L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 7 marzo 2022

..."universalità dell'idea di Uomo, come animale politico, sociale e comunitario e come animale dotato di capacità di linguaggio, ragionamento e calcolo geometrico equilibrato delle relazioni sociali, economiche e politiche"

Pubblicato il 7 marzo 2022 da pierluigi fagan

Tutti noi pensiamo, siamo una specie che è arrivata dominare tutto il suo ambiente che è il pianeta solo ed esclusivamente perché abbiamo facoltà pensante. Non abbiamo rostri, corazze, ali, zanne, veleni, muscoli potenti, denti a sciabola, pungiglioni, squame e nel tempo abbiamo anche perso il pelo che ci copriva dal freddo. Ma, nel tempo, abbiamo sviluppato la scatola cranica e dentro il cervello una delle cui funzioni è dotarci di mente e la mente pensa.

La mente può, tra le altre cose, pensare ciò che succede, giudicare o pensare prima che le cose accadano, scegliere. In questi giorni siamo tutti sottoposti a duri impatti della realtà, una realtà obiettivamente brutta, ansiogena, irritante che chiama il nostro giudizio. Ma gli eventi a cui siamo chiamati a far da giudici hanno origini, non accadono dal nulla. Noi umani abbiamo dominato il mondo, proprio perché ci siamo interrogati sulle cause delle cose, conoscere è conoscere le cause ci disse Aristotele. Cinquemila anni fa abbiamo applicato estensivamente e per una serie di ragioni troppo complesse qui da ricordare, una scoperta già fatta forse 15.000 anni prima. Se avessimo piantato un seme, sarebbe nata una pianta commestibile. Ribaltando il processo di causazione come intenzionalità, abbiamo iniziato quella che chiamiamo “civiltà”.

Io capisco il disagio psico-emotivo di coloro che in questi ultimi post qui pubblicati, vomitano la loro rabbia e indignazione per ciò che scrivo. A loro mi vorrei rivolgere qui per provare a scambiarci conoscenze.

La categoria di conoscenze necessarie e comprendere eventi che poi saremo liberi di giudicare ognuno per conto suo o magari assieme, è in una disciplina che si chiama geo-politica.

Questa disciplina nasce formalmente centoventidue anni fa, non il suo argomento che è vecchio come la civiltà, ma la nostra forma di pensiero per pensarlo. Essa è composta, è una disciplina composta di almeno due discipline, la geografia e la politica.

Ma a ben vendere non basta la geografia fisica. Per quanto se avessimo nozioni di geografia fisica vedremo chiaramente che l’Ucraina è una lunga pianura tra Europa ed Asia che nei millenni, non secoli, è stata attraversata da decine di popoli che ne hanno stratificato la composizione o vedremo che Zaporizhia dista dal confine russo meno che da quello moldavo ed è quindi assai improbabile che i russi bombardino una centrale nucleare nel cortile di casa loro, geograficamente parlando. Oltre alla geografia fisica ci vuole però anche quella umana. Dobbiamo cioè avere nozioni di demografia, composizione etnica, credenze religiose et varia. Questa aiuterebbe a capire quanto gli ucraini sono occidentali o orientali nel profondo, scoprendo che non sono o l’uno o l’altro, ma per alcuni l’uno e per altri l’altro sebbene poi per i più sia magari un misto. Se a questi mischioni applicate una ideologia nazionalista, farete molti torti ed ingiustizie ad alcuni e questi creeranno presupposti di conflitto. Ma non basta neanche questo perché noi non siamo formiche, siamo umani che pensano ed assieme produciamo culture. Le culture delle forme di vita umana associata recepiscono i vincoli geografici, ma poi li elaborano a modo loro, i popoli fanno la storia o più spesso la subiscono, condizionati dalla geografia ma non solo da questa determinati. In effetti allora questa “geo” è geografia fisica, umana e geo-storia (dove c’è spazio, c’è tempo), dove poi la “storia” ha inquadrature a venti anni o cento o mille. Un bel guazzabuglio.

