L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 23 marzo 2022

Putin nel dicembre del 2021 aveva fatto un ultimo tentativo per mettersi seduti al tavolo e discutere ma gli Stati Uniti dall'alto della loro arroganza di fatto hanno detto NO, il termine era il 30 gennaio del 2022. Poi la parola è passata all'Operazione militare speciale

Oggi è morto il petrodollaro



Stamattina dopo lunga malattia e almeno quattro guerre è venuto a mancare il petrodollaro, non fiori, ma opere di bene. Quelle di oggi è una data da segnare nei libri di storia: il governo russo ha annunciato che i pagamenti per le esportazioni di materie prime verso “paesi ostili” saranno accettate solo in rubli e che verranno abbandonate tutte le valute “compromesse” negli accordi di pagamento dal momento che le decisioni illegittime di un certo numero di paesi occidentali di congelare i beni della Russia hanno distrutto ogni fiducia nelle loro valute. Secondo quanto detto poi da Putin dopo la decisione del governo si comincerà con il gas per andare via via a coprire tutti gli altri prodotti energetici o minerari che per la cronaca sono, oltre al gas, petrolio, grano, fertilizzanti, titanio, zaffiro per la produzione di semiconduttori, nichel, uranio arricchito, motori a razzo, tanto per citare le più importanti. ” Non ha più senso consegnare le nostre merci nell’UE e negli Stati Uniti e essere pagati in dollari ed euro”. Il cambio di regime avverrà entro una settimana, ma è stato specificato che questo non implicherà un venire meno dei contratti in essere significa solo che verranno accettati solo pagamenti in rubli. Ovviamente questa mossa viene in soccorso della moneta russa, perché gli acquirenti del fronte delle sanzioni dovranno procurarsi rubli per poter pagare le materie prime e questo ovviamente ne alzerà la quotazione tanto che già dopo l’annuncio la divisa di Mosca si è rafforzata salendo del 3% al Micex dopo che i prezzi indicativi sono aumentati brevemente di oltre l’8% per due volte, mentre sui terminali Bloomberg, il rublo è salito del del 4,9%. Per curiosità ecco l’elenco delle nazioni ostili: 
  • Australia, 
  • Albania, Andorra, 
  • Gran Bretagna, 
  • tutti i membri dell’Unione Europea- dunque anche l’Italia- 
  • Islanda, 
  • Canada, 
  • Liechtenstein, 
  • Micronesia, Monaco, 
  • Nuova Zelanda, 
  • Norvegia, 
  • Corea del Sud, 
  • San Marino, 
  • Macedonia del Nord, 
  • Singapore , 
  • USA, 
  • Taiwan (una provincia della Cina), 
  • Ucraina, 
  • Montenegro, 
  • Svizzera, 
  • Giappone.
Ma sarebbe riduttivo leggere questa manovra solo come marchingegno finanziario a sostengo della divisa russa: per la prima volta da tempo ormai immemorabile un Paese si oppone apertamente alla dittatura del dollaro ( dopo quella delle sterlina) che è stata la vera arma di ricatto di Washinton visto che le amministrazioni americane considerano il dollaro come loro proprietà anche se possedute da altri stati o da privati. Nemmeno l’unione Sovietica era riuscita a scrollarsi di dosso il vampiro americano color verde. Ma adesso la situazione è talmente mutata che si può fare a meno del biglietto verde, anzi che è meglio farne a meno perché costituire delle riserve in dollari significa esporre i proprio asset a un congelamento o a un sequestro forzoso non appena un Paese non dovesse ubbidire agli ordini americani. Al contrario, gli Stati Uniti non potranno più stampare dollari (prendere in prestito, tecnicamente, ma poiché questo debito non verrà mai rimborsato, è essenzialmente solo denaro stampato) e acquistare con essi importazioni; sarà invece costretto a guadagnare rubli per acquistare il petrolio di cui ha bisogno per mantenere in funzione le sue raffinerie o l’uranio arricchito di cui ha bisogno per continuare a produrre elettricità. C’è, ovviamente, l’oro, ma le riserve auree statunitensi non sono state controllate e non si sa quanto del suo tesoro ( e eventualmente anche parte di quello italiano e tedesco “custodito” in Usa) sia stato scambiato con la Cina e altre nazioni creditrici per impedire loro di scaricare il debito statunitense. Anzi adesso la Cina che sta integrando i proprio flussi bancari e di pagamenti con la Russia, sulla base dello yuan potrebbe fare da tramite. Ma detterà le sue condizioni. In poche parole è finita l’era del petrodollaro.

Ma non solo: ufficialmente e senza più alcun dubbio siamo entrati nel secolo post americano e l’unica cosa che si può auspicare è che i Paesi dell’Europa riescano a liberarsi in tempo di questo figlio padrone che ormai non ha più niente da dire e perciò non sa che urlare.

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