L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 15 marzo 2022

Uno due e Draghi è morto. L'uno è stato dato dai suoi padroni che hanno sbagliato completamente i tempi e hanno fatto sfumare il Quirinale. Il due è stato dato dall'Operazione speciale militare in cui tutto il suo carisma montato ad arte dal clero televisivo e del Circo mediatico si è dimostrato quello che è un vuoto a perdere. Abbiamo l'emergere della VERITÀ che ci fa vedere l'uomo nella sua entità, piccioneria e meschinità, pieno di livore soprattutto per chi mantiene orgogliosamente la schiena dritta e per fortuna in Italia sono ancora tanti

I cartelli nei supermercati parlano chiaro, Sallusti inchioda Draghi sull'economia di guerra


13 marzo 2022

Il Paese è sull'orlo della psicosi collettiva. Prezzi della benzina che salgono alle stelle. Autotrasportatori fermi e sul piede di guerra e aziende che chiudono perché non riescono a sopportare i costi lievitati negli ultimi giorni. Il premier Draghi tenta di gettare acqua sul fuoco e critica l'effetto allarmismo ma la realtà di un'economia di guerra comincia a essere sotto gli occhi di tutti. Se n'è parlato a In onda sul La7 dov'era ospite il direttore di Libero, Alessandro Sallusti.

"Il prezzo della benzina è insostenibile per le famiglie e l'economia di questo Paese - ha risposto il direttore di Libero alla domanda di Lilli Gruber - I pescherecci non escono più e le aziende sono già ferme perché non gli conviene produrre. Draghi non vuole chiamarla economia di guerra, allora chiamiamola economia Pippo ma la realtà è che nei supermercati ci sono cartelli con scritto "non più di due lattine di olio o di una bottiglia di latte" perché si stanno già esaurendo le scorte. La vita reale è questa"

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