L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 21 marzo 2022

e il criminale Parlamento italiano è pronto ad assistere al film che la scenografia hollywoodiana di Zelensky sta preparando. È una classe politica da sbaragliare, eliminare, sono dei mangiapane a tradimento

La Camera pronta per il Telegatto


Anna Lombroso per il Simplicissimus

Sappiamo che Roberto Fico ha chiesto al cerimoniale della Camera di rispolverare la procedura Mattarella, proprio come per il giuramento del presidente della Repubblica del mese scorso, in modo che tutti possano assistere, anche su uno strapuntino tra scranni e tribuna – d’altra parte non si può pretendere al comodità se si è in trincea e quando si celebra una cerimonia storica – al Grande Evento: il collegamento con Zelensky a Montecitorio, quando per la terza volta un capo di Stato estero parlerà alle Camere, dopo re Juan Carlos e papa Giovanni Paolo II.

L’apparizione del papa re su due maxi-schermi accanto al bassorilievo bronzeo di Calandra, si materializzerà intorno alle 11, urbi et orbi salvo che per quella ventina di disertori che non hanno votato a favore del decreto Ucraina giovedì scorso per l’invio di armi a uno dei contendenti, che prevede la rinuncia volontaria a un auspicabile ruolo negoziale.

L’intervento durerà circa un quarto d’ora, sarà trasmesso su Rai1, e preceduto da 2 minuti a testa per Roberto Fico e la presidente del Senato Elisabetta Casellati. Poi parlerà Mario Draghi.

Non è dato sapere invece se il presidente partigiano che passerà alla storia anche per aver promosso la pacificazione coi nazisti come un Violante qualsiasi, ha pronto un nuovo speach o si servirà di quello già collaudato che aveva riscosso un grande successo nelle sue performance di globe trotter virtuale del martirio almeno fino alla sua esibizione israeliana dove è stato trattato da piantagrane che si permette paragoni storici oltraggiosi come un no-greenpass qualsiasi.

Intanto molti hanno dato un’occhiata alle anticipazioni sulla serata degli Oscar che si terrà il prossimo 27 marzo. Come attore protagonista, tutti i siti specializzati danno per quasi certa la vittoria di Will Smith e finora l’unico rivale accreditato sembra essere Benedict Cumberbacht.

Finora, però, vedi mai che se non va a buon fine il Nobel per la Pace, l’America, che da sempre tratta la statuetta come un bene in regime di esclusiva da somministrare come premi fedeltà, non gli assegni l’Oscar, quello alla carriera magari, per tutte le sue indimenticabili apparizioni sugli schermi, dal suonatore di piffera, al guitto promosso presidente, a Davide contro Golia nel colossal storico, fino al piazzista di guerra secondo i canoni del filone apocalittico.

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