L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 24 marzo 2022

Si è rotto il rapporto di fiducia tra chi comunque non si vuole inoculare e chi li ha trattati e li tratta come bestie da macello, come paria, persone da eliminare. A tutt'oggi gli è stato tolto il lavoro, l'accesso alle banche alle poste, ai mezzi pubblici, è stato creato, nella democratica Italia, il sistema dell'apartheid. E poi si assiste ai profughi ucraini, pietà per il loro stato, che possono tranquillamente rifiutare i vaccini comunque sperimentali

Quanti soldi ha speso l’Italia per il vaccino di Novavax?


Sono ancora circa 4 milioni e 39 mila gli over 18 in Italia che non hanno ricevuto nemmeno una dose. Il vaccino di Novavax doveva servire a ridurre questo numero ma le cose non sono andate così…

Sarà l’arrivo della primavera, la minore attenzione dedicata al Covid ma le vaccinazioni ormai non avanzano più, soprattutto tra quei 4 milioni e 39 mila over 18 che nonostante la possibilità di ricevere Nuvaxovid, il vaccino di Novavax, continuano imperterriti a non volerne sapere.

QUANTE DOSI ABBIAMO E QUANTI SOLDI SONO STATI SPESI

Il 28 febbraio in Italia sono arrivate un milione e 23 mila dosi che il commissario straordinario per l’emergenza, il generale Francesco Figliuolo (che con la fine dello stato di emergenza passerà i suoi compiti a una nuova unità di missione), ha distribuito attraverso la sua struttura alle regioni.

Di questo milione e 23 mila dosi, a oggi, scrive La Stampa, “ne sono state somministrate poco più di 16 mila, un misero 1,6% del totale”, per una spesa di circa 20 milioni di euro. Soldi finora sprecati vista la mancata affluenza dei non vaccinati.

A CHI È INDIRIZZATO IL VACCINO DI NOVAVAX

Il vaccino di Novavax, come si legge sul sito del ministero della Salute, è stato autorizzato dall’Agenzia europea per i medicinali (Ema) per chi ha più di 18 anni e dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) solo per coloro che non hanno ancora ricevuto alcuna dose degli altri vaccini precedentemente autorizzati.

IL VACCINO PROTEICO CHE DOVEVA FARE LA DIFFERENZA

I No Vax hanno spesso millantato, tra le più variegate motivazioni, di non volersi far somministrare i vaccini di nuova generazione sviluppati con la tecnologia mRna. Ebbene, il vaccino di Novavax è del tutto diverso da questi. È un vaccino proteico, infatti, il che significa che per provocare una risposta immunitaria fornisce alle cellule proteine e coadiuvanti, invece che un frammento di codice genetico.

I vaccini proteici sono una tipologia di farmaci già in uso da decenni contro patologie come pertosse, epatite e meningite, herpes zoster e altre infezioni virali. Per questo si può dire che hanno alle spalle una lunga storia di studi e prove di sicurezza ed efficacia.

Prove che comunque sembrano non bastare a chi ha deciso di poter fare a meno di vaccinarsi.

LE ASPETTATIVE (DELUSE)

Molti esperti erano del parere che il vaccino di Novavax avrebbe dato un’ulteriore svolta alla campagna vaccinale. Prima dello sbarco in Italia delle dosi, l’immunologa Antonella Viola, direttrice scientifica dell’Istituto di ricerca pediatrica Città della Speranza di Padova, aveva detto a Repubblica: “È un vaccino classico […] Non essendoci nulla di sperimentale o nuovo in questa tecnologia, chi, pur sbagliando, non si fida dei vaccini a mRna (e non dei vaccini in generale) con Novavax non ha più scuse”.

Ma le aspettative sono state presto deluse. “La speranza che questo vaccino, basato su una tecnologia più tradizionale rispetto agli innovativi vaccini a mRna, potesse convincere gli indecisi è stata disattesa. Purtroppo, sul fronte dei nuovi vaccinati nessun boom”, affermava il 10 marzo il presidente Gimbe, Nino Cartabellotta.

L’ANDAMENTO DELLA PANDEMIA

Se è vero che da settimane si registra una diminuzione del numero di persone ricoverate in ospedale, l’ultimo monitoraggio del ministero della Salute, ma anche della Fondazione Gimbe, riferiscono che è in aumento il numero di nuovi casi.

Aumentano, inoltre, la trasmissibilità, l’incidenza e peggiora il rischio epidemico in quasi tutte le regioni italiane. Walter Ricciardi, consulente del ministro Roberto Speranza, ha infatti ricordato che “il virus è ancora pandemico” e “se abbassiamo la guardia in questa fase allora a giugno e luglio l’aumento potrebbe essere esponenziale e avere una riacutizzazione del fenomeno”.

La fascia di età che registra il più alto tasso di incidenza settimanale, riferisce il Ministero, è la fascia d’età 10-19 anni. L’incidenza più bassa ma sempre molto elevata e in aumento rispetto alla settimana precedente si rileva ancora nelle fasce di età 70-79 e 80-89.

COME VANNO LE VACCINAZIONI

Tra una settimana esatta finirà lo stato di emergenza e cadranno dunque l’obbligo di Super Green pass per i lavoratori over 50 e per salire sui mezzi pubblici. Dal 1° maggio poi verrà abolito ovunque anche il Green pass base, ovvero quello che si ottiene con un tampone molecolare o rapido negativo.

Tutte ragioni che probabilmente fanno sì che le vaccinazioni procedano a rilento, per non dire che si sono quasi fermate. Le prime dosi avanzano di pochissimo: martedì, fa sapere La Stampa, sono state 989 e il giorno prima 2.037. Anche le terze dosi, tuttavia, non vanno tanto meglio: sempre martedì ne sono state somministrate 39.200 e il giorno prima qualche centinaio in più.

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