L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 30 marzo 2022

Non tutti gli italiani si informano attraverso il clero televisivo, il Circo mediatico. E questo da fastidio perché evitano accuratamente la dottrina ideologica che parte dagli oligarchi della finanza transnazionale e che si tramuta in ore e ore di Pensiero Unico che non tollera nessun pensiero dissidente. Il minimo comune multiplo tra gli i non inoculati e chi capisce che la Russia sta combattendo per la sua sopravvivenza è il pensiero, il ragionamento, è il guardare i fatti, gli avvenimenti in maniera disincantata che rifiuta di guardare solo in maniera di parte

Tra chi giustifica Putin e (molti) no vax il passo è breve. I numeri
Di Roberto Arditti | 28/03/2022 -


Un 12% di italiani ritiene che sia giustificata l’invasione militare russa dell’Ucraina. Ma quali sono i profili di queste persone? Buona parte no vax, ostili al Green Pass e poco o nulla preoccupati sul fronte ambientale. Tutti i numeri del Radar Swg

C’è qualcosa che unisce sul piano delle opinioni le due grandi emergenze che hanno occupato cuori e menti degli italiani negli ultimi anni (cioè pandemia e guerra)? Certo che c’è ed è altamente significativo.

In secondo luogo: è possibile collegare gli atteggiamenti verso le due questioni ricavandone delle indicazioni utili per fare una “mappa” politica degli schieramenti? Sì che è possibile ed è anche assai interessante.

Per fare tutto ciò servono dati, disponibili nel Radar Swg in uscita in queste ore.

Cominciamo dando una dimensione alla quota di italiani che trovano giustificabile l’offensiva militare della Russia contro l’Ucraina: si tratta del 12%, numero piccolo ma non piccolissimo, comunque utile per procedere nell’approfondimento.


Se però poniamo la stessa domanda alla sola quota della popolazione che non vuole vaccinarsi per Covid-19 ecco che la percentuale sale in modo brusco, sostanzialmente triplicandosi per arrivare al 37%, livello che non si discosta molto da quello (30%) che raggiunge tra chi è contrario al Green Pass e dal 35% che si riscontra tra chi giudica il riscaldamento globale un “non problema”.

Abbiamo così definito un popolo, quello delle donne e degli uomini che trovano giustificabile l’attacco all’Ucraina: sono in buona parte no vax, ostili al Green Pass e poco o nulla preoccupati sul fronte ambientale.

Cerchiamo adesso di comprenderne l’atteggiamento politico prevalente, cominciando con il rilevare che la percentuale del 12 di chi giustifica l’evasione sale al 29 tra chi non ha fiducia nelle istituzioni, sentimento assai diffuso negli ultimi anni.


Guardando poi alla scomposizione per età, collocazione geografica e adesione politica vediamo che la maggior parte di questo popolo è di mezza età, vive soprattutto a nord-est e si colloca a destra.

Quest’ultimo dato è particolarmente significativo, perché lì il 12% del campione globale diventa 36%.

Osserviamo infine l’atteggiamento degli italiani verso Vladimir Putin, che comunque raccoglie prevalentemente critiche, con un solido 40% che lo giudica un “criminale”.


È quindi evidente l’opinione complessivamente negativa per 2/3 del campione, ma è anche rilevante osservare che c’è il 19% che mostra di apprezzarlo, almeno in parte.

È uno scenario statico e consolidato? Io penso di no. Molti fattori potranno contribuire a cambiare le cose. Servirà quindi ripetere l’esplorazione, anche perché la stessa evoluzione sui campi di battaglia finirà per influire. E non poco.

Nessun commento:

Posta un commento