L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 4 aprile 2022

Dodici brigate, quelle che dovevano radere al suolo il Donbass sono rimasti imbrigliate nella sacca che i russi hanno fin dall'inizio voluto creare, è solo una questione di tempo, sono ormai tagliati fuori

Un week end di fuoco



Le giornate di venerdì e di ieri sono state in qualche modo cruciali: una valanga di fuoco si è abbattuta su tutte le linee di rifornimento che cercano di portare armi e munizioni della Nato nella saccatura del Donbass dove è accerchiato metà dell’ esercito ucraino: è stata distrutta la raffineria di Odessa, sono stati messi fuori uso gli aeroporti militari di Mirgorod Poltava, Dnepropetrovsk e i nodi ferroviari di Lozovaya e Pavlograd. Inoltre sono stati distrutti due depositi di armi munizioni missilistiche e di artiglieria, nonché 23 aree di concentrazione di equipaggiamento militare delle forze armate ucraine. Nella stessa giornata sono stati abbattuti di due elicotteri e 24 droni e infine c’è stato un attacco con missili Iskander al quartier generale della difesa a Kharkov dove sarebbero rimasti uccisi un centinaio di mercenari stranieri. Non a caso ormai non arrivano più “volontari” nonostante gli ingaggi siano stati notevolmente aumentati: i potenziali mercenari ormai hanno capito che la partita è persa e che se i russi riservano un trattamento dignitoso agli ucraini, che non c’entrano nulla con il Pravy Sektor, non sono disposti ad essere flessibili nei confronti della jihad nazista. Insomma le forze armate russe stanno isolando le rimanenti truppe ucraine, circa 12 brigate, che nella cartina di apertura del post si trovano nella zona blu dentro il cerchio giallo. Le truppe della Repubblica popolare di Lugansk hanno già cominciato ad attaccare, ma la battaglia sarà estesa a tutta l’area. Però senza rifornimenti di armi e munizioni gli ukie non potranno resistere a lungo e questo lo sanno proprio tutti a cominciare dalla Nato che si ostina a voler trasferire armi che per l’ucraina significano solo morti in più .

A proposito di mercenari stranieri: in uno degli elicotteri che hanno tentato di portare in salvo da Mariupol i caporioni nazisti dell’Azov pare ci fossero due ufficiali del servizio segreto francese che sono presumibilmente morti quando il velivolo è stato abbattuto sul Mar Nero. La Francia ha sempre negato la presenza dei propri uomini in Ucraina, ma evidentemente non è così a riprova che la parola dei Paesi occidentali non vale nemmeno la fatica di ascoltarla. D’altro canto un impiegato dei Rothschild come Macron può sottrarsi al dovere di intervenire in qualche modo nella guerra che i suoi datori di lavoro hanno preparato con tanto amore e con le loro stesse manine invisibili. In realtà questo fatto rivela la malafede con la quale gli OCCIDENTALI hanno operato per anni visto che la Francia, assieme alla Germania era uno dei garanti degli accordi di Minsk e dunque si può presumere che abbia fatto ben poco per convincere il governo di Kiev a rispettarlo. La Francia su suggerimento degli Usa è stato probabilmente uno dei Paesi che più ha contribuito a dare fuoco alle polveri, mentre fingeva di essere garante della pace. Oltretutto i due ufficiali dei servizi sono stati colpiti mentre tentavano di mettere in salvo i caporioni del reggimento Azov che ancora di nascondono nel complesso delle acciaierie di Mariupol, sapendo che i russi e le truppe delle repubbliche separatiste non vogliono procurare troppi danni a un enorme complesso industriale che sarà la chiave della rinascita. Dunque un’operazione militare che svela bene quale sia l’animus degli alleati del governo di Kiev.

Ma la sensazione generale è che ormai la situazione dell’Ucraina sia definitivamente compromessa e che quindi mentre si preme il piede e coi piedi sull'acceleratore della retorica e la stampa per tenere sotto il pungolo emotivo la popolazione si incarichi di inventarsi di tutto e di più compreso il fatto che gli ucraini prendono a calci le mine russe, si comincia a parlare di pace prima che sia davvero troppo tardi. Proprio oggi è stato rilanciato in termini in termini più concreti l’idea di un incontro Putin – Zelensky che ovviamente la Nato non vuole perché il comico potrebbe concedere più di quanto Washington vorrebbe. Ma un po’ la situazione militare, un po’ il fallimento delle sanzioni cominciano ad impaurire il sistema politico europeo che sta entrando in una fase di fibrillazione.

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