L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 9 marzo 2022

Credito d'imposta è creazione di moneta parallela ed Euroimbecilandia non lo può tollerare se non riesce a controllare

Che cosa farà Bruxelles su aiuti di stato e crediti di imposta

9 marzo 2022

L’analisi di Giuseppe Liturri

Aleggia l’ombra del Commissario Ue alla Concorrenza Margrethe Vestager su tutti gli aiuti concessi negli ultimi mesi alle imprese per mitigare l’impatto negativo dell’aumento dei costi dell’energia ma anche, da ultimo, a favore dell’autotrasporto.

Ci riferiamo in particolare agli sgravi concessi in forma di credito di imposta per il primo e secondo trimestre 2022 (rispettivamente con i decreti legge 4 e 17) alle imprese energivore e gasivore. Ad essi si aggiungono il credito di imposta concesso alle imprese dell’autotrasporto per l’acquisto dell’additivo AdBlue e del gas naturale liquefatto per autotrazione.

Tali misure non sono state né oggetto di una negoziazione preventiva con gli uffici della DG Concorrenza, né di una notifica successiva al varo della norma. E questa va in contrasto con quanto disposto dall’articolo 108 (terzo comma) del Trattato sul funzionamento della Ue che dispone chiaramente che “alla Commissione sono comunicati, in tempo utile perché presenti le sue osservazioni, i progetti diretti a istituire o modificare aiuti. Se ritiene che un progetto non sia compatibile con il mercato interno a norma dell’articolo 107, la Commissione inizia senza indugio la procedura prevista dal paragrafo precedente. Lo Stato membro interessato non può dare esecuzione alle misure progettate prima che tale procedura abbia condotto a una decisione finale”. In sintesi: prima la Commissione verifica se gli aiuti rientrano in una delle casistiche previste dall’articolo 107 comma 2 (aiuti senz’altro compatibili col mercato interno) o comma 3 (aiuti che possono considerarsi compatibili col mercato interno), quindi approva e poi gli aiuti possono essere erogati.

Proprio per questo motivo e per evitare quindi di essere travolta da centinaia di notifiche, la Commissione a marzo 2020, già dopo le prime settimane di pandemia, pubblicò una speciale disciplina per gli aiuti di Stato nota come Quadro Temporaneo (Temporary Framework) che conteneva già in anticipo tutte le tipologie di aiuti ritenute non lesive della concorrenza nel mercato interno. Tale Quadro è stato poi emendato ben 5 volte per tenere conto dell’evoluzione della pandemia e delle diverse esigenze delle imprese ed è servito come efficace guida per consentire agli Stati di notificare aiuti all’interno del quadro consentito dalla Commissione.

Un problema simile si è già posto ed è stato affrontato e risolto dalla Commissione, con riferimento a tutti gli aiuti per favorire la transizione ecologica verso le rinnovabili previsti dal Green New Deal e dal Recovery Fund. Tutte misure che, in linea di principio, sarebbero state colpite dagli strali della Vestager. Anche in questo caso è stato creato un ombrello protettivo con la recente comunicazione (2022/C 80/01) del 18 febbraio che contiene le linee guida della disciplina in materia di aiuti di Stato a favore del clima, dell’ambiente e dell’energia 2022. Un meticoloso lavoro per individuare tutte le casistiche coinvolte dalle misure di aiuto e le modalità di intervento degli Stati ammesse senza creare turbative alla concorrenza che, come al solito, lascia ampi spazi di discrezionalità nella valutazione finale della Commissione. Tra le tante norme, si prevede che le imprese energivore possano essere sgravate dal maggior costo dell’energia elettrica derivante da prelievi per finanziare obiettivi di politica energetica e ambientale.

Nel frattempo però gli eventi bellici in Ucraina hanno fatto scatenare la tempesta perfetta su mercati già tesi e le imprese energivore stanno già scontando aggravi di prezzo nettamente superiori a quelli ipotizzabili per la transizione ecologica. Il governo si è mosso tempestivamente sul fronte dell’energia, varando per le imprese energivore un credito di imposta del 20% sulla componente energia e azzerando gli oneri di sistema. Sul fronte del gas, il credito di imposta è stato fissato pari al 15% ma a partire dal secondo trimestre, lasciando quindi nel primo trimestre le imprese alla mercé del mercato impazzito.

Si potrà ovviamente discutere sul fatto che tali aiuti siano sufficienti – basti pensare che in Francia Emanuel Macron non ci ha pensato due volte a ricapitalizzare l’operatore statale nel campo dell’energia EDF, con 2,1 miliardi – ma il nodo che ora va sciolto è quello della compatibilità con la gabbia normativa della Ue.

Si fanno quindi sempre più ricorrenti le voci di un intervento della Commissione che si appresta a varare oggi un nuovo Quadro Temporaneo per disciplinare tutti questi aiuti e fornire certezza, anche retroattiva, alle imprese che li hanno già ricevuti.

Sarebbe davvero intollerabile per le imprese italiane – alle prese con una crisi dei prezzi dell’energia e delle materie prime che appare peggiore di quella degli anni ’70 – ritrovarsi costrette a rispettare anacronistici tetti di aiuto. È perciò doveroso che la Commissione non deluda le attese e faccia tesoro delle incertezze avute con il precedente Quadro Temporaneo. Altrimenti il problema non sarà più quello della turbativa del mercato interno, ma della sua sopravvivenza.

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