L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 29 marzo 2022

Draghi è un corridore nato, fuggì da Caffè suo maestro, ha tentato di fuggire andando al Quirinale e ora tenta di fuggire per fare il segretario della Nato

La capanna dello zio Mario



Nel regno animale esistono specie che mangiano merda, ma solo nel mondo umano esiste chi mangia la propria stessa merda: sono i giornaloni cari a zio Mario che s’inventano a intermittenza fantasiose storie su una presunta sconfitta russa in maniera che queste sciocchezze così palesi girino in qualche modo tra chi ancora butta i soldi per comprare questa carta straccia: oggi è la Stampa, domani Repubblica, il giorno dopo il Corriere, a rotazione, insomma una gloriosa staffetta italiota. Come mai poi per bocca di Zelensky ora l’Ucraina accenna sembra voler concedere la propria neutralità, secondo quanto chiede Putin, visto che sta vincendo, è un mistero che certo non riguarda l’informazione delle menzogne, la quale spera soltanto che i cari lettori non colgano la contraddizione. Ad ogni modo fino a due giorni fa attribuivo quest’ansia di dare la Russia per sconfitta, al tentativo di giustificare in qualche modo l’invio di armi così stupidamente dichiarata coram populo dal premier ad onta sia della Costituzione, sia di un minimo di decenza che di interesse nazionale. Ma poi ho capito che questo era solo il passaggio intermedio: Draghi ha rischiato e rischia l’incidente bellico perché doveva mostrarsi particolarmente duro, doveva fare il bullo perché la sua ambizione è ora quella di fare il segretario della Nato.

Fallito il il progetto di arrivare al Quirinale e incapace di districarsi tra le mandrie parlamentari, per di più perfettamente conscio che sul Paese si sta per abbattere l’Armageddon che egli stesso ha diligentemente preparato, ora non vede l’ora di fuggire e di liberarsi ancora una volta delle sue responsabilità. L’occasione arriva dalla scadenza dell’attuale segretario generale Stoltenberg , ghiotta occasione per diventare un Draghenberg. Ma un banchiere alla Nato cosa ci farebbe? Tutto e di più. Lo stesso attuale segretario fa parte di questa genia e a settembre diventerà capo della Banca di Norvegia. In realtà il ramo militare della Nato è completamente sussunto da Washington che assolutamente non vuole che gli europei ci mettano becco, quindi non serve un generale non americano o qualcuno che ne sappia di difesa o peggio ancora un politico, anche ammesso che sia possibile trovarne uno superstite in tutto il continente, anzi sarebbe molto sgradito al Pentagono perché probabilmente sarebbe tentato di interferire in qualche modo nella frenetica attività di questo creatore di caos e di morte. Un banchiere invece si rende conto innanzitutto delle necessità dei fabbricanti di armi, può spianare loro la strada nel massacrare i bilanci pubblici con il rinnovato spirito bellico, ma soprattutto può gestire l’altra medaglia dell’alleanza che altro non è se non il governo ombra della Ue, una sorta di deep state che controlla la fedeltà dei vari Paesi all’ideologia liberista e alle sue ricette.

Questa anzi è stata la vera funzione vitale fin dal dopoguerra anche perché gli americani hanno talmente tante basi nel continente che non hanno alcun bisogno di un concorso militare europeo il quale spesso si risolve semplicemente in un sostegno agli affari della industria bellica Usa, la quale può anche produrre schifezze come l’F35 sicura che comunque il dipartimento di stato le imporrà agli alleati. La vera funzione della Nato è quella di assicurarsi la fedeltà europea alle guerre americane e dunque anche di sorvegliare che sviluppi politici indesiderati possano mettere a rischio questo status coloniale. Fino a qualche decennio fa tutto questo era assicurato dalle formazioni stay behind con gli attentati, i rapimenti eccellenti le bombe nelle stazioni, ma una volta caduta l’Unione sovietica, questa funzione di mantenere i gregge ben unito lo si è ottenuto in altri modi, per esempio con il ricatto finanziario o con la compravendita di leaderismo, con la compressione informativa. Ora molti cittadini europei non sembrano aver compreso qual è la reale portata strategica della partecipazione armata dei Paesi Ue: quella di assicurarsi che le bombe del nemico vengano in parte sprecate sul suolo europeo e dunque non vadano a distruggere il territorio americano. Per questo è anche necessaria una fedeltà ideologica. E in questo senso Draghi sarebbe davvero l’ideale, ancor più dopo le recenti incarnazioni da guerrafondaio. Purtroppo però sul cammino c’è un grosso ostacolo: il pericolo che senza questo pastore l’Italia possa sbandare e creare un effetto domino, quindi non è affatto detto che Draghi ce la faccia, ci vuole comunque il benestare della Goldman Sachs e delle altre centrali finanziarie. Chissà. Ma in ogni caso tutto avverrà in un contesto di servilismo coloniale.

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