L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 7 aprile 2022

Il senso degli interventi di Berlinguer Luigi, di De Mauro e della Moratti è infatti l’aziendalizzazione della scuola. Si tratta di una vera violenza perché la scuola non può essere azienda per sua natura

Insegnare la scienza
di Salvatore Bravo
2 aprile 2022

Il ministro alla sanità Speranza e all’istruzione Bianchi hanno firmato un protocollo il 17 febbraio il cui fine è “ La Tutela dei diritti alla salute, allo studio e all’inclusione”, all’interno dell’accordo vi è “il valore della vaccinazione”, ovvero bisogna insegnare la funzione della vaccinazione per la tutela della salute. La vaccinazione, si suppone, sia già parte dei programmi scolastici, ma il ministero ritiene di dover fugare dubbi su di essa e sui suoi eventuali effetti avversi insegnando sin dai più giovani a credere e a vaccinarsi senza avere dubbio alcuno e seguendo la versione ufficiale, la quale è neutra e notoriamente libera. Sollevare dubbi è ancora lecito, si spera, e a pensar male, come affermava Andreotti, significa pensar bene. In questo biennio pandemico, malgrado il risultato statistico della vaccinazione di massa, il sistema postdemocratico sa bene che il risultato numerico è stato ottenuto col ricatto, e non pochi dubbi serpeggiano. La fiducia in una scienza libera e al servizio dell’essere umano è ormai impossibile da credersi. La scienza si è mostrata parte integrante del potere economico e della logica del biopotere.

La scienza al singolare, si è frantumata in una pluralità di versioni e, specialmente, gli scienziati si sono mostrati personaggi in linea con la società dello spettacolo. Il re è nudo, ma si continua nella nomenclatura di regime a ripetere di avere fiducia nella scienza come se essa fosse il dito di dio in terra. Certamente è il dito del potere in terra, è talmente invischiata col potere politico ed economico da essere indistinguibile dagli stessi. In questa cornice storica di manipolazione e negazione della verità, del dialogo e della trasparenza, il potere deve puntare sui giovani, sono da formare per il futuro, essi sono i futuri consumatori del mercato della salute. I vaccini sono prodotti da privati che contrattano con gli Stati, i quali sono il mercato delle multinazionali, questo non è un dettaglio, ma verità inoppugnabile.

Si avvia una campagna di informazione sulla vaccinazione, lo scopo è tacitare i dubbi, rimuovere le domande più insidiose ed allontanare il rischio che una parte della popolazione possa ascoltare, aderire e schierarsi tra i cosiddetti “novax”, termine giornalistico di regime e dei positivisti integralisti che non solo sono incapaci di distinguere la pluralità di posizioni al suo interno, ma specialmente il termine è servito per creare ad hoc pregiudizi e ostilità di massa e coprire col velo di Maya della contrapposizione le contraddizioni in atto. Colpisce che, mentre gli studenti sono in piazza, contro l’alternanza scuola lavoro, lo sfruttamento legalizzato e la morte di due studenti, arrivino risposte solo per i vaccini, il resto pare secondario. Gli studenti li si lascia protestare senza dialogo, le manifestazioni sono uno sfogatoio, in cui scaricano lo stress da confinamento (c’è il bonus psicologo), pertanto non arriveranno risposte. Il potere che non dà risposte, ma dona bonus per la salute mentale è discutibile, in quanto è esso stesso parte del malessere generale. La gente vuole risposte, ma riceve solo ordini e obblighi. L’ammalarsi per non pochi è la logica conseguenza, in quanto un potere cieco e sordo fa sentire i suoi cittadini servi al guinzaglio. La postdemocrazia lascia le libertà formali, possono essere praticate, ma tutto è stato già deciso. L’impegno per la tutela della salute e il valore della vaccinazione insegnato, si ipotizza, da esperti in eventuali progetti, serve ad eliminare un altro segmento di libero scambio e di libertà dei docenti e degli alunni. Si vuole controllare per evitare che si dicano o si diano informazioni sgradite al sistema. Gradualmente la libertà di insegnamento è erosa da attività specialistiche, il cui scopo è controllare le parole, rafforzare la versione ufficiale e fugare dubbi. La versione ufficiale italiana e la sua pratica integralista costituita da obblighi e green pass è smentita dall’Europa intera che va verso la normalità, o meglio allenta misure e green pass, ma nei TG nulla appare. La marcia indietro che si sta concretizzando in Austria sull’obbligo non appare nei TG, ma le informazioni sono scelte per sostenere la versione del governo. Si preferisce informare gli spettatori, non più cittadini, di cantanti e canzonette. La società degli spettatori deve continuare a scuola, dove gli esperti devono stabilire le parole e i concetti che si possono trasmettere e non comunicare. Dove vi è scuola vi è comunicazione, ovvero si mettono in comune informazioni e si ricostruisce col pubblico uso della ragione la verità, dove vi è trasmissione non vi è scuola, ma solo l’addomesticamento ammantato con le belle parole della versione ufficiale. Costanzo Preve ha denunciato il pensiero cerimoniale, siamo dinanzi alla pedagogia cerimoniale, la quale è politicamente coretto mascherato da informazione e libertà. La pedagogia cerimoniale ha le sue liturgie e versioni ufficiali, è il nuovo nemico da abbattere, in quanto essa è già parte dell’istituzione scolastica. Se forme di resistenza qualitativa sono state possibili lo si deve alla libertà d’insegnamento che gradualmente scompare sotto i colpi dell’offerta formativa e dei progetti ufficiali. Ritornano le parole di Massimo Bontempelli, il quale ha denunciato sin dal suo affermarsi la scuola azienda quale luogo in cui il sistema esercita il suo dominio e crea i suoi fedeli servitori:

Il senso degli interventi di Berlinguer, di De Mauro e della Moratti è infatti l’aziendalizzazione della scuola. Si tratta di una vera violenza perché la scuola non può essere azienda per sua natura. Tant’è vero che quando si pone la cosiddetta concorrenza tra le scuole, che viene tanto esaltata, basta che uno abbia gli occhi per vedere: non è che la concorrenza gioca sui contenuti migliori. La concorrenza avviene su un terreno deteriore, sul terreno dell’immagine, di ciò che è immediatamente utile. Non è il caso di discutere qui il senso del criterio aziendale della concorrenza, ma essa sarà anche utile alle aziende, certamente però rispetto alla scuola non ha senso. Provo a chiarire questa affermazione, che richiederebbe approfondimenti ulteriori, con un esempio. Una volta mi recavo ad una conferenza presso una scuola. La signora che mi accompagnava mi spiegava come in quella scuola all’avanguardia si insegnassero materie come Antropologia culturale, Psicoanalisi. Io rimasi un po’ perplesso, chiesi dove trovavano insegnanti per insegnare materie così complesse. Candidamente, questa signora mi spiegò che erano svolte da insegnanti di altre materie, e che comunque quei corsi erano relegati al sabato nelle ultime ore. Chiesi allora perché attivare materie così importanti per svolgerle in maniera così marginale. Perché attirano gente, fu la risposta1”.

In questi tempi, in cui è facile perdersi nella quotidiana mortificazione, resistere può significare far conoscere il pensiero di Massimo Bontempelli e Costanzo Preve, i quali, senza ridicole idolatrie, possono aiutare allievi e docenti a capire il presente per pensare il futuro.

Note

1 Massimo Bontempelli, La convergenza del centrosinistra e del centrodestra nella distruzione della scuola italiana, Petite Plaisance p Pistoia, pp. 4,5

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