L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 2 marzo 2022

Il dito della Fed pronta a fare il clic creando montagne di dollari per sostenere il Casinò di Wall Street in piena crisi d'identità

FED put: è arrivato il momento? No, non ancora

Scritto il 2 Marzo 2022 alle 07:52 da Danilo DT


Un inizio 2022 che di certo non ci si aspettava così. Ci siamo mangiati i 2021, non solo le materie prime sono ancora salite di circa il 20% dopo il quasi 50% del 2022, ma allo stesso tempo ci troviamo con un’inflazione a livelli record, con bond negativi e borse in crisi.

Il più classico RISK OFF, mi verrebbe da dire, con una fuga dal rischio e con un andamento unidirezionale, dove tutto quanto è salito negli ultimi anni, tende a scendere. Tranne la materie prime con tutto quello che ne consegue.


A livello prospettico si scatenano anche delle opportunità, ma quando ci sono scenari di guerra, diventa difficile fare previsioni.

E quindi? In modo quasi malinconico gli operatori si guardano attorno, sconsolati. Manca qualcosa, manca un supporto che per anni ha sostenuto la baracca. Il sostegno delle banche centrali non è quello visto fino ad oggi, i flussi si stanno muovendo verso gli asset meno volatili.

Il mercato peggiora anche nelle prospettive. E’ un attimo tornare a parlare di rischio recessione e comunque di forte rallentamento. Occorre un stimolo, e quindi si torna al punto di partenza, ovvero alle banche centrali.


Quando entrerà in azione la cosiddetta “FED put”?

Secondo molti, verrà azionata l’ultima arma a sostegno del mercato non prima dell’arrivo in area 3800 punti dello SP500 e di uno spread su investment grade superiore a 200bp. Un salvagente che dovrebbe tendere a frenare quantomeno il repricing dell’equity.
Per la cronaca, la FED put consideratela come una mossa disperata per mettere un supporto al mercato. Un atto di sostegno utilizzato per evitare crash poi difficili da recuperare.


La Fed Put era originariamente chiamata Greenspan Put, dal nome del presidente della Federal Reserve Alan Greenspan. La Federal Reserve guidata da Greenspan è stata proattiva nell’arrestare gli eccessivi ribassi del mercato azionario statunitense, agendo come una forma di assicurazione contro le perdite, nel ormai lontano 2008.
Il successo di una Fed Put dipende in parte da come gli investitori vengono sorpresi proprio dalla messa in azione della stessa. Oggi sarebbe sufficiente?

STAY TUNED!

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