L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 24 marzo 2022

La realtà che viene fuori dal campo di battaglia

LO SCENARIO DI GRAN LUNGA PIÙ PROBABILE
By Rugge On 23 Marzo 2022 5,902

Mariupol oggi

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Giorgio Bianchi
t.me/giorgiobianchiphotojournalist

Gli estremi che, credo, possano definire la cornice attuale del conflitto in Ucraina sono i seguenti.

1) Sul terreno la Russia è in una posizione di lento avanzamento, con costi elevati, sia interni (sanzioni) sia esterni (vittime), ma non può sotto nessuna condizione arretrare e rinunciare agli obiettivi primari (neutralizzazione dell’Ucraina e messa in sicurezza delle aree russofone).

2) Nelle aree urbane l’avanzamento è particolarmente difficile per la perdurante presenza di civili, che la Russia cerca di risparmiare (non foss’altro per ragioni d’immagine e perché poi con questi vicini di casa dovrà conviverci). La situazione è resa particolarmente intricata da un lato perché i miliziani ucraini a più riprese hanno impedito ai civili di uscire (sono numerose le testimonianze di gente che afferma che gli veniva detto che non esistevano corridoi umanitari e che le strade erano minate), dall’altro perché gli ucraini hanno distribuito le armi alla popolazione, rendendo arduo distinguere civili inermi da reclute occasionali.

3) La massiccia erogazione di armi, finanziamenti e mercenari da parte occidentale crea un ulteriore grave ostacolo alla risoluzione rapida del conflitto, perché anche laddove si arrivasse ad una dichiarazione di tregua o ad una pace, le milizie irregolari (armate anche con armi pesanti) hanno già fatto sapere che non si riterranno vincolate dai patti del governo centrale e che continueranno a combattere fino alla vittoria. Questa circostanza pone la Russia di fronte a due scenari possibili: o riesce a distruggere fisicamente tutti o gran parte dei gruppi paramilitari irregolari, oppure si ritroverà con una nuova guerra del Donbass solo con i confini un po’ cambiati (guerriglia costante e devastante per la popolazione civile).

4) Il quadro complessivo che ne emerge è quello in cui i cittadini inermi, ucraini e russofoni, si ritrovano ad essere le vittime sacrificali a lungo termine di un conflitto tenacemente voluto dagli USA, vigorosamente alimentato dall’Europa, e fatto esplodere dalla Russia. Il meglio che può succedere a queste popolazioni è che la Russia ottenga una vittoria completa e senza residui in tempi brevi, perché solo questa situazione potrebbe condurre ad una pace stabile. Ma lo scenario di gran lunga più probabile è quello di una libanizzazione dell’area, che decreterà la fine dell’Ucraina civile e la sua trasformazione in un fronte militare perenne. Così invece della neutralità dell’Ucraina su modello finlandese, che era l’iniziale oggetto del contendere, la Nato avrà ottenuto la sua trasformazione in una perenne piaga sanguinante a dividere per sempre la Russia dall’Europa. Piena vittoria della strategia americana, cui va riconosciuto di avere strateghi di un cinismo transumano, ma assai efficienti.

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