L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 8 aprile 2022

Il VOSTRO Mario Draghi è un vuoto a perdere, ne combina una dopo l'altra. Se non vi vaccinate morirete, e i 100 euro di rapina per una inoculazione non obbligatoria

Draghi esegue la “distruzione della domanda” voluta da Schwab.
Maurizio Blondet 7 Aprile 2022

Da Atlantico Quotidiano. Cliccate per leggerlo nel sito originale:

Federico Punzi

“… in gioco non c’è una frazione di comfort casalingo a cui potremmo tutti rinunciare: una doccia calda più breve, il termostato impostato su uno o due gradi in meno, un maglione in più, o la rinuncia all’aria condizionata d’estate.

Altro che docce e condizionatori, in gioco c’è la distruzione della domanda energetica e una crisi industriale e occupazionale. Come ha ammesso Davide Tabarelli, presidente e fondatore di Nomisma Energia, martedì sera a Fuori dal Coro, su Rete Quattro, rinunciare al gas russo si può, certo. Possiamo farcela, ma nel breve termine con i razionamenti, con la “distruzione della domanda”. Il che vuol dire industrie ferme, che rinviano o riducono la produzione, oppure che chiudono proprio. Una “decrescita poco felice”, chiosa Tabarelli. Il gas per sostituire 29 miliardi di metri cubi l’anno dalla Russia non c’è. Ne possiamo trovare 10-15. Lo spiega con grande chiarezza nelle sue analisi su La Verità Sergio Giraldo (@durezzadelviver su Twitter)

[…]

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