L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 2 aprile 2022

L'Ucraina è stata il catalizzatore per accelerare il legami in Eurasia

I legami tra la Russia e l'India preoccupano l'Occidente

Il ministro degli Esteri di Mosca, Sergei Lavrov, è diretto a Delhi per una visita di due giorni, al termine della tappa in Cina, dove ha rinsaldato i legami con Pechino. L'India non ha finora condannato la Russia per l'invasione e si è astenuta dal voto per una risoluzione di condanna alle Nazioni Unite

aggiornato alle 07:1001 aprile 2022

© Money SHARMA / AFP
- Vladimir Putin e Narendra Modi

AGI - I legami tra India e Russia finiscono nel mirino degli Stati Uniti, che criticano Delhi per il sospetto che il Paese asiatico possa sostenere economicamente la Russia durante l'invasione dell'Ucraina, proprio mentre il ministro degli Esteri di Mosca, Sergei Lavrov, è diretto a Delhi per una visita di due giorni, al termine della tappa in Cina, dove ha rinsaldato i legami con Pechino.

Nonostante chieda il cessate il fuoco e sia favorevole a una soluzione diplomatica alla guerra, l'India, il maggiore acquirente di armamenti da Mosca, non ha finora condannato la Russia per l'invasione e si astenuta dal voto per una risoluzione di condanna alle Nazioni Unite, su cui Mosca ha posto il veto.

La posizione morbida di Delhi, che come Pechino non sostiene le sanzioni alla Russia, non era sfuggita al presidente Usa, Joe Biden, che aveva definito "tentennante" l'India nella questione ucraina, ma un richiamo ancora più diretto è arrivato dalla segretaria al Commercio degli Stati Uniti, Gina Raimondo.

"Ora è il momento di stare dalla parte giusta della storia", ha detto, "e stare con gli Stati Uniti e decine di altri Paesi, sostenere la libertà, la democrazia e la sovranita' del popolo ucraino, e non finanziare, alimentare e aiutare la guerra del presidente Putin".

Il pressing statunitense sull'India ha coinvolto direttamente anche il segretario di Stato Usa, Antony Blinken, che ha avuto un colloquio telefonico con il suo omologo indiano, Subrahmanyam Jaishankar, proprio mentre si trova in India il vice consigliere per la Sicurezza Nazionale statunitense, Daleep Singh - considerato l'architetto delle sanzioni alla Russia - per discutere con esponenti del governo indiano sia di questioni regionali che dell'impatto sull'economia mondiale dell'invasione russa dell'Ucraina.

Nel colloquio, Blinken e S. Jaishankar hanno parlato del "peggioramento della situazione umanitaria in Ucraina" e degli sforzi congiunti "per promuovere un libero, aperto, sicuro e prospero Indo-Pacifico", secondo quanto riferito in una nota dal portavoce del Dipartimento di Stato, Ned Price. I contatti tra Usa e India continueranno anche il mese prossimo, quando a Washington si terranno i colloqui in formato "2+2" sulle politiche Estere e di Difesa.

Forte richiamo all'India anche dall'Australia, che assieme agli Usa, al Giappone e all'India fa parte del format Quad, che ha l'obiettivo di contrastare la percepita aggressività della Cina nell'Indo-Pacifico. È importante che le democrazie collaborino, ha detto il ministro del Commercio di Canberra, Dan Tehan, "per mantenere l'approccio basato sulle regole che abbiamo avuto sin dalla Secondo Guerra Mondiale".

Nello scacchiere indiano si inserisce, infine, anche la Gran Bretagna: la segretario agli Esteri di Londra, Liz Truss, è attesa a partire da oggi a Delhi - nelle stesse ore in cui ci sarà anche Lavrov - e chiederà al governo di Narendra Modi di "ridurre la propria dipendenza strategica" da Mosca.

Al centro delle speculazioni sul ruolo dell'India nella crisi c'è la proposta di Mosca di vendere direttamente il petrolio russo a Delhi con uno sconto fino a 35 dollari al barile rispetto ai prezzi precedenti all'inizio della guerra con l'Ucraina, secondo quanto riferisce l'agenzia Bloomberg.

La Russia ha anche offerto pagamenti denominati in rubli e rupie utilizzando il sistema Spfs, bypassando quindi il sistema internazionale di pagamenti Swift: sul progetto, che coinvolgerebbe il colosso russo Rosneft e Indian Oil Corporation e potrebbe minare l'efficacia delle sanzioni alla Russia, il governo indiano non si è ancora espresso, ma il piano potrebbe fare parte dell'agenda degli incontri di oggi e domani di Lavrov a Delhi.

Il greggio russo arriverebbe sulle coste orientali dell'India dal porto di Vladivostok, evitando quindi la rotta baltica, in meno di venti giorni di viaggio. In cambio, per riequilibrare i rapporti commerciali, Delhi punta ad aumentare le esportazioni di medicinali, prodotti ingegneristici e prodotti chimici verso Mosca.

Pur condividendo, almeno in parte, l'approccio della Cina alla questione ucraina, il rapporto dell'India con Pechino rimane più complesso di quello con Mosca. Le relazioni sono in stallo per le dispute nelle aree di confine himalayano tra i due giganti asiatici, riacutizzatesi nel 2020 e culminate con scontri che hanno provocato vittime da entrambe parti.

"Le frizioni e le tensioni innescate dagli spiegamenti cinesi fin dall'aprile 2020, non si possono conciliare con una relazione normale tra i due vicini", aveva dichiarato, settimana scorsa, il ministro degli Esteri indiano S. Jaishankar, al termine dell'incontro con il suo omologo cinese, Wang Yi, il primo dalle schermaglie di giugno 2020 nella valle di Galwan, dove hanno perso la vita venti soldati indiani e quattro soldati cinesi.

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