E la politica? Be’ è certo politica estera prevalentemente. Ma nella realtà la politica, da polis (sostanzialmente Stato) non può disgiungere la politica estera da quella interna. Ogni potere politico deve fare i conti con gli interessi, le approvazioni, il sostegno o meno delle proprie popolazioni. Quali sono allora le configurazioni politiche interne all’Ucraina e la Russia? Davvero Putin e Zelensky decidono tutto? Davvero Hitler decideva cosa fare di milioni e milioni di tedeschi coltivati nella storia da Kant, Goethe, Hegel, Marx, Holderlin, Bach, Beethoven, Einstein e non posso continuare per ragioni di spazio? Ci son oligarchi in Russia ma non in Ucraina? Siete sicuri di conoscere l’esatto significato del termine “oligarca”? Se lo conosceste forse dubitereste che oggi quelli russi siano davvero oligarchi. Sono nati tali al dissolvimento dell’URSS, ai tempi di Eltsin, ma oggi in effetti non sarebbero definibili tali. Magari invece sono tali definibili in Ucraina. E l’esercito? Sapete chi è Sergej Shoigu? Forse dovreste conoscerlo perché oltre ad essere il russo a capo dell’operazione militare in corso, dagli analisti esperti di queste cose è dato come il probabile successore di Putin. Essendo un logistico molto provato sul campo più che un generale, magari vi verrebbero dubbi sulla presunta incapacità russa di pianificare l’invasione come alcuni dicono in televisione. E così per pagine e pagine di conoscenze che alcuni hanno, ma i più no. Ed anche quelli che le hanno le hanno a pezzi, ognuno si specializza in una cosa. Chi allora pensa la cosa tutta assieme? Perché là fuori, nel Mondo, la cosa è tutta assieme.

Ma in effetti, la politica non basta. Non basta perché la politica è solo il terminale di decisioni su cosa fare (il famoso “che fare?”) di una matassa di interessi di questo o quel popolo o più spesso di varie élite in competizione ma unite per subordinare il popolo. Ed oggi, più che nel passato, questa matassa è fortemente polarizzata intorno l’interesse economico che anche lui ha un interno ed un esterno. Non solo, l’economico è da qualche decennio a volte sovradeterminato da un altro ambito, quello finanziario. L’economico include l’energetico che nel caso in questione ha rilevanza specifica ed include il tecnologico che oggi e nell’immediato futuro, ha anch’esso rilevanza specifica. Sul tecnologico avrete letto delle sanzioni, sull’energetico ve ne accorgerete già questa settimana coi prezzi di molte cose oltre all’assenza di pesce fresco dato che tutti i pescatori d’Italia lasceranno i pescherecci in porto per una settimana perché non riescono più a pagare il gasolio. Vi sembrerà strano che le sanzioni elevate alla Russia faranno senz’altro male alla Russia, ma chissà forse ancora più a noi. Strano no? Come si spiega? Possibile che uno vispo come Draghi non lo sappia? E se lo sa perché allora le applica? Valori imprescindibili da difendere a qualsiasi costo? Forse, ma forse c’è da indagare un po’ di più. Costo pagato da chi e come? Da indagare magari anche questo visto che lo pagherete voi.

Tutto ciò, in una guerra, non può fare a meno di considerare il militare. A ben vedere però, il militare va considerato anche quando non c’è una guerra. Se siete un paese con coste e quindi mare e pensate di litigare con gli Stati Uniti d’America, forse sarà il caso prendiate nota che loro hanno dodici portaerei e voi quante ne avete? Quante bombe atomiche avete? Quante specialisti di hacking? Quanti uomini, localizzati dove, addestrati come? Che amici avete e siete sicuri davvero siano “amici” stante che quando sono in gioco interessi così grossi e decisivi è ovvio che non siamo ad una scampagnata di fratelli d’elezione? Magari pensandoci prima deciderete in un modo diverso o forse no. Il militare influisce sul politico, ma come, quando direttamente e quando indirettamente?

Politico, economico-finanziario, militare un bel complesso di cose no? E non basta! Ci sono poi le culture, le tradizioni, le credenze religiose, come i popoli si pensano, come sentono, che anima hanno, lì dove emozione e ragione si mischiano anche se a noi piace trattarle come fossero due software diversi. Dove forse la nostra stessa idea siano software è sbagliata come sa ogni scienziato che studia il cervello. Negli ultimi dieci anni, ma poi forse cento o mille anni chissà come si è stratificata questa e quella cultura nel tempo, influita da cosa e da chi? .

Ecco, la categoria di questi fatti è in una disciplina composta al primo livello da due discipline a loro volta composte di altre discipline che dovreste approfondire ma non potete perché non ne avete il tempo. Avrete altre cose importanti da fare suppongo. O forse dovreste pensare proprio a questo problema ovvero di come possa funzionare una democrazia se voi non sapete di cosa dovete giudicare perché non avete tempo per comprenderlo ovvero prenderlo assieme nella mente. Decidete della vostra vita o della vostra famiglia nello stesso modo? Non credo. Allora perché dovreste decidere della vostra società senza sapere cos’è?

