L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 28 marzo 2022

Quando si da del potere ad una classe dirigente che per combattere una malattia ti ordina la VIGILE ATTESA ogni giorno ne fa una peggio di quella del giorno precedente. E poi la rabbia del tutti allineati e coperti e guai a dissentire, a ragionare, a proporre come un branco di cani laceri e cenciosi con la bava alla bocca ti saltano addosso mirando alle giugulari, vogliono strapparti a morsi vogliono il tuo sangue

Il caos degli insegnanti non vaccinati: potranno tornare a scuola ma… senza entrare in classe!
Categoria: Politica Italiana Pubblicato: 28 Marzo 2022 Visite: 6841

Potranno tornare a percepire regolarmente lo stipendio. Standosene però lontani dalle aule e dagli studenti, senza di fatto svolgere la propria professione. A partire dal 1 aprile, le decisioni del governo sul fronte vaccini si trasformeranno in un clamoroso boomerang, con gli insegnanti che ancora rifiutano di sottoporsi alla somministrazione dei farmaci anti-Covid di nuovo retribuiti: l’ultimo decreto approdato in Gazzetta Ufficiale, infatti, conferma che per il personale della scuola permane fino al 15 giugno l’obbligo vaccinale, con tanto di multa fino a 100 euro. Da aprile, però, decadono tutte le sanzioni.

Non sarà più in vigore, quindi, nemmeno il divieto di recarsi a lavoro con conseguente sospensione dello stipendio. Tutto come previsto, si potrebbe pensare. Ma come rivelato da Paolo Russo sul Corriere della Sera, all’articolo 4 del decreto si legge: “La vaccinazione costituisce requisito essenziale per poter svolgere l’attività didattica a contatto con gli alunni”. Chi non ha ancora ricevuto le dosi, dunque, potrà sì tornare a scuola, ma senza insegnare. Un clamoroso pasticcio, l’ennesimo firmato dal governo Draghi.

I circa 30 mila insegnanti che in tutta Italia non si sono ancora vaccinati si troveranno, dunque, a poter godere di una sorta di vacanza anticipata: andranno a scuola e poi si sistemeranno in qualche stanza a leggere il giornale o sbigare faccende personali, non potendo entrare in aula per svolgere la professione per la quale sono retribuiti. L’Anp, Associazione nazionale dirigenti e alte professionalità nella scuola, è subito sobbalzata, lanciando l’allarme.

“Non potremo mandare i docenti in segreteria perché sarebbe un demansionamento, ma nemmeno in biblioteca visto che anche lì vanno i ragazzi” ha spiegato l’Anp, mentre il ministero dell’Istruzione ha chiarito che gli insegnanti continueranno a essere sostituiti da supplenti, con tanto di regolare stanziamento ad hoc. Ai dirigenti scolastici, infine, l’obbligo di controllare la situazione vaccinale del corpo docenti. L’ennesimo disastro dell’autoproclamato “governo dei migliori”, soprannome decisamente inadeguato per un esecutivo che continua a infilare un disastro dopo l’altro.


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