L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 29 aprile 2022

IPOCRITI

EMBARGO PETROLIFERO / REGNO UNITO
Come il petrolio russo arriva nel Regno Unito nonostante l'embargo

Lo scorso marzo il premier Boris Johnson aveva annunciato lo stop alle importazioni, ma secondo Greenpeace il commercio dell’oro nero non si è mai interrotto

Boris Johnson a Kiev con Volodymyr Zelensky

Nonostante il Regno Unito abbia ufficialmente deciso lo stop al petrolio russo, Londra starebbe continuando a finanziare Mosca tramite acquisti “indiretti” di greggio, facendolo arrivare su navi di Paesi terzi. L’importazione di petrolio dalla Russia avrebbe raggiunto un valore di circa 220 milioni di sterline (oltre 260 milioni di euro) solo dall’inizio della guerra in Ucraina, due mesi fa. È quanto sostiene Greenpeace.

Stando ai dati forniti dall’organizzazione no-profit riportati dall’Indipendent, sarebbero quasi 2 milioni i barili importati da fine febbraio, per un totale di circa 257mila tonnellate di greggio. Gli attivisti di Greenpeace hanno monitorato l’ingresso in acque britanniche di otto navi cisterna provenienti dalla Russia, nonostante il governo di Boris Johnson avesse promesso di eliminare gradualmente le importazioni dell’oro nero da Mosca.

Tra le sanzioni imposte al Cremlino, Londra ha vietato alle navi di proprietà russa (o battenti bandiera russa, o gestite da compagnie russe) di entrare nel Regno Unito. Ma, denuncia Greenpeace, questo non impedisce a una petroliera straniera di entrare nel Paese con un carico dalla Russia.

Un’ipocrisia insostenibile secondo Georgia Whitaker, di Greenpeace Uk, che ha ribadito come la guerra di Vladimir Putin contro l’Ucraina (cui Johnson ha promesso il “sostegno incrollabile” del Regno Unito) sia “in gran parte finanziata dai combustibili fossili”. Ma, ha detto, “nonostante il crescente numero di morti, il governo britannico si è dato fino alla fine dell’anno per smettere di importare il petrolio russo insanguinato”.

Il boicottaggio di Londra contro petrolio, gas e carbone russi è stato annunciato lo scorso marzo e dovrebbe essere completato, secondo le dichiarazioni ufficiali, entro il 2022. Nello stesso periodo, l’Ue dovrebbe aver diminuito la sua domanda di gas dalla Russia di circa due terzi.

Il vicepremier russo Alexander Novak ha avvertito dell’impatto “catastrofico” degli embarghi energetici sull’economia mondiale, con i prezzi al barile che dagli attuali 125 dollari (118 euro), già un massimo storico, potrebbero arrivare a sfondare quota 300 dollari (283 euro).

Anche gli economisti hanno predetto un impatto significativo delle sanzioni energetiche sulle economie occidentali: per Samuel Tombs di Pantheon Macroeconomics il prezzo della benzina al distributore potrebbe aumentare del 50% in aprile, spingendo in alto l’inflazione al consumo fino all’8,7%.

Nessun commento:

Posta un commento