Però, abbiamo transitato un po’ troppo velocemente sulla questione “politica estera” e qui c’è un grosso problema. Perché i fatti di politica estera non sono l’oggetto solo della geopolitica, lo sono anche di un’altra disciplina che sono le Relazioni Internazionali. I due di Limes che qui posto sono geopolitici > https://www.youtube.com/watch?v=avlhqeDaYc0 <, J.J. Mearsheimer che ho postato l’altro giorno è invece uno studioso di International Relation (IR), una disciplina quasi esclusivamente americana, mentre la geopolitica è di origine euro-anglosassone dove euro si legge per lo più Germania e solo molto dopo Francia, almeno nella sua storia del suo sviluppo. Tra geopolitica e IR c’è “conflitto delle facoltà” per parafrasare il mio -in parte- Maestro.

Nelle IR ci sono due scuole prevalenti. Quella realista che parte da Tucidide e via Machiavelli, Hobbes, Lenin arriva a Hans Morghenthau il quale è maestro sia mio (per quanto attiene alle sole IR soprattutto per l’epistemologia), sia di Mearsheimer che va preso assieme a Kenneth Waltz, lo storico Edward Carr e molti altri, tra cui Kissinger (e dai cognomi capirete quanto “tedeschi” ci sono in questa scuola) ognuno con una sfumatura diversa. C’è infatti anche una questione geo-culturale a proposito dei tedeschi americani o puramente anglosassoni, stante che angli e sassoni erano germanici di origine, lontana nel tempo.

Poi c’è quella liberale ma il termine fuorvia, in effetti -per simmetria concettuale- dovrebbero esser chiamati idealisti. Tutta la marmellata di alti “valori” sparsi a piene mani in questi giorni per farvi decidere chi è il buono ed il cattivo dei fatti che avete ansia di giudicare per sfogare il vostro legittimo turbamento emotivo che non avete provato per i 14.000 russi/russofoni del Donbass morti con pezzi di bambino per strada come oggi invece vi fanno vedere per i poveri ucraini, proviene da questa scuola americana che è molto recente nella disciplina e che fortunatamente non ha alcuna influenza sui geopolitici, tutti, a prescindere siano americani, russi, cinesi, ucraini o italiani. Vi sembra ovvia la legittimità del concetto “auto-determinazione dei popoli” no? A chi non sembra legittima tale ovvietà valoriale, ma è da vedere se questi fatti accettano questo giudizio di valore e quando sì e quando no. Se lo accettano in Ucraina o in Catalogna o in Kurdistan o nel Xinjiang e Taiwan o in Corsica o in Palestina. In Palestina non sembra, ad occhio. Strano no? Eppure per lo più (non solo) dipende dal vicino che è una gloriosa democrazia con 70 atomiche, però non dichiarate all’ONU ed alla comunità internazionale. Le hanno ma si fa finta che nessuno lo sa.

Insomma, io sono -solo in parte- allievo di un antico Maestro prussiano, anzi più d’uno invero di cui molti Greci, che non diceva cosa pensare, invitava solo a pensare a come pensiamo, poi ognuno può pensarla come crede è ovvio. A volte, discutiamo o addirittura litighiamo forse neanche tanto perché in effetti noi la pensiamo così ed altri colà, ma perché partiamo da altre forme di pensiero con dentro una certa diversa quantità e qualità di conoscenze di questo o quel campo.

La mia è una nota impersonale. È solo l’invito di un cittadino fortemente e radicalmente democratico ad altri pari cittadini che spero lo siano anche loro, non solo a far combattere i nostri pensieri, ma anche a verificare come ci siamo arrivati a quei pensieri, se sono originari o sono indotti, se sono approfonditi o superficiali, se sono razionali o emotivi. Quando tutta la carneficina sarà terminata, quando si poserà la polvere, questo problema del pensare a come pensiamo lo avremo ancora. Lo avremo sulle questioni ambientali, climatiche, economiche, tecno-scientifiche (come l’abbiamo avuto con la pandemia), politiche, giuridiche, scientifiche, geopolitiche etc.. Dovremo forse pensarci tutti un po’ di più, non credete? Altrimenti che democrazia è?

NOTA: Questi articoli pubblicati negli ultimi giorni, nascono come post su Facebook e di riferiscono a quell’ambiente di discussione. I loro limiti andrebbero contestualizzati.

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