L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 21 aprile 2022

Piano anti-spread automatico della BCE ed eurobond della Commissione europea, magari neppure limitati alle sole esigenze di guerra. Gli euroimbecilli di tutte le razze ci vogliono credere

Finlandia e Svezia nella NATO? L’Italia può dire la sua per mettere in sicurezza il debito pubblico
Finlandia e Svezia vogliono entrare nella NATO per sottrarsi al rischio di un'invasione russa. L'Italia può barattare sul debito pubblico.
di Giuseppe Timpone , pubblicato il 20 Aprile 2022 alle ore 06:46


Le premier di Finlandia e Svezia, rispettivamente Magdalena Andersson e Sanna Marin, hanno preannunciato l’intenzione di chiedere ufficialmente l’ingresso dei loro due paesi nella NATO, il sistema di difesa dell’Alleanza Atlantica. Helsinki e Stoccolma temono di finire prima o poi nel mirino dello scomodo vicino russo, come l’Ucraina in questi mesi. Il timore riguarda particolarmente la Finlandia, che confina direttamente con la Russia per 1.268 km.

Ad oggi, i due paesi scandinavi non fanno parte della NATO proprio per non urtare la suscettibilità di Mosca. Eppure, la guerra in Ucraina ha evidenziato i rischi di restare fuori dall’alleanza. Attaccare un membro della NATO, infatti, significa attaccarli tutti, compresi Stati Uniti d’America, Regno Unito, Francia, Italia, Germania, ecc. Insomma, nessuno verosimilmente al Cremlino sarebbe così pazzo da scatenare una terza guerra mondiale certa.

In realtà, già oggi Svezia e Finlandia sono partner della NATO e integrate perfettamente nel campo occidentale. Fanno parte dell’Unione Europea e nessuno dubita che sarebbero difese dal resto dell’Occidente nel caso malaugurato fossero attaccate. Ad ogni modo, la richiesta d’ingresso sarà probabilmente presentata e discussa formalmente nel prossimo futuro. Un boomerang per Vladimir Putin, che pensava di smantellare proprio la NATO ai suoi fianchi, disarticolando le alleanze occidentali. Un’opportunità per l’Italia per rimettersi al centro di una discussione più ampia e che riguarda la sua stabilità finanziaria.

Il “no” scandinavo agli eurobond

Al vertice di Versailles, quando si discusse informