L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 22 marzo 2022

Euroimbecilandia serva degli Stati Uniti

Sono tutti degli Zelensky



Permettetemi alcune considerazioni molto sintetiche in questo giorno nel quale un Parlamento fantasma e ampiamente esautorato da un banchiere in nome e per conto della cupola globalista, si appresta a conversare con Zelensky il burattino di un regime nazista creato e sostenuto dall’occidente in funzione antirussa: solo degli imbecilli possono pensare che il regime di Kiev abbia qualche chance di resistere alla Russia e solo dei degenerati possono pensare, invece di cercare a tutti i costi la pace e una soluzione onorevole. di inviare comunque armi alle milizie naziste giusto per aumentare la strage e conseguirne un mero guadagno di immagine necessario nel momento in cui essi hanno portato allo sbaraglio un Paese e poi hanno ritirato la mano. Solo degli imbecilli degenerati come gli europidi possono adottare queste strategie e narrare queste favole procurando a se stessi un danno epocale e una perdita di netta di futuro. Dunque lo spettacolo che gli italiani sono costretti a vedere in mezzo a una canea di miserabili cantori di regime è una delle scene più avvilenti nella storia del Paese non da decenni, ma da secoli. Il problema è che questa gentaglia pende dalle labbra di Zelensky , perché di fatto ne condivide la natura burattina, l’inconsistenza, l’essenza puramente recitativa del proprio ruolo.

Fin da quando ho l’uso della ragione la costruzione dell’Europa e i modi di farlo sono sempre stati in qualche modo all’ordine del giorno e da trent’anni a questa parte l’obiettivo è stato principalmente quello di trasferire sovranità da poteri elettivi nazionali a poteri sovranazionali non elettivi, costituendo di fatto – come del resto è stato sempre nei testi dei vari “padri” dell’Europa – un tentativo di superare la democrazia e sostituirla con una oligocrazia. Ma adesso stiamo scoprendo come in una sorta di coming out finale – che in realtà quella sovranità esisteva solo sulla carta, che tutti i Paesi della parte occidentale del continente, non ne avevano in realtà nessuna, che erano militarmente occupati e non in grado di avere una dimensione proprio sia nell’universo politico che in quello geopolitico. Questa condizione era rimasta parzialmente nascosta fino a che è esistita l’Unione sovietica la cui potenza poteva permettere una qualche gioco di sponda, ma con la caduta del muro di Berlino anche questi piccoli spazi di manovra sono venuti meno. Alla fine si deve prendere atto che tutta la politica europea consiste nell’obbedienza alla Nato, la quale a sua volta non è che il braccio armato dell’elite nordamericana e della sua cultura distopica. Ecco perché un Parlamento che non ha voce dà credito a un uomo le cui gesta potrebbero essere testimoniate dagli abitanti di Mariupol che dopo settimane di vita come scudi umani hanno potuto finalmente lasciare la città grazie ai corridoi umanitari russi , mentre questo buffone che i nostri parlamentari sono obbligati a festeggiare perché così vuole Washington ha rifiutato qualsiasi offerta volta ad evitare un bagno di sangue. Ma in realtà andando indietro nella memoria non c’è stata una sola occasione in cui la Ue abbia cercato la pace e non si sia invece completamente accodata alla volontà della Nato, ossia del Pentagono e non abbia partecipato alla guerre finite o infine imposte da Washington. Adesso essa stessa si trova dentro il caos che non ha mai fatto nulla per evitare e ne sarà travolta, mentre i leader giocano a fare i resistenti, leggendo sul gobbo gentilmente fornito dalla Nato, perché bisogna pure avere un canovaccio per dire assurdità come le loro.

Ma tutto sommato è un bene che cadano definitivamente i veli narrativi sull’Europa, così come sui singoli Paesi che la compongono e si veda che la grande costruzione non è altro che una macchina teatrale di cui il ceto politico e dirigente in senso lato non è che il gestore in conto terzi. Solo riconoscendo i fallimenti si può tentare di riprogettare il futuro per evitare di essere senza futuro.

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