L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 6 aprile 2022

Distruzione del tessuto industriale, FATTO, il mandato del VOSTRO Draghi continua imperituro. Disordini sociali per mancanza di cibo, con morti assicurati e istituzioni a pezzi, FATTO, i prodromi già si vedono, il prossimo anno si esplicherà completamente il piano. Dopo il caos l'uomo forte

Vi distraggono con Bucha mentre qui vi preparano la fame
Maurizio Blondet 5 Aprile 2022

Vedo che le tv danno una sola notizia: “Gli orrori di Bucha”, “il genocidio di Bucha”. Vi saturano di quelle immagini, 24 ore su 24, invadono la vostra psiche; e vi impediscono di sapere altro. Altre notizie che dovrebbero aprire i tg ed essere strillate nelle prime pagine, ve le nascondono. Come questa, apparsa su Italia Oggi, che è un valoroso ma piccolo giornale economico, letto da addetti ai lavori. Copio e incollo ciò che ha dichiarato il presidente di Confindustria:


Il presidente di Confindustria: il 16% delle imprese ha ridotto o interrotto le produzioni. Se continuiamo così si aggiungerà un altro 30% nei prossimi mesi

Il 16% delle imprese ha ridotto o interrotto le produzioni. Se continuiamo così si aggiungerà un altro 30% nei prossimi mesi. Se andiamo a scartamento ridotto è un problema per il Paese”.
Lo ha detto il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, concludendo il convegno organizzato da Confindustria Piemonte e Intesa Sanpaolo, spiegando che “se abbiamo l’inflazione core all’1,7%, mentre in Europa è al 3%, è perchè abbiamo assorbito nelle nostre filiere gli aumenti delle materie prime, quando le troviamo, e dell’energia. Ci stiamo tenendo dentro questi aumenti ma oggi non possiamo più reggere. Produrre è diventato antieconomico”.

Se perdureranno queste condizioni per altri 3 mesi la crescita sarà meno della metà, era prevista al 4%. Nel primo semestre rischiamo la recessione tecnica”.
“La crescita dovrebbe essere la stella polare di questo Paese”, ha continuato il presidente di Confindustria, sottolineando come spesso “le decisioni non vanno proprio in quella direzione, molte volte sono indirizzate al dividendo elettorale e poiche’ l’industria non vota, ha meno attenzione. Per decenni si è deciso di spingere sulla spesa corrente e non sugli investimenti perchè la spesa corrente vale per il dividendo elettorale”.

Bonomi chiede al governo “grandi riforme per colmare il gap e sanare gli ultimi 20 anni, sapendo che la politica e i partiti hanno difficoltà perchè responsabili delle mancate riforme. Il Pnrr oggi non basta più ad affrontare la situazione – abbiamo ritardi di logistica in tutto il mondo – e oggi c’è bisogno di una guida politica seria, precisa”.

Fin qui Italia Oggi.

Capite cosa significa? Disoccupazione alle stelle. Già oggi come conseguenza del 16% delle industrie che hanno smesso di produrre. E quanti milioni di disoccupati in più quando – non se ma quando – sarà chiuso il 30% delle imprese?

Lo stanno facendo deliberatamente: e lo fa capire lo stesso Bonomi, che è un personaggio assolutamente conformista, mainstream e laudatore di Mario Draghi.

Se il 30% di imprese chiudono a quanto salirà la disoccupazione? Un amico azzarda il 45%. Una cifra assolutamente inimmaginabile, a cui non osiamo aderire. Ma di sicuro milioni di lavoratori senza lavoro, e dunque senza salario per sfamarsi.

Lo spettro della fame concretissimo, aggravato dalla notizia che non è apparsa su nessun tg ma solo su un sito straniero specializzato in agricoltura, Agri-pulse:

[…]

“I paesi dell’UE dipendono dalla Russia per circa il 26% delle loro importazioni di urea, il 26% delle loro importazioni di fosfati e il 21% delle loro importazioni di potassio, afferma Taylor. Allo stesso modo, il Brasile è legato alla Russia, che fornisce circa il 46% delle importazioni di potassio del Brasile, il 20% delle importazioni di urea del paese e il 13% delle sue importazioni di fosfato”.

Con le “sanzioni alla Russia” che sono in realtà “sanzioni contro l’Italia” e il 30% delle imprese industriali nazionali che stanno per chiudere e lasciare sulla strada milioni di lavoratori, noi ci costruiamo con le nostre mani la fame – se non reagiamo.

Vogliamo continuare con le notizie d’apertura che non vi danno, per nascondervi che vi stanno preparando la fame?

La Azovstal è una delle più grandi imprese di laminazione dell’acciaio. Ha sede in Ucraina e dunque non esporta e non esporterà finché la guerra viene fatta durare (dagli anglo che sabotano ogni negoziato: oggi con fake come Bucha, di cui hanno pieni i serbatoi hollywoodiani). Ecco quanto le nostre industrie dipendono dai laminati Azovstal.

Le vendite della ditta. Lavora praticamente per noi.

Ma noi, prossimi affamati, veniamo spinti ossessivamente a commuoverci per i trucidati ucraini. Buon appetito (un augurio che presto diverrà inutile).

Da leggere insieme alla riflessione di Pecchioli, che ho postato sui Friends:


Roberto Pecchioli

Il sistema non ammette più deroghe e discrepanze. E’ obbligatorio essere fedeli alla linea, come ai tempi dell’Unione Sovietica. L’unica differenza è che la linea è dettata dall’apparato propagandistico ideologico delle sedicenti democrazie occidentali. Torna in auge la censura e intellettuali di antico lignaggio liberale, come Angelo Panebianco, esigono dal pulpito di grandi giornali che non suonino più campane diverse. Si riferiva allo spazio eccessivo che, a suo giudizio, sarebbe concesso a posizioni non allineate con il mainstream sulla guerra in Ucraina. Una volta il professore avrebbe insegnato compunto che proprio questa è la democrazia, il diritto di avere, manifestare e divulgare liberamente idee.

[…]

E, prima che sia troppo tardi, dare retta a



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