L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 23 aprile 2022

L'indottrinamento che il clero televisivo ci fa tutti i giorni a tutte le ore per farci aderire al NUOVO NAZISMO coccolato e fatto crescere in Ucraina dagli anglostatunitensi che si basa sulla russofobia ignora i missili sionisti e turchi che producono morti. Non tutte le morti sono rispettate nel medesimo modo

GLI ALTRI CONFLITTI / TURCHIA
Le bombe che non fanno rumore, Turchia e Israele attaccano Kurdistan e Gaza

L'esercito di Tel Aviv ha preso di mira la Striscia in risposta al lancio di razzi di Hamas, a Gerusalemme tensione alle stelle. Erdogan ha lanciato una campagna in Iraq contro il Pkk

Alfonso Bianchi Giornalista21 aprile 2022 17:26

Sostenitori di Hamas e della Jihad islamica protestano a Gaza dopo gli scontri sulla Spianata delle Moschee di Gerusalemme - foto Ansa EPA/MOHAMMED SABER

Mentre gli occhi di tutto il mondo sono puntati sull'Ucraina e i bombardamenti dei russi, anche in altre parti del mondo l'artiglieria pesante è in azione. Israele e Turchia hanno lanciato missili e attacchi di terra rispettivamente contro la Striscia di Gaza palestinese e il Kurdistan iracheno. L'esercito di Tel Aviv ha bombardato prima dell'alba di oggi quelli che afferma essere obiettivi militari del movimento islamista Hamas in risposta al lancio di un nuovo razzo, il secondo in tre giorni. Il tutto mentre continuano gli scontri sulla Spianata delle Moschee di Gerusalemme, con le tensioni che sono iniziate venerdì 15 aprile dopo che la polizia ha fatto irruzione nel terzo luogo più sacro dell'islam mentre migliaia di fedeli erano riuniti per pregare all'interno del mese del Ramadan.

A Gaza l'esercito ha reso noto di aver bombardato "una postazione militare e l'accesso a un tunnel terroristico che conduce a un complesso sotterraneo, contenente sostanze chimiche grezze utilizzate per fabbricare i motori dei razzi". L'attacco ha seguito di poche ore il lancio di un razzo da parte di Hamas ieri sera, che ha colpito il cortile di una residenza nella città di Sderot ma non ha provocato feriti. Ore dopo, gli allarmi antiaerei sono risuonati a più riprese nelle comunità israeliane che circondano la Striscia, uno attivato dal lancio di un razzo caduto all'interno dell'enclave e altri a seguito di quelli che si ritiene siano stati colpi di arma da fuoco, che hanno attivato il sistema di difesa Iron Dome. Il portavoce dell'esercito ha detto che lo scontro a fuoco notturno è stato "il più significativo dall'operazione Guardiano delle Mura", la guerra durata 11 giorni tra Israele e Hamas lo scorso maggio e che è terminata con l'uccisione di più di 250 palestinesi e 13 israeliani. Da marzo, le forze di Tel Aviv hanno ucciso almeno 29 palestinesi nei raid in Cisgiordania e una serie di attacchi mortali da parte di arabi nelle strade hanno ucciso 14 persone in Israele.

Si è poi conclusa oggi la prima fase dell'offensiva lanciata da Ankara lunedì contro le basi del Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk) nel nord dell'Iraq presso il confine con la Turchia, che fa arte di una campagna che va avanti da tempo anche in Siria contro la milizia curda siriana delle Unità di protezione popolare Ypg. Entrambe le organizzazioni, che si battono per il diritto all'autodeterminazione dei curdi, sono considerate gruppi terroristici da Ankara. "Ripuliremo le terre dell'Iraq dal terrorismo e garantiremo la sicurezza dei nostri confini", ha affermato il presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Aerei da guerra, elicotteri e droni turchi hanno colpito obiettivi militanti curdi nel nord dell'Iraq in operazioni aeree e terrestri che hanno preso di mira strutture che vanno dai campi di addestramento ai depositi di munizioni. Secondo il ministero della Difesa turco, 30 militanti del Pkk sarebbero stati uccisi nell'operazione mentre un soldato turco è morto in seguito all'esplosione di un ordigno.

E l'intervento militare sarebbe avvenuto “in stretto coordinamento” con Baghdad, ha assicurato Erdogan. Un'affermazione smentita dallo stesso governo iracheno. Il ministero degli Affari ha convocato Ali Riza Guney, l'ambasciatore turco a Baghdad, a cui è stata consegnata "una lettera di protesta per chiedere la fine degli atti provocatori e delle violazioni inaccettabili", e in cui si "rinnova la richiesta affinché siano ritirate tutte le forze turche presenti sul suolo iracheno, nel pieno rispetto del vincolo della sovranità nazionale". Il Pkk ha preso le armi contro lo stato turco nel 1984, chiedendo prima l'indipendenza della regione curda e poi uno assetto confederale. Più di 40mila persone sono state uccise nel conflitto, che in passato si è concentrato principalmente nel sud-est della nazione.

Nessun commento:

Posta un commento