L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 28 aprile 2022

Mattarella Mattarella ma cosa dici, le sanzioni sono atti di guerra, forse non lo sai

Mattarella: la Russia sappia fermarsi, Italia pronta a nuove sanzioni senza esitazioni
Il Capo dello Stato nel suo intervento a Strasburgo: «L’aggressione russa spinge unità europea. La responsabilità è del Cremlino, non del popolo»

27 aprile 2022

(ANSA)

«La guerra è un mostro vorace, mai sazio. La tentazione di moltiplicare i conflitti è sullo sfondo dell’avventura bellicista intrapresa da Mosca. La devastazione apportata alle regole della comunità internazionale potrebbe propagare i suoi effetti se non si riuscisse a fermare subito questa deriva». Sono le parole pronunciate dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel suo intervento al Consiglio d’Europa, nel corso del quale il Capo dello Stato italiano ha sottolineato che «non si può arretrare dalla trincea della difesa dei diritti umani e dei popoli. La ferma e attiva solidarietà nei confronti del popolo ucraino e l’appello al Governo della Federazione Russa perché sappia fermarsi, ritirare le proprie truppe, contribuire alla ricostruzione di una terra che ha devastato, è conseguenza di queste semplici considerazioni». Per Mattarella «l’aggressione della Russia sollecita ancor di più la spinta all’unità dei Paesi e popoli europei che credono nella pace, nella democrazia, nel rispetto del diritto internazionale e nello Stato di diritto».

«La Russia ha scelto di mettersi fuori dalle regole»

In quello che è il suo primo discorso all’estero dalla rielezione Mattarella ha sottolineato che «di fronte a un’Europa sconvolta dalla guerra nessun equivoco, nessuna incertezza è possibile. La Federazione Russa, con l’atroce invasione dell’Ucraina, ha scelto di collocarsi fuori dalle regole a cui aveva liberamente aderito, contribuendo ad applicarle». Mattarella ha poi sottolineato che «la responsabilità della sanzione adottata (l’esclusione del Consiglio d’Europa, ndr) ricade interamente sul Governo della Federazione Russa. Desidero aggiungere: non sul popolo russo, la cui cultura fa parte del patrimonio europeo e che si cerca colpevolmente di tenere all’oscuro di quanto realmente avviene in Ucraina».

Il Capo dello Stato ha citato Robert Schuman quando diceva che «la pace non potrà essere salvaguardata se non con sforzi creativi, proporzionali ai pericoli che la minacciano. Se perseguiamo obiettivi comuni, per “vincere” non è più necessario che qualcun altro debba perdere. Vinciamo tutti insieme».

Italia pronta a nuove sanzioni senza esitazioni

«L’impianto sanzionatorio è pienamente operativo in Italia. Nel rispetto dei principi dello Stato dei diritto e dell’economia di libero mercato, che in Italia vigono e sono rispettate, le imprese in autonomia si regolano di conseguenza, così come avviene nei Paesi che hanno un’economia di mercato» ha aggiunto Mattarella rispondendo ad una domanda di un delegato conservatore britannico che gli faceva osservare come non tutte le imprese italiane rispettino le sanzioni. «L’Italia è pronta ad eventuali altre sanzioni, senza alcune esitazione», ha aggiunto.

Aumento costi problema grave, Ue lavori assieme

Mattarella ha riconosciuto che «l’aumento del costo della vita dal punto di vista economico è un problema di estrema gravità ed è motivo di preoccupazione estrema per l’Europa. L’Ue deve avere il coraggio di lavorare insieme per affrontare queste difficoltà, per trovare le formule che attenuino conseguenze drammatiche». Per il Capo dello Stato «è un tema su cui dobbiamo intervenire all’interno dei Paesi ma anche in maniera coordinata tra i vari Paesi».

Pace è frutto paziente collaborazione popoli

«Quanto la guerra ha la pretesa di essere lampo - e non le riesce - tanto la pace è frutto del paziente e inarrestabile fluire dello spirito e della pratica di collaborazione tra i popoli, della capacità di passare dallo scontro e dalla corsa agli armamenti, al dialogo, al controllo e alla riduzione bilanciata delle armi di aggressione» ha detto il presidente della Repubblica in un altro passaggio del suo discorso. La pace, ha rimarcato, «è frutto di una ostinata fiducia verso l’umanità e di senso di responsabilità nei suoi confronti».

«Dialogo, non prove forza. Helsinki, non Yalta»

«Distensione: per interrompere le ostilità. Ripudio della guerra: per tornare allo statu quo ante. Coesistenza pacifica, tra i popoli e tra gli Stati. Democrazia come condizione per il rispetto della dignità di ciascuno. Infine, Helsinki e non Jalta: dialogo, non prove di forza tra grandi potenze che devono comprendere di essere sempre meno tali» ha detto Mattarella al Consiglio d’Europa invitando a «prendere a prestito» le «parole della guerra fredda» per vedere se ci possono aiutare a riprendere un cammino, «per faticoso che sia».

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