L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 28 marzo 2022

Le sanzioni, che sono atti di guerra, che volevano isolare la Russia sono stati dei boomerang che hanno isolato l'Occidente e i suoi folli ed eterni sogni di potenza ed egemonia. Gli rimane solo il clic per creare montagna di carta straccia che non varrà niente se le materie prime vorranno essere pagate in oro o in valuta da loro scelta

Ucraina, conseguenze a lungo termine



Quello a cui stiamo assistendo è la degenerazione della classe dirigente occidentale che ha completamente perso la testa e si comporta come un tiranno folle, facendo un uso abusivo, grottesco e illegale della propria autorità sia nei confronti dei propri cittadini, sia delle altre realtà mondiali, come sta avvenendo per la questione ucraina. Così inevitabilmente ad ogni escalation della follia corrisponde una concreta perdita di credibilità, ma anche di potere reale. Se esaminiamo le conseguenze a lungo termine di aver rifiutato qualsiasi dialogo per la pace, vediamo chiaramente all’opera l’autolesionismo degli Stati Uniti, ma soprattutto dell’Europa che si sta uccidendo da sola. E siccome la degenerazione viaggia sempre in groppa alla menzogna, esattamente come per la pandemia, ecco che i cittadini del nostro sfortunato continente sono costretti a sentire che il gas russo verrà sostituto con quello di altra provenienza che è davvero una sciocchezza priva di senso: ne importiamo dalla Russia circa 170 miliardi di metri cubi, ma gli Usa e il Qatar assieme ne possono offrire solo 15 miliardi al massimo e a un prezzo base del 30 per cento superiore, più gli ingenti costi di trasporto. Ci vorranno decenni per sostituirlo, ma a leggere le cronache idiote dell’informazione pare invece che il problema sia passeggero. Con la stessa leggerezza si è pensato di rispondere all’operazione russa in Ucraina, peraltro inevitabile se si voleva salvare il Donbass da una strage, con le sanzioni fine del mondo, ottenendo però l’effetto esattamente contrario: invece di isolare la Russia l’occidente si è auto isolato dalle più dinamiche economie del mondo. E rimane come un arpagone intento a contare il denaro fasullo che crea e a leggersi le fiabe che racconta.

Tentando di sopravvivere a se stessa l’elite nordamericana, si sta scavando la fossa. Innanzitutto il congelamento dei beni della Russia ( dopo quelli dell’Iran, del Venezuela, dell’Afghanistan) avrà gravi conseguenze per il dollaro perché la Cina e tutti gli altri sposteranno le loro riserve in divise o in materie prime che non sono sotto il controllo degli Stati Uniti. Persino il Financial Times ha scritto che gli Usa stanno tagliando il ramo che ha consentito loro di acquisire un’egemonia globale e di mantenerla anche quando i dati economici ne hanno decretato il declino. All'interno di questa logica si può segnalare lo storico riavvicinamento di Cina e India: già il litigio di confine su alcune migliaia di chilometri quadrati di roccia montana non ha mai avuto molto senso e non si fa fatica ad immaginare che su questo abbia operato in vario modo l’intelligence statunitense, ma la crisi ucraina ha dimostrato che India e Cina hanno interessi comuni e che troveranno ben presto una soluzione concordata. Ciò significa la fine per il Quad, la coalizione anti-cinese degli Stati Uniti composta da Australia, India, Giappone.

L’altra più evidente conseguenza è che tutto il medio oriente adesso ha compreso che Russia e Cina sono molto più affidabili degli Usa e e il comportamento degli Emirati Arabi Uniti e dell’Arabia Saudita nelle ultime settimane è un’espressione della loro frustrazione per il ruolo degli Stati Uniti nella regione. Riad ha un accordo per vendere petrolio a Pechino in yuan demolendo un altro dei tasselli dell’impero del dollaro, ma non si tratta solo di questo: sebbene le monarchie petrolifere siano state tra quelle che hanno dato una grossa mano contro Assad, hanno apprezzato la risoluzione russa nel difendere la Siria, mentre hanno visto la doppiezza Usa e ora vogliono decisamente emanciparsi dalla soffocante tutela dell’amico – nemico americano.

Infine si assiste all'evento più grottesco di questo panorama, ovvero la cementazione del vassallaggio dell’Europa rispetto agli Stati Uniti, nonostante ciò vada a gravissimo detrimento delle economie della Ue. Questo avviene nonostante la contrarietà di tutto il sistema produttivo del continente, il che lascia più di un dubbio sulla formazione delle elite politiche europee e sul loro assoluto vassallaggio alla finanza nord americana: sembrano davvero corpi estranei completamente avulsi dalla realtà. Francamente non saprei dire quanto resterà di loro, con la crisi economica che si sta abbattendo sul continente e con il probabile quanto imminente crollo dei loro referenti – padroni a Washington: ma di certo non scommetterei sul futuro della Nato. Già, proprio questo sarà una delle conseguenze: una volta finita la campagna Ucraina diventerà chiaro che la Russia non vuole attaccare alcun Paese europeo e allo stesso tempo diventerò palese che gli aumenti delle spese militari sono insostenibili e soprattutto incoerenti con le necessità di difesa del continente. Sarà un bel giorno quello in cui questa alleanza divenuta il più importante assassino planetario, farà la fine che merita.

Nessun commento:

Posta un commento