L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 5 marzo 2022

L'Occidente blocca i propri capitali presenti in Russia, per almeno sei mesi

Bond Russia verso il default, oggi niente cedole agli investitori stranieri
La Russia si avvia da oggi al default tecnico sul divieto imposto dalla banca centrale di pagare le cedole agli investitori stranieri
di Giuseppe Timpone , pubblicato il 02 Marzo 2022 alle ore 07:37


La Banca di Russia ha annunciato ieri sera che sarà vietata da oggi la distribuzione di cedole a favore degli investitori stranieri, in relazione alle scadenze di pagamento degli OFZ, i titoli di stato federali. La misura è stata disposta per preservare “la stabilità finanziaria”, messa a durissima prova dalle sanzioni dell’Occidente in risposta all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. Poiché già oggi era previsto il pagamento di una cedola relativa a bond sovrani in scadenza nel 2024, di fatto dalle prossime ore lo stato russo si avvia al default tecnico.

In tutto, ammontano a quasi 3.000 miliardi di rubli i bond della Russia in possesso degli investitori stranieri, qualcosa come 25 miliardi di euro. Le sanzioni di USA, UE e Giappone di settimana scorsa prevedono tra l’altro il “congelamento” delle riserve valutarie russe. Poiché quasi la metà di esse risulta depositata presso le banche centrali occidentali, nei fatti Mosca dispone di scarsi margini di manovra per reagire al collasso del rublo, che solo questa settimana ha già perso circa il 23% contro il dollaro, toccando nuovi minimi storici.

Per minimizzare l’impatto sulle riserve valutarie, la Russia deve limitare i pagamenti verso l’estero. Da ciò scaturisce la necessità di bloccare la distribuzione delle cedole sui titoli denominati in rubli a favore della finanza straniera. La stessa sorte, ovviamente, prima o poi spetterà agli Eurobond, i titoli di stato denominati in valute forti come dollari ed euro. In previsione proprio di questo scenario allarmante, l’agenzia S&P aveva declassato il rating sovrano russo da BBB- a BB+ nei giorni scorsi con “creditwatch” negativo, segno che ulteriori declassamenti da qui alle prossime settimane restano sul tavolo.

Bond Russia, prosegue l’isolamento finanziario

Non si sa per quanto tempo sarà attivo il blocco delle cedole, anche se dalle comunicazioni ufficiali precedenti la Banca di Russia paleserebbe l’intenzione di vietare i pagamenti verso l’estero per almeno sei mesi. Chiaramente, tutto dipenderà dalla durata delle sanzioni internazionali, a loro volta connesse strettamente all’andamento e all’esito della guerra in Ucraina. Un brutto colpo per il mercato obbligazionario russo, anche perché istituzioni come Euroclear e Clearstream hanno annunciato che non tratteranno più asset russi. I bond domestici avevano beneficiato molto di queste entità straniere, grazie ai quali gli investitori dall’estero hanno potuto accedere al mercato russo senza passare per istituzioni locali.

Peraltro, se già MSCI ha già rimosso il mercato azionario russo dal proprio indice, privandolo nei fatti di investimenti passivi per 27 miliardi di dollari, stessa sorte potrebbe spettare ai bond tramite l’esclusione da parte dell’apposito indice di JP Morgan, su cui aumentano da giorni le pressioni per adottare simili misure. Insomma, la Russia anche sul piano finanziario appare sempre più isolata. Per gli investitori stranieri saranno dolori, dato che è stato altresì posto il divieto dalle autorità di Mosca di acquistare asset russi da questi venduti, un modo per limitare il deflusso dei capitali, ma che nei fatti “congela” i capitali dall’estero, intrappolandoli nei confini della federazione.

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