L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 28 marzo 2022

Non fatevi illusioni, questi non ci molleranno

28 MARCH 2022


Se non approfittiamo della bella stagione che solitamente infonde nuove energie vitali per dare una spallata a questo governo, poi non lo faremo più. Non fatevi illusioni, questi non ci molleranno: inventeranno nuove varianti per spaventarci ancora, con sempre nuovi pretesti per emergenze prolungate, limitazioni e restrizioni. L'occasione di passare a una controffensiva, può essere servita su un piatto d'argento da quell'infame decreto del 21 marzo nel quale è scritto a chiare lettere che i posti di lavoro nella sanità verranno occupati dal profughi ucraini: Leggere attentamente l'art. 34 (“Deroga alla disciplina del riconoscimento delle qualifiche professionali sanitarie per medici ucraini”) che prevede che «a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto e fino al 4 marzo 2023, in deroga al regolamento del decreto del 1999, numero 394, e alle disposizioni del decreto del 2007, è consentito l’esercizio temporaneo della professione»).


Insorgere è un dovere morale e civile, e tutti, ma proprio tutti, dovrebbero unirsi a questa protesta dei "discriminati" in casa. Contro questo "pogrom sanitario" che ha escluso numerose categorie dal lavoro. A proposito del quale, mi urge aggiungere che occupare piazze e fare manifestazioni non basta più. Occorrono iniziative eclatanti sul posto di lavoro, non esclusi quei picchetti che in passato facevano i "metalmeccanici", categoria combattiva ma iper-protetta dai fu-sindacati. Ma occorre lo spirito necessario e la combattività per farli.

Ci sono altri casi. di conclamata iniquità sociale. I docenti non vaccinati possono ora venir richiamati sul posto di lavoro per "fare altro", ma non prendersi in carica il proprio gruppo classe. Che significa? Che solo i supplenti possono accedere alla cattedra, mentre seppur pagati, i docenti titolari, verranno adibiti a nuove mansioni. Quali? Non si sa. Tutto bene? No, perché parlano chiaro i conti. Prima o poi i soldi finiscono e allora il Soviet Stato non si potrà permettere di pagare sia supplenti che docenti sospesi. Va da sé che questa mossa è stata studiata per indurre alla vaccinazione obbligatoria. Vuoi la classe? ti vaccini. C' è tempo fino al 15 giugno. Intanto è passata inosservata la norma per la quale chi non si è vaccinato deve sborsare 100 euro di multa al Soviet Stato. A che titolo? A titolo "penitenza preventiva". Vale, ovviamente, per tutte le categorie del settore pubblico e privato nonché per i pensionati.

Sul fronte estero è da segnalare l'eroica resistenza di Viktor Orban, il premier ungherese che non intende piegarsi ai diktat Nato applicando alla Russia sanzioni suicide che servono a farsi harakiri e a portare i suoi cittadini alla miseria e alla carestia. Quella verso la quale è avviato ottusamente e protervamente, il governo Draghi. Ovviamente anche il premier ungherese avrà le sue belle gatte da pelare "interne". Contro il suo partito Fidesz si stanno scatenando le quinte colonne della Nato, della Ue e delle varie oligarchie finanziarie. Avete sentito le invettive indignate di Zelenski contro di lui? Ha già compilato la lista dei "buoni e dei cattivi", collocando Orban nella prima. Ma intanto Orban, a differenza di un Draghi appiattito sulla Ue-Nato, ha giocato bene le sue carte (*):

"Sostegno a Zelensky, ma niente armi. Via libera alle sanzioni, ma neutralità assoluta dell’Ungheria sul fronte militare".

Come si permette l'attore comico di attaccare le decisioni di uno stato sovrano? E a che titolo costui si permette di dire che l'Occidente" non ha coraggio" per fare quella Terza Guerra mondiale che converrebbe solo a lui e a quelle élite globaliste che lo sostengono a spada tratta e a missili puntati? Non le basta tutta la visibilità mediatica della quale ha finora goduto?

Zelenski al parlamento italiano

E' stato protagonista assoluto di tutti i parlamenti europei (compreso il nostro), entrando a gamba tesa anche in affari interni ai singoli governi, in relazione a spese militari e all'invio di armi. Ora se lo contendono a Hollywood alla notte delle stelle e degli Oscar. Le élite finanziarie puntano sempre più su questi personaggi di comici legati allo star system. Comici ridicoli spuntati dal nulla, che si improvvisano "statisti", ma che devono fare tendenza "glamour" e soprattutto, tanta ridondanza mediatica.

Intanto però il problema dei profughi ucraini che prenderanno il posto di tutti quegli Italiani, i quali hanno maturato negli anni, competenza, crediti professionali, titoli di studio prestigiosi fatti di studio e tanti tanti sacrifici, va risolto con tempestività dando agli italiani ciò che, a buon diritto, è degli Italiani. Con le buone o con le cattive. A cominciare dal fatto che per interagire con i pazienti, occorre saper parlare bene l'Italiano.





S. Sisto III Papa

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