L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 24 aprile 2022

Il NUOVO NAZISMO cala in Euroimbecilandia attraverso Zelensky, le istituzioni di tutti i paesi gli hanno aperto le porte per essere violentate e catechizzate, il Circo mediatico, il clero televisivo è parte integrante e attiva della NAZIFICAZIONE, la regia è degli anglostatunitensi la scenografia affidata ai professionisti dell'hollywoodismo

Gott mit uns. L’Europa sta covando un problema: l’Ucraina

di Sergio Cararo
13 aprile 2022

Chiude le porte al Presidente della repubblica tedesco, dice al Papa come deve essere fatta la via Crucis, ha congelato i negoziati per una tregua nella guerra. Va a braccetto solo con Stati Uniti e Gran Bretagna… ma vuole entrare a tutti i costi nell’Unione Europea, e quei due allocchi della Von der Leyen e di Borrell gli hanno portato anche l’invito di persona.

Le esternazioni di Zelenski e l’atteggiamento dei suoi emissari in Europa dovrebbero far venire i brividi invece di raccogliere applausi.

I governi europei forse non se ne sono resi conto ma hanno covato l’uovo del serpente ed ora li sta avvolgendo e sferra i primi morsi. Il presidente ucraino e il suo entourage, che arriva fino agli squadristi nelle Marche, si sentono ormai “dio dalla loro parte”: gott mit uns come la Germania nazista.

L’Ambasciata ucraina presso la Santa Sede ha contestato addirittura la decisione del Vaticano di far portare insieme la croce a una famiglia ucraina e una russa alla Via Crucis del Venerdì Santo al Colosseo, presieduta dal Papa.

“L’Ambasciata ucraina presso la Santa Sede – ha dichiarato l’ambasciatore Andrii Yurash – capisce e condivide la preoccupazione generale in Ucraina e in molte altre comunità sull’idea di mettere insieme le donne ucraine e russe nel portare la Croce durante la Via Crucis di venerdì al Colosseo”.

Il Presidente della Repubblica tedesco Frank Walter Steinmeier è stato dichiarato una persona “non voluta” a Kiev. Secondo il quotidiano Bild è stato lo stesso capo di Stato della Germania ad ammettere di aver proposto una visita in Ucraina assieme al presidente della Polonia e a quelli delle tre Repubbliche Baltiche, per dare “un forte segno della solidarietà europea” ma gli è stato risposto di no. “Sappiamo tutti degli stretti legami di Steinmeier con la Russia. Attualmente non è il benvenuto a Kiev”, ha dichiarato un diplomatico ucraino alla Bild.

Poi è arrivato ufficialmente il rifiuto del presidente ucraino Volodymyr Zelensky. I motivi del rifiuto sono le posizioni di apertura verso la Russia che Steinmeier ha avuto per molti anni, nel contesto della storica Ostpolitik tedesca e il suo aperto sostegno negli scorsi anni al gasdotto Nord Stream 2, che collega la Russia e la Germania.

Non solo. Il presidente ucraino intervenendo al Parlamento lituano, (ormai manca solo che lo invitino a parlare al programma “La pupa e il secchione”, ndr) aveva affermato che “se non c’è ancora una definizione chiara sul gas russo, allora non ci può essere certezza che l’Europa abbia una volontà comune per fermare i crimini militari russi per costringere la Russia alla pace”. “Non possiamo aspettare lo sviluppo del settimo o dell’ottavo o del nono, decimo, ventesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia per prendere decisioni davvero potenti”, ha detto Zelensky che poi è tornato a chiedere armi, armi, armi. “Chi non ci aiuta, si assume la responsabilità dei morti ucraini… E questa è anche responsabilità di coloro che ancora conservano nel proprio arsenale le armi di cui l’Ucraina ha bisogno. Responsabilità che rimarrà per sempre nella storia. Se avessimo jet, veicoli corazzati pesanti, artiglieria – aggiunge – saremmo in grado di porre fine a questa guerra”.

Dunque mentre le stolide classi dirigenti della Ue gli offrono l’invito a farne parte, Zelenski continua a prenderli a pesci in faccia e a fare man bassa di armamenti e consenso politico.

E’ anche questo uno dei motivi per cui questa guerra devastante per le sue onde lunghe sul futuro va fermata adesso, evitando di assecondarne l’escalation (fortemente voluta da Usa, Gran Bretagna e Ucraina), imponendo un negoziato e separando le responsabilità dei popoli da quelle di governi avventuristi e guerrafondai.

E’ questa la priorità delle priorità, prima che le soglie dell’orrore vengano innalzate ogni giorno di più, fino a precipitarci nel gorgo dell’Europa degli anni Trenta del secolo scorso.

Una sorta di storia rovesciata vede il dito indicare la minaccia nella Russia e nella demonizzazione di Putin (le cui ambizioni di potenza appaiono piuttosto circoscritte all’area post sovietica), mentre è proprio dentro l’Europa che viene alimentato da Usa e Gran Bretagna una guerra e un focolaio nazionalista e neonazista che trova strade spianate e facilitazioni che lasciano allibito chiunque abbia un minimo di raziocinio. Un tentativo fin troppo evidente di ostacolare ogni ambizione all’autonomia strategica dell’Unione Europea.

Al contrario proprio chi cerca di segnalare questo pericolo viene liquidato e azzittito in nome di un anatema di filoputinismo che ormai si abbatte su un fronte vastissimo che va da Lucio Caracciolo di Limes al Pontefice, dall’Anpi all’Avvenire. La sicumera con cui una ventina di ucraini hanno invaso una conferenza della saggista Sara Reginella a Senigallia, è indicativa di come l’uovo del serpente dell’ultranazionalismo ucraino stia nidificando anche nella periferia del nostro paese senza incontrare ostacoli da parte istituzionale.

Toccherà ancora una volta agli antifascisti fare barriera, con ogni mezzo necessario, in Italia e in Europa.

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