L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 1 marzo 2022

Eurasia non è un monolitico ma ricco di culture e facile prevedere che andrà avanti con una continua ricerca di equilibrio. Putin, i russi, la Russia sta lottando per la propria sopravvivenza quello che gli occidentali non capiscono e quei pochi fanno finta di non capire


1 MARZO 2022

L’ex presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha sempre apprezzato e tenuto in grande considerazione le opinioni fuori dal coro del colonnello Douglas Macgregor, tanto da essere stato vicinissimo a indicarlo come consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca dopo l’addio di John Bolton, nel 2019. Veterano della guerra del Golfo, Macgregor è autore di Breaking the Phalanx, testo che proponeva di riformare l’esercito americano e che interessò, nell’autunno del 2001, l’allora Segretario alla Difesa Donald Rumsfeld. Dopo aver lasciato l’esercito nel 2004, Macgregor è stato spesso invitato a commentare in tv – su Fox news, in particolare – la politica estera americana, spesso da una posizione tutt’altro che convenzionale, criticando con parole molto dure l’immigrazione illegale e il magnate liberal, George Soros.

Il 27 luglio 2020, la Casa Bianca annunciò l’intenzione di Donald Trump di nominare Macgregor ambasciatore degli Stati Uniti in Germania ma i media liberal americani lanciarono una dura offensiva contro il veterano dell’esercito americano proprio per via delle sue posizioni, che portò la sua nomina a impantanarsi nella commissione per le relazioni estere del Senato. Tramontata così l’ipotesi di trasferirsi a Berlino, l’11 novembre 2020 venne nominato consulente senior del Segretario alla Difesa ad interim, Christopher Miller. Oggi il colonnello Macgregor torna a fare notizia, ancora una volta per via della sue posizioni decisamente “controcorrente” sull’invasione russa dell’Ucraina espresse su Fox News. Lo abbiamo raggiunto per porgli qualche domanda in merito.
Macgregor: “Putin ha avvisato per anni l’occidente”

Secondo il veterano dell’esercito americano, l’invasione russa dell’Ucraina era pianificata da mesi. L’obiettivo di Vladimir Putin, spiega, “è garantire che gli Usa e i loro alleati non possano stazionare missili e forze da combattimento al confine” con la Federazione russa. Nel suo discorso del 24 febbraio, il presidente russo sottolineava che “quello che sta succedendo è una misura necessaria. Non ci è stata lasciata alcuna possibilità di fare diversamente”. Una lettura corretta, secondo il Colonnello Macgregor. “Sì. Putin ha cercato ripetutamente, per almeno 15 anni, di segnalare l’opposizione della Russia all’avanzata della Nato verso i confini della Russia”.

Il Colonnello spiega quali sono gli obiettivi del Cremlino in Ucraina: “Mosca vuole un’Ucraina neutrale, non allineata, che non sia ostile alla Russia. Il modello è l’Austria e il suo Trattato di Stato del 1955. Non è propensa ad attraversare il Dnepr e dirigersi a ovest. Ha già circondato e tagliato fuori le forze ucraine a est del fiume Dnepr. Vorrebbe una risoluzione come descritto. Se ciò fallisce, schiaccerà le forze ucraine, avanzerà oltre il Dnepr e annetterà o dichiarerà l’Ucraina orientale una Repubblica russa indipendente. Questo gli darebbe il ‘cuscinetto’ che vuole” spiega Macgregor. “Vista la conformazione dell’Ucraina occidentale, può tenere al di là del Dnepr qualsiasi forza occidentale che tenti di attraversarlo, che andrebbe incontro a una distruzione certa con mezzi convenzionali”. Ma quanto potrà resistere l’esercito ucraino all’avanzata russa? L’esperto non ha dubbi: “Al massimo 30 giorni”. E le sanzioni economiche non fermeranno Mosca: “Le sanzioni hanno costretto Mosca a lasciare la Crimea? Le sanzioni hanno indotto l’Iran a sottomettersi alle richieste degli Stati Uniti e di Israele. No. Le sanzioni non cambiano i governi”.
“Biden ha provocato la Russia”

L’ex consulente senior del Pentagono durante l’amministrazione Trump spiega quali sono stati gli errori dell’attuale inquilino della Casa Bianca, Joe Biden. Che tutto avrebbe cercato di fare fuorché di instaurare un dialogo diplomatico con la Federazione russa: “Biden ha iniziato il suo mandato condannando Putin e il suo governo. Ha minacciato senza sosta Putin e spinto i governi europei ad unirsi a lui”. Cosa ancor più grave, osserva Macgregor, “le forze statunitensi hanno condotto esercitazioni e operazioni militari entro 50 miglia nautiche da San Pietroburgo”. Al contrario, l’ex Presidente Donald Trump “ha ascoltato il presidente Putin, cercando di avere migliori relazioni con la Russia”. Tuttavia, osserva, “Putin ha capito che il presidente Trump era stato sovvertito dal suo stesso governo e ha concluso che avrebbe dovuto prepararsi per una nuova amministrazione americana ostile. Anche in questo caso, il risultato è l’azione in corso nell’Ucraina orientale”.

Altro tema fondamentale riguarda l’ordine mondiale che nascerà dopo la fine del conflitto. L’isolamento dall’occidente e le dure sanzioni economiche spingeranno la Russia sempre più verso la Cina, ma attenzione: non si tratta, al momento, di una vera e propria “alleanza”. “Mosca e Pechino non sono alleate” spiega il Colonnello Macgregor. “Sono partner strategici con una relazione economica reciprocamente vantaggiosa. Entrambi sono minacciati dagli Stati Uniti e, naturalmente, collaborano per motivi di sicurezza”.

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