L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 15 marzo 2022

Facebook è parte integrante del clero del web e butta benzina sul fuoco ucraino, è diventato dispensatrice di odio

Facebook soffia sul fuoco dell'odio anti-russo
L'hate speech contro la Russia sarà consentito in alcuni Paesi.

[ZEUS News - www.zeusnews.it - 13-03-2022]


Se c'è qualcosa che Facebook non sopporta - o così almeno sostiene - sono i "discorsi d'odio" (hate speech): le regole vengono applicate in maniera inflessibile e chi sembri mettere in pericolo quel paradiso di tolleranza che il social network in blu sostiene di essere viene bandito senza pietà.

In realtà, sappiamo che le cose non stanno davvero così: la sbandierata tolleranza è un paravento dietro il quale si agita non solo l'accettazione ma addirittura la promozione dell'odio, posto che detto sentimento "sia giustificato", dove con quest'espressione si intende "porta soldi nelle casse di Facebook".

A confermare questa situazione, rivelata pubblicamente per la prima volta lo scorso ottobre da un'ex dipendente, è il rilassamento delle regole circa i discorsi d'odio deciso da Meta (l'azienda che controlla Facebook) in alcuni Paesi: in buona sostanza, le nuove norme precisano che non si può odiare nessuno, tranne i russi.

Come riporta l'agenzia Reuters, infatti, un'email interna diretta ai moderatori, d'ora in avanti sono consentiti «i discorsi violenti che altrimenti verrebbero rimossi in base alla regola sui discorsi d'odio quando: a) prendono di mira i soldati russi, tranne i prigionieri di guerra, o b) prendano di mira i russi quand'è chiaro che il contesto è l'invasione russa dell'Ucraina».

«Stiamo facendo così perché abbiamo notato che in questo contesto specifico "soldati russi" viene usato come sostituto per l'esercito russo. Le regole circa i discorsi d'odio continuano a proibire gli attacchi verso i russi» spiega ancora Facebook.

Per meglio illustrare che cosa sia consentito scrivere all'indirizzo dei bersagli approvati, Facebook aggiunge: «Abbiamo deciso di consentire temporaneamente forme di espressione politica che normalmente violerebbero le nostre regole, quali discorsi violenti come "morte agli invasori russi"», purché per "invasori russi" si intendano i soldati. «Tuttora non permettiamo richiami fondati alla violenza verso i civili russi».

Il rilassamento della policy non è in vigore però in tutto il mondo: i Paesi in cui è lecito sono Armenia, Azerbaigian, Estonia, Georgia, Lituania, Polonia, Romania, Russia, Slovacchia, Ucraina, e Ungheria.

Al di là di come la si pensi circa la guerra in Ucraina, ciò che dovrebbe destare una certa preoccupazione è il potere che Facebook si arroga: gettata la maschera (peraltro già piena di crepe) di piattaforma neutrale e, anzi, promotrice di una civile convivenza in cui non sono permessi attacchi diretti, il social network etico si sente in diritto di decidere quali cause sia giusto sposare (nonché chi lo possa fare, poiché le regole sono valide solo in certi Stati) e quali categorie umane meritino il disprezzo collettivo.

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