L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 1 aprile 2022

E' il clero televisivo, il Circo mediatico che spinge, ha il compito di immetterci in una narrazione completamente asservita all'oligarchia finanziaria statunitense

Psicologia di una catastrofe



Mentre quella corte dei miracoli che è il nuovo governo tedesco cerca disperatamente di tenere il punto sul pagamento in rubli del gas e in futuro di altre materie prime , Martin Brudermuller Ad della Basf, la più grande azienda chimica del mondo, ha detto chiaro e tondo al quotidiano Frankfurter Allgemeine che frenare o tagliare le importazioni di energia dalla Russia farebbe precipitare la Germania in una catastrofe economica simile a quella causata dalla seconda guerra mondiale. Andando in collisione col governo il cui ottimismo sembra confinare con la stupidità Brudermuller ha fatto un panorama della situazione che si creerebbe senza il gas russo che costituisce il 55 per cento del totale e ha ridicolizzato l’idea di poter far fronte alla mancanza abbassando di due gradi il riscaldamento. Il gas serve infatti a molte cose non ultima la produzione di fertilizzanti senza i quali la produzione agricola rischia di crollare, anche se questo effetto si dispiegherà in pieno il prossimo anno innescando possibili carestie.

E’ fin troppo chiaro che attraverso l’amministratore delegato di Basf l’industria tedesca ha lanciato un primo avviso di sfratto all’esecutivo, ma ciò che mi ha personalmente colpito in questa intervista è l’analisi che viene fatta degli atteggiamenti generali che sono fortemente influenzati dalla pressione dei media i quali tentano di indirizzare l’opinione pubblica verso posizione paranoicamente antirusse: i tedeschi ha detto Brudermuller stanno sottovalutando notevolmente le conseguenze di ciò che avverrebbe se la Russia chiudesse i rubinetti. “Molti hanno idee sbagliate. In molte delle conversazioni che ho le persone spesso non fanno alcun collegamento tra un boicottaggio della Russia e il proprio lavoro. Come se la nostra economia e la nostra prosperità fossero scolpite nella pietra “. In queste poche parole si saldano due atteggiamenti complementari: ovvero la convinzione della invincibilità occidentale che certo non è la folle asserzione di eccezionalità che vediamo in America, ma ne costituisce una sorta di innesto e contribuisce comunque a minimizzare le trasformazioni in corso e a ritenere di poter avere sempre la mano vincente, finendo così per odiare che mette in crisi questo stato animo di colonie col complesso del maggiordomo. A ciò si aggiunge la difficoltà, culturalmente coltivata dal pensiero unico di collegare tra loro le cose, ovvero la situazione generale e quella personale. Proprio questa difficoltà è all’origine degli equivoci, degli inganni e delle illusioni che hanno costellato la narrazione pandemica e che non hanno permesso una rapida reazione della gente contro un preciso piano di spoliazione che ancora in parecchi suscita incredulità, compresi quelli che già sono stati spogliati. La fede nel sistema e nella sua invincibilità fa come prima vittima l’intelligenza.

Del resto per tornare a bomba già molti mesi prima dell’inizio dell’operazione militare russa in Ucraina, i rappresentanti dell’industria tedesca hanno avvertito l’élite politica delle conseguenze negative che i prezzi elevati dell’energia avrebbero avuto sull’economia e sulla società, ma questi non sono stati colti sia da un milieu completamente fedele alla cupola nordamericana, sia dalla popolazione, la quale si è accontentata di fumosi e impossibili progetti di di sostituzione del petrolio e del gas russi con altre fonti di energia in un breve periodo di tempo. Così invece di spingere perché la politica europea imponesse agli Usa un compromesso sull’Ucraina, si è andati avanti alla giornata, accettando un ruolo ancillare e che certo i generosi rifornimenti di armi ai nazisti di Kiev per garantire a Washington il bagno di sangue che esige per essere stata umiliata, non riscattano ed anzi aggravano. Il fatto è che questa Europa completamente arresa alla cultura globalista e governata dai consigli di amministrazione non può tollerare il tramonto del senso di superiorità che si era cucito addosso come compenso per la distruzione delle culture del continente e della stessa politica. Ma oggi tutto torna in discussione.

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