L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 24 marzo 2022

La guerra crea bolle narrative non inedite

Finché c’è guerra c’è speranza



Ciò che davvero è preoccupante in tempi di guerra per chiunque volesse analizzare la patologia occidentale è che i suoi cittadini o almeno la grande maggioranza di essi ha perso qualsiasi senso di realtà, come se vivessero in una sorta di sogno o di incubo dal quale non riescono a risvegliarsi e dove accettano logiche impossibili nel mondo della veglia. Per esempio l’incendio nel porto di Berdyansk di una piccola nave da sbarco russa, l Orsk, provocato dagli spezzoni di un missile ucraino intercettato che sono caduti sul ponte e hanno preso alcune casse di munizioni ha galvanizzato i nazisti locali e tutti i neo filonazisti europei. In realtà si tratta di un mezzo varato nel 1967 e ormai usato solo come nave trasporto: è per questo che i russi hanno lo fatto semi affondare per evitare che l’Ors crei difficoltà e rischi lungo le banchine del porto. Si deciderà in seguito, alla fine dell’operazione di denazificazione se recuperarlo o rottamarlo. Dunque non una gran perdita, anche se non si conosce ancora se quante siano le vittime. Stranamente proprio l’anno del varo della Orsk successe quasi la stessa cosa però sulla portaerei Forrestal colpita nelle acque del Vietnam dagli spezzoni di un razzo che colpirono un aereo sul ponte e svilupparono un incendio devastante nel quale morirono 130 marinai e di fatto chiusero la carriera di questa portaerei. Ma allora nessuno ne seppe niente.

Ad ogni modo è bastato questo perché la Nato, questa immacolata bocca della verità, tornasse e a diffondere cifre sulle presunte vittime russe dell’invasione. Secondo l’alleanza i morti russi andrebbero dai 7 ai 15 mila ( ma una stima con una tale forbice, non è una stima, è carta straccia) più 40 mila feriti su un totale di 120 – 140 mila uomini , comprensivo delle truppe del Donbass. Faccio presente che la cifra delle truppe è sempre una stima Nato, lievemente per eccesso, visto che osservatori indipendenti danno una cifra di tra i 120 e i 130 mila uomini. Quindi noi dovremmo credere che fino al 55% delle truppe russe + Donbass sia praticamente fuori combattimento. E nonostante questo proprio ieri hanno preso uno dei gangli principali della difesa ucraina vale a dire Izyum. Forse sarebbe l’ora di guardare con un po’ più di realismo alle cose ed evitare che l’avidità dei mercanti di armi prenda il sopravvento sulla ragione e provochi vittime inutili in una guerra già persa.

E badate che non dico cose generiche. Il 25 gennaio scorso, Gregory J Hayes, amministratore delegato del gigante della difesa statunitense Raytheon, ha dichiarato: “Non ci resta che guardare alle tensioni nell’Europa orientale, alle tensioni nel Mar Cinese Meridionale, tutte queste cose stanno mettendo sotto pressione alcune delle spese per la difesa. Quindi mi aspetto pienamente che ne vedremo dei benefici” E indicava il rischio più grande per gli investitori, che “l’intera faccenda si rivelasse essere un castello di carte russo e le minacce svanissero”. Dal momento che l’apparato industriale bellico americano è parte integrante dell’amministrazione si può ben capire chi è perché prende le decisioni.

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