L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 22 aprile 2022

L’economia italiana non andrà in malora per lo smart working, semmai per il costo esorbitante di luce e gas.

E ora Brunetta deve scegliere tra la guerra a Putin e la lobby del panino
Solo a ottobre il ministro Brunetta ostentava fierezza per avere posto fine allo smart working negli uffici pubblici. La guerra e Putin sconfessa tale scelta.
di Giuseppe Timpone , pubblicato il 21 Aprile 2022 alle ore 06:52


Vi ricordate il ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, tutto contento e pimpante nell’autunno scorso per avere ordinato il rientro in ufficio ai dipendenti statali? Aveva annunciato orgoglioso la fine dello smart working. A suo dire, esso sarebbe stata una pacchia per i beneficiari in oltre un anno e mezzo di pandemia. Intendiamoci, non ebbe tutti i torti nel fare tale esternazione. Tuttavia, la crociata quasi ideologica del ministro rischia d’infrangersi dopo soli pochi mesi contro la necessaria (?!?!) guerra a Putin.

Il decreto Bollette ha disposto per gli uffici pubblici nuove regole per l’uso dei condizionatori. Durante l’estate non potranno restare accesi a temperature inferiori a 27 gradi, pur con una tolleranza fissata in 2 gradi. Durante l’inverno, invece, non potranno superare i 19 gradi, anche in questo caso con una soglia di tolleranza di 2 gradi. Di fatto, massimo 21 gradi in inverno e minimo 25 gradi d’estate. Tali regole resteranno in vigore fino al 31 marzo 2023. Consentiranno, stando ai calcoli del governo, di risparmiare tra 2 e 4 miliardi di metri cubi di gas, qualcosa come mediamente il 4% dei consumi nazionali complessivi.

La guerra a Putin passa anche dallo smart working

Restano esclusi per il momento le abitazioni private e gli ospedali. Per le prime, un’ovvietà: chi mai controllerebbe se le famiglie accendessero il condizionatore oltre i limiti consentiti? Peraltro, non ci sarebbe stato bisogno di una guerra a Putin per disporre qualcosa di buon senso per gli uffici pubblici. Perché mai sprecare energia al loro interno? La Germania sta andando nella stessa direzione. Il vice-cancelliere Robert Habeck, che è anche ministro dell’Economia e della Protezione ambientale, ha invitato i tedeschi ad andare a piedi o in bici, così come a ridurre i consumi di energia nelle loro case.

Insomma, volete la pace o il condizionatore acceso per rievocare il premier Mario Draghi? Il punto è che fino a poche settimane fa, le priorità del governo erano molto diverse da quelle accennate con il decreto Bollette. Lo smart working era visto come un male da Brunetta in quanto minaccia per la cosiddetta “economia della pausa pranzo”. La lobby del panino, per usare un’espressione volutamente ironica, aveva avuto la meglio sulle ragioni sanitarie, di efficienza amministrativa e, se vogliamo, ambientali. Lavorare da casa quando possibile, anziché recarsi inutilmente in ufficio, implica minori consumi di carburante e risparmi energetici presso gli edifici pubblici. Certo, d’altra parte aumenterebbero i consumi di energia presso le abitazioni, ma al netto il saldo sarebbe positivo per la componente legata alla minore mobilità.

La lobby del panino sconfitta da bollette luce e gas

Eppure, serviva la guerra a Putin per trovare ragionevole ciò che già appariva tale. Brunetta avrà fiutato l’aria e in audizione in Parlamento ha da poco annunciato che lo smart working rimarrà possibile per i dipendenti pubblici definiti soggetti fragili. Insomma, per ragioni sanitarie. La verità è forse più prosaica: con una guerra in corso, le ragioni della lobby del panino sono diventate secondarie rispetto all’obiettivo primario di minimizzare i consumi di energia per allentare la dipendenza dalla Russia il più velocemente possibile. Inoltre, i costi di luce e gas sono esplosi al punto tale da rendere sempre meno conveniente tenere aperti uffici pubblici a carico dello stato, quando questi potrebbero essere sostenuti dai lavoratori nelle loro abitazioni private.

Le priorità sono cambiate repentinamente e Brunetta dovrà adeguarvisi. La pandemia ha funto da accelerazione di alcune tendenze già in atto negli anni passati e che, a maggior ragione, stanno prendendo piede con la guerra in corso tra Russia e Ucraina per via dell’impatto negativo che sta avendo sulle nostre economie. Difficile che il ministro ammetta di avere sbagliato, più semplice che firmi ordinanze congiunte con il collega Andrea Orlando che smentiscano le proprie esternazioni recenti.Con buona pace della lobby del panino, l’economia italiana non andrà in malora per lo smart working, semmai per il costo esorbitante di luce e gas.

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