L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 31 marzo 2022

I nazisti ucraini torturano i sodati prigionieri, hanno avuto buoni maestri gli statunitensi in Iraq

mondo
29 marzo 2022


Il video dell’orrore dei prigionieri di guerra russi torturati dagli ucraini non ha avuto quasi nessuna eco sui media occidentali. Se fosse stato l’opposto – cioè di russi che torturavano prigionieri ucraini – sarebbe rimbalzato su tutti i media in prima pagina. Questo è il meccanismo e va così. Oggi, almeno il Nyt ne dà flebile notizia, avvertendo ovviamente che potrebbero essere falsi (all’opposto, se i carnefici fossero stati russi, per il meccanismo di cui sopra, sarebbero stati considerati sicuramente subito credibili).

Credibili purtroppo lo sono, eccome: chi volesse, può visionarli cliccando qui (attenzione, contenuto orribile). Video circolato poco, appunto, non solo per la censura di guerra ormai palese, ma anche per il video virale dello schiaffo dato da Will Smith a Chris Rock nella notte degli Oscar a causa di una battuta di troppo.

Le autorità ucraine hanno dichiarato che avrebbero aperto un’indagine, ma dubitare che quei mostri saranno costretti ad affrontare una punizione è lecito. I russi accusano di tali misfatti il battaglione Azov, accusato anche di aver torturato civili nella città che presidiano, Mariupol, disegnando loro anche svastiche sulla pelle viva.

Potrebbe sembrare incredibile tale ferocia, ma chi ha seguito le gesta di questo battaglione in questi lunghi anni di guerra di attrito con le repubbliche del Donbass non è sorpreso affatto.

D’altronde si tratta degli stessi che hanno minacciato di impiccare Zelensky se avesse dato seguito agli accordi di Minsk. E sulle gesta e sui pericoli posti dal neonazismo ucraino basta leggere cosa ha scritto alcuni giorni fa Rita Katz sul Washington Post, con uno scritto che destina all’immondezzaio della storia chi oggi li esalta come gli eroi di Mariupol (Rita Katz sa bene cosa scrive, essendo direttrice del sito più informato al mondo sul terrorismo e l’eversione internazionale).

Il neo-nazismo ucraino appartiene alla propaganda russa, certo. Ma nella propaganda qualcosa di vero c’è, eccome. E la leggerezza dell’Occidente, che per contrastare tale propaganda nega tutto, è decisamente criminale.

Un crimine che ci si ritorcerà contro, come avvenne per i foreign fighters che andavano a combattere in Siria contro Assad. Esaltati come eroi da quei media che avrebbero poi dovuto documentare le loro macabra gesta al loro ritorno, essendo assurti a protagonisti dei più efferati attacchi terroristici registrati nel Vecchio Continente.

P.S. rimandiamo alla lettura di un interessante articolo dell’agenzia Reuters dedicato al neo-nazismo ucraino. Quando ancora si poteva scrive dell’inquietante fenomeno senza giustificarlo

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