L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 2 marzo 2022

La trappola degli statunitensi è scattata MA non per la Russia che sta lottando per la sua sopravvivenza ma per gli euroimbecilli che vanno pure in piazza per farsi fottere meglio dagli Stati Uniti

Ucraina, la guerra degli altri e l’inutile tifo di chi ha già perso: l’Europa

-24 Febbraio 2022

Roma, 24 feb – Come si è arrivati alla guerra? Putin vuole davvero invadere l’Ucraina o si limiterà a un attacco su larga scala? Gli Stati Uniti interverranno o si limiteranno alle sanzioni? Prima di tentare risposte minimamente centrate, ovvero non sedute su dichiarazioni ufficiali e accuse incrociate, è utile ripercorrere i passi cruciali che hanno preceduto la deflagrazione.
Breve storia di un grande negoziato bilaterale

Prima data chiave: 12 giugno 2020 – La Nato riconosce l’Ucraina come partner del programma Enhanced Opportunities. Un primo passo concreto verso l’adesione di Kiev all’Alleanza Atlantica, perché viene spianata la strada all’effettiva interoperabilità tra l’esercito ucraino e le forze Nato. Fino a quel momento l’Ucraina restava tra color che son sospesi, soltanto tentata dallo scudo atlantico, allorché al vertice di Bucarest del 2008 gli venne aperto uno spiraglio. Tutto era però rimasto congelato fino al 2019, quando il governo di Kiev modificò la Costituzione ucraina inserendo come obiettivi l’adesione al Patto atlantico e all’Unione europea. Ma nulla di sostanziale era successo, fino al 12 giugno 2020. Quel giorno cambiò di conseguenza anche la percezione russa sulla progressiva avanzata americana in quello che Mosca considera l’ultimo pezzo di muraglia inviolabile del suo “estero vicino”.

Seconda data chiave: 8 giugno 2021 – Esattamente un anno dopo, il segretario di Stato americano Antony Blinken dichiara: “Noi sosteniamo l’adesione dell’Ucraina alla Nato”.

Terza data chiave: 17 dicembre 2021 – Consapevole delle spinte di Washington, il Cremlino elabora due progetti specifici per la rifondazione di una “sicurezza collettiva in Europa”. Richieste esplicite: garanzie scritte della Nato sulla non-estensione a est (Ucraina e Georgia) e ritiro immediato delle forze Usa dai Paesi dell’Europa orientale. Le richieste vennero ignorate dagli Stati Uniti. Nella celebre intervista concessa a Oliver Stone, il presidente russo ricorda l’errore di Gorbaciov, che a suo avviso avrebbe dovuto esigere un impegno scritto: “Si accontentò di parlare con gli americani, ha considerato che questo bastasse. Ma le cose non funzionano così”. Putin ha provato ad esigerlo l’impegno scritto, ma è stato respinto.

Quarta data chiave: 10 gennaio 2022 – A Ginevra si tiene un vertice russo-americano nell’ambito dell’iniziativa di “Dialogo sulla sicurezza strategica” lanciata da Biden e Putin. Vertice seguito da un summit nel quadro dell’Osce. Entrambi gli incontri non porteranno ad alcun risultato concreto.

Quinta data chiave: 19 gennaio 2022 – Gli Stati Uniti stanziano 200 milioni di dollari in aiuti militari all’Ucraina, in aggiunta ad altri 450 già concordati in precedenza.
L’agnello sacrificale

Due anni di trattative serrate tra due attori, sulla pelle di un terzo assente dal tavolo da gioco: l’Europa. Soltanto Francia e Germania hanno espresso più volte la loro opposizione all’ingresso dell’Ucraina nella Nato, le altre nazioni Ue si sono limitate a una tacita adesione alla linea ufficiale di Washington. La verità è che probabilmente neppure gli Usa hanno mai voluto davvero l’ingresso dell’Ucraina nella Nato, ma l’hanno usata come grimaldello per mettere all’angolo la Russia. E adesso si scoprono le carte, perché la Nato non interviene in Ucraina, non la difende fattivamente, non spara un colpo contro le truppe russe. D’altronde non lo ha mai fatto. Gli americani, che hanno già spostato addestratori e personale diplomatico, non sono disposti a morire per Kiev. Tra i cittadini ucraini oggi più che mai un vecchio adagio dovrebbe riecheggiare spettrale: “Washington è lontana, Mosca è vicina”. Allo stesso tempo è difficile pensare che Putin, da abile tattico judoka quale è – a differenza dei pingui predecessori in preda a vodka e debolezza post sovietica – voglia davvero impantanarsi in Ucraina all’infinito. Rischierebbe di trasformarla nel suo Vietnam, o nella sua Afghanistan se più aggrada il parallelismo con la storia sovietica.

Ucraina, la guerra degli altri è contro l’Europa

Questa guerra in atto è a ben vedere una grande trattativa diplomatica, con le armi che sostituiscono le romantiche penne stilografiche. I russi si riprenderanno ciò che non è ancora perduto nel loro estero vicino e incasseranno il controllo territoriale delle aree russofone. Gli americani allontaneranno l’Europa dal gas di Mosca, aggiudicandosi la partita energetica. In tutto questo l’ideologismo non serve a nulla, il tifo finisce per obnubilare anche le parti in causa che si danno dei nazisti a vicenda, figurarsi gli spettatori in preda ai cori social. Fateci caso, chi a destra è in preda all’orientalismo alla Edward Said (senza averlo letto) invoca l’orso russo, gli altri sventolano la bandiera dell’atlantismo salvifico, anche quella sinistra che un tempo ululava ai carri armati sovietici e poi si è convertita sulla via dei diritti umani. La guerra vera finirà probabilmente con un cambio di regime a Kiev. La guerra figurata era finita prima di iniziare, semplicemente perché gli europei non sono più in grado di combattere e allora si limitano a belare, parteggiando per chi li sta relegando nel recinto dell’irrilevanza.

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