L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 8 aprile 2022

Il VOSTRO Mario Draghi continua a dimostrarsi un vuoto a perdere

Mario Draghi riarma il bazooka contro la crisi: "Pronti a fare di tutto". Poi la gaffe sul condizionatore


Antonella Scutiero 07 aprile 2022

In uno scenario economico in peggioramento e incerto il governo vara il «Def di guerra» prevedendo un nuovo intervento, subito dopo Pasqua, di sostegno all’economia da circa 5 miliardi e senza escluderne ulteriori se e quando saranno necessari (perché non prima di Pascqua?). «Faremo tutto ciò che è necessario per aiutare famiglie e imprese», assicura il premier, Mario Draghi, che frena però chi - in primis il M5s - chiede a gran voce uno scostamento di bilancio. Questo perché «cinque miliardi per tutto il 2022 non bastano», dicono prima il capodelegazione Stefano Patuanelli e poi il leader Giuseppe Conte. Ma Draghi rinnova l’appello all’unità: «Ci sono diversità anche profonde di vedute ma queste battaglie a cosa portano? Al fatto che le istituzioni non rispondono ai bisogni dei cittadini, bisogni che in questo momento sono disperati - evidenzia - io non penso che le forze politiche abbiano queste intenzioni, io penso che alla fine prevalga lo spirito comune. Vi parrò ingenuo, ma la penso così».

La fotografia la scatta il ministro dell’Economia, Daniele Franco: la crescita di quest’anno dal 4,4 previsto a fine 2021 scende al 2,9% nel quadro tendenziale, risalendo al 3,1% per effetto del provvedimento atteso dopo Pasqua - che conterrà misure contro il caro carburanti ed energia, garanzie credito e assistenza ai profughi Ucraina - che vale lo 0,2% del Pil, per circa 5 miliardi. Risorse che arrivano dallo spazio fiscale di 0,5 punti creato dalla differenza tra il deficit programmatico e tendenziale - in tutto 9 miliardi - di cui circa 4 già impegnati dagli scorsi interventi. prevediamo un indebitamento netto tendenziale pari al 5,1% quest’anno. Il governo spera ancora in un intervento europeo coordinato - serve un intervento che mutualizzi gli effetti delle sanzioni, invoca il ministro dem Andrea Orlando - «C’è l’intenzione di dare una risposta comune, ci sono posizioni diverse, ci sarà una proposta della commissione sul prezzo dell’energia, non so se ci sarà una proposta sul gas e non so se verrà accettata perché ci sono posizioni diverse tra noi, la Germania e l’Olanda. Probabilmente il consiglio europeo di maggio sarà la conclusione. Però non possiamo aspettare solo l’Europa, la mia intenzione è di prendere anche provvedimenti a livello nazionale», incalza Draghi che rilancia il price cap europeo come unica soluzione «ragionevole» per imporre un prezzo massimo che non sia «stravagante» come quello attuale.

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