L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 24 marzo 2022

I russi non usciranno mai sconfitti, nemmeno l’anima bella più candida e ingenua può immaginare un ritiro unilaterale delle truppe di Mosca. Se aspettiamo che ci sia un vincitore dal punto di vista militare avremo solo un Paese devastato, l’Ucraina, e l’effetto boomerang delle sanzioni per alcuni Paesi occidentali, non per tutti. E tra questi in prima fila Italia e Germania, non certo Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia»


Cacciari: «Ne abbiamo le palle piene dei ministeri della verità, prima il Covid e ora la guerra»

Massimo Cacciari commenta con Affaritaliani.it l’intervento a Montecitorio del presidente ucraino Zelensky

«Probabilmente è indice del fatto, e dobbiamo tutti augurarcelo, che dietro le quinte proseguono in qualche modo e su qualche tavolo trattative segrete. Non solo, Zelensky sa anche perfettamente che il nostro Paese è quello che ci rimette maggiormente con le sanzioni inflitte alla Russia e che quindi è quello più interessato alla pace in tempi rapidi». Con queste parole Massimo Cacciari, filosofo ed ex sindaco di Venezia, risponde alla domanda di Affaritaliani.it sull’intervento a Montecitorio del presidente ucraino Volodymyr Zelensky nel quale ha parlato di pace e non di guerra.

«Ad esempio, la Gran Bretagna non ha alcun interesse a che si arrivi rapidamente alla pace perché non subisce alcuna conseguenza dalle sanzioni economiche e infatti durante il suo intervento al Parlamento britannico Zelensky ha parlato di guerra e della necessità di sconfiggere la Russia». Quanto al premier Mario Draghi, che ha detto che l’Italia è favorevole all’ingresso dell’Ucraina nell’Unione europea e che invieremo altri aiuti militari alla resistenza di Kiev, Cacciari sottolinea: «Segue la linea dell’Europa e che in questa fase occorre tenere, abbastanza scontato. Dopo che l’Unione ha accolto tutti dovremmo dire no agli ucraini? Sarebbe riprovevole, sia eticamente sia politicamente».

«Quello di Zelensky di oggi è stato l’intervento del capo di un governo aggredito militarmente e quindi le sue parole sono tutte comprensibili. Il problema vero è capire se gli interventi degli attori, da Biden in giù, coprono l’intero sviluppo delle trattative o se c’è altro in ballo. In uno scontro come questo le dichiarazioni pubbliche sono una cosa, poi, solitamente e possiamo augurarcelo dopo le parole di Zelensky alla Camera, ci sono anche trattative che non conosciamo per arrivare alla fine del conflitto. Altrimenti qual è l’alternativa? Una guerra che durerà chissà quanto tempo».

Cacciari argomenta ancora: «Come in tutte le guerre in pubblico si recita la commedia e dietro le quinte ci sono i tavoli per le vere trattative. Ci sono anche in questo caso? Speriamo. I russi non usciranno mai sconfitti, nemmeno l’anima bella più candida e ingenua può immaginare un ritiro unilaterale delle truppe di Mosca. Se aspettiamo che ci sia un vincitore dal punto di vista militare avremo solo un Paese devastato, l’Ucraina, e l’effetto boomerang delle sanzioni per alcuni Paesi occidentali, non per tutti. E tra questi in prima fila Italia e Germania, non certo Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia».

Quanto, infine, ai distinguo politici in Parlamento con alcuni gruppi e alcuni singoli deputati e senatori che hanno disertato l’intervento di Zelensky, Cacciari spiega: «È positivo che ci siano posizioni differenziate, vuole dire che non c’è ancora il pensiero unico per tutti e che non tutti hanno il cervello all’ammasso. Alcune posizioni le condivido, altre per niente, ma il fatto che ci siano posizioni differenziate e non solo il richiamo alla guerra è un fatto certamente positivo. Ne abbiamo le palle piene dei ministeri della verità, prima il Covid e ora la guerra. È molto positivo che gli italiani abbiano ancora un minimo di autonomia nel giudicare e valutare gli accadimenti», conclude l’ex sindaco di Venezia.


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