L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 7 aprile 2022

I soldi ci sono ma la JP Morgan non può pagare gli obbligazionisti più che default sembra un dispetto a chi ha investito. Gli Stati Uniti dovrebbero sanzionare se stessi che continuano ad importare petrolio russo

Bond Russia, pagamenti “congelati” da Biden: scadenza 2042 resta a 33 centesimi
La Russia non riesce a pagare oltre 600 milioni di dollari relativi a due bond nella giornata di lunedì. Il default si avvicina.
di Giuseppe Timpone , pubblicato il 06 Aprile 2022 alle ore 07:41


Le immagini cruente e vergognose di Bucha hanno scosso il mondo. Inaccettabile per l’Occidente continuare ad assistere l’eccidio di civili ucraini da parte delle truppe russe. E così, l’amministrazione Biden ha inasprito le sanzioni finanziarie, mentre l’Europa si accinge a imporre l’embargo anche su petrolio e carbone. Lunedì, due pagamenti relativi ad altrettanti bond sovrani della Russia sono stati bloccati dagli USA. JP Morgan, che era stata incaricata da Mosca di curare i rapporti con gli obbligazionisti, ha ricevuto l’ordine del governo americano di non eseguire i pagamenti della cedola da 84 milioni sul bond 4 aprile 2042 e dei rimanenti 550 milioni ancora da rimborsare per l’obbligazione in scadenza proprio l’altro ieri.

In previsione di questo possibile inghippo e anche per mitigare l’impatto sulle riserve valutarie, la scorsa settimana la Russia aveva riacquistato i bond 2022 per 1,45 miliardi di dollari sui 2 miliardi totali in circolazione. Il pagamento era avvenuto in rubli. Le riserve di Mosca sono “congelate” in Occidente per circa 300 dei 643 miliardi di dollari disponibili prima della guerra. Fino a lunedì, gli USA avevano esentato dall’embargo i soli pagamenti dei bond russi a favore dei creditori esteri fino al 25 maggio prossimo. La fine anticipata di tale esenzione avvicina il rischio di default per il paese. Una volta trascorsi 30 giorni del periodo di grazia, i mancati pagamenti nella valuta di denominazione dei bond faranno scattare l’evento creditizio.

Bond Russia, default voluto dai bolscevichi

Per la Russia sarebbe un fatto storico. L’ultima volta che il paese non pagò i creditori esteri fu nel 1917 dopo la Rivoluzione di Ottobre, quando i bolscevichi saliti al potere si rifiutarono di riconoscere i debiti contratti dal governo sotto lo zar. Nel 1998, il default riguardò i soli titoli di stato domestici, mentre per quelli in valute estere si andò alla rinegoziazione. Allo stato attuale, il default rischierebbe di riguardare complessivamente fino a 40 miliardi di dollari, tanto valgono i 15 bond emessi sui mercati internazionali, per lo più in dollari ed euro.

Il bond russo 4 aprile 2042 e cedola 5,625% (ISIN: XS0767473852) ieri quotava esattamente 33 centesimi sul mercato secondario, offrendo un rendimento annuale del 20,6%. A questi prezzi, il default è stato praticamente scontato dagli investitori. Prima dell’invasione dell’Ucraina, lo stesso titolo prezzava decisamente sopra la pari. A inizio anno, infatti, stava in area 130, pari a un rendimento del 3,15%, a premio solamente di 110 punti base o 1,10% sul Treasury di pari durata.

L’obiettivo delle nuove sanzioni anti-Putin

Le nuove sanzioni americane puntano a mettere il Cremlino dinnanzi a un bivio: attingere alle riserve per pagare i creditori stranieri, ma a discapito di altri impieghi come il finanziamento della guerra; continuare a finanziare la guerra, ma dovendo dichiarare prima o poi default. Tuttavia, finché la Russia riceve dalla sola Europa quasi 1 miliardo di euro al giorno per le vendite di gas e petrolio, l’efficacia di tali sanzioni resta dubbia. Per questo USA ed Europa stanno tendendo ad azzerare le importazioni di energia dalla Russia, al contempo con Washington ad imporre sanzioni secondarie a quei paesi che continuassero a commerciare con Mosca. Un modo per prosciugare del tutto l’afflusso di valuta estera alla Russia, così che non disponga di risorse con cui proseguire la guerra in Ucraina.

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