale sino a quota 4.384,65.         .

Tanto premesso, passo ad esaminare gli ultimi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 46.200

Large Traders :  + 45.900

Small Traders : + 300

Dopo solo una settimana, cambia, dunque, nuovamente l’assetto e la configurazione del Cot Report sui derivati azionari Usa. Rispetto alla scorsa ottava, le variazioni nelle posizioni dei vari operatori sono state pari a 9.578 contratti. In particolare, i Commercial Traders, ovvero le MANI FORTI di questo mercato, preoccupati dagli eventi bellici, cedono l’intero lotto dei 9.578 contratti long, e consolidano, l’entità e la forza della loro posizione di copertura, Net Short.

I Large Traders, invece, acquistano ben 8.699 contratti long, e raggiungono il massimo degli ultimi anni nella loro esposizione Net Long. Gli Small Traders, infine, acquistano i residui 879 contratti long, e dopo una sola settimana invertono nuovamente la loro posizione da Net Short a Net Long.

Le movimentazioni di quest’ultima ottava, fanno ritornare quest’importante mercato nella situazione d’incertezza degli ultimi 10 mesi. Evidentemente i venti di guerra preoccupano. Preoccupazioni che s’aggiungono a quelle di carattere prettamente economico che già esistevano. E che fanno un po’ a pugni con il mainstream ottimistico e spocchioso imperante in gran parte del mondo occidentale.

Non fidatevi molto di ciò che appare in questi terribili giorni sui nostri media. Chi sà, è ben conscio della situazione complessa e difficile che dovremo affrontare nelle prossime settimane e nei prossimi mesi. Non è ancora chiaro lo sviluppo e soprattutto la durata del conflitto. Le conseguenze della stesso ricadranno inevitabilmente anche sulle nostre economie. Non si comprende come, in tale contesto, si possa calmierare i prezzi dell’energia, e fronteggiare un’inflazione già di per sè preoccupante.

E resta l’incognita delle azioni delle Banche Centrali, ed in particolare della FED. Insomma sono davvero tanti i fattori di preoccupazione ed incertezza. Per tutti i suesposti motivi, questa settimana muto in peius la mia vision già negativa sulle prospettive dei mercati azionari, ed accentuo coerentemente il mio livello di copertura, e le mie posizioni Net Short.

Mercato, dunque, non in un buon momento, che cercherò comunque di tradare con il mio originale trading system, fondato sull’analisi del Cot Report, nonchè sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi dei due professori Usa, Jegadeesh e Titman, ed illustrato nel mio sito https://longtermmomentum.wordpress.com/. Nel corso di quest’inizio d’anno, il mio portafoglio, denominato “ AZIONI ITALIA – LTM “, ha conseguito una perdita del 7,55 %. Il nostro benchmark di riferimento, il Ftse All Share, invece, ha registrato nel contempo una perdita del 6,22 %.

Conseguita pertanto, sinora, una sotto-performance dell’1,33 %. Nei precedenti 9 anni, il mio trading system ha invece conseguito una sovra-performance media annua del 7,1 %, e presenta un’equity line in progresso del 175 %. Questa settimana,  come detto, modifico l’assetto del mio portafoglio, riduco cioè dal 45 al 35 % le mie posizioni long, ed innalzo  nel contempo dal 55 al 65 % le mie posizioni short, ossia assumo una posizione operativa,Net Short, pari al 30 % del mio portafoglio.

Chi desiderasse approfondire, e ricevere maggiori informazioni sul mio trading system e sulla composizione del portafoglio “ AZIONI ITALIA – LTM “ può,se vuole, consultare direttamente il mio sito.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI gli amici di intermarketandmore buon trading.

LUKAS


https://intermarketandmore.finanza.com/wall-street-arriva-la-guerra-e-tutto-si-complica-94129.html

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