L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 3 aprile 2022

Pane e circense, i debiti effetti collaterali

Bond Inter con rendimenti da perdere la testa, pesano i rischi
Alla fine di gennaio, l'Inter ha emesso un nuovo bond con maxi-cedola e da allora il rendimento sul mercato è salito ulteriormente
di Giuseppe Timpone , pubblicato il 31 Marzo 2022 alle ore 15:44


Era il mese di gennaio, quando l’Inter emetteva il suo nuovo bond con scadenza 9 febbraio 2027 e maxi-cedola 6,75% (ISIN: XS2439249017). La società nerazzurra ha così raccolto 415 milioni di euro, indispensabili tra l’altro per rimborsare un altro bond da 300 milioni, in scadenza alla fine di quest’anno e che offre una cedola del 4,875% (ISIN: XS1739592142).

In settimana, il nuovo bond Inter prezzava alla Borsa di Lussemburgo in cui è negoziato sui 97,50 centesimi, corrispondenti a un rendimento del 7,375%. Al netto dell’imposizione fiscale, parliamo del 6,45%. Pur con un’inflazione italiana così alta, il rendimento netto rimarrebbe assai interessante. Pensate che il rendimento lordo di un BTp a 5 anni oggi viaggia tra 1,30% e 1,35%.

Detto questo, l’elevato rendimento offerto è sempre il contraltare di un rischio altrettanto elevato assunto. E di fatto l’Inter è una società con bilanci in profondo rosso. La scorsa stagione 2020/2021 ha chiuso in perdita di 245,6 milioni di euro. Per quest’anno, tuttavia, spera di centrare l’obiettivo di -100 milioni. In ogni caso, perdite su perdite. Nel frattempo, il debito è esploso a 698,1 milioni di euro, a fronte di ricavi per 362,4 milioni nella scorsa stagione.
Bond Inter e confronto con Juventus

Situazione finanziaria critica, insomma. Basti fare un paragone con la Juventus, che ha emesso il suo (finora) unico bond nel 2019 e con scadenza nel febbraio 2024 con cedola al 3,375% (ISIN: XS1915596222). Il titolo si acquista anch’esso sui 97,60 centesimi, ma in questo caso in rendimento lordo corrisponde al 4,76% all’anno. Certo, il bond Inter 2027 presenta una durata residua inferiore, ma persino la scadenza di quest’anno offre più di quella bianconera. La Juventus ha accumulato debiti per 611 milioni, ma al 30 giugno scorso aveva ricavi per 450 milioni.

Sulla performance negativa di entrambi i bond societari quest’anno stanno incidendo diversi fattori. Il primo è il rialzo dei tassi di mercato a causa dell’inflazione. Il secondo è certamente la guerra tra Russia e Ucraina, che induce gli investitori a scegliere asset più sicuri. Infine, c’è l’uscita dalla Champions League per Inter e Juventus già agli ottavi di finale. Trattasi di decine di milioni di ricavi in meno e di un affievolimento dei rispettivi marchi in fase di ricerca di sponsorizzazione.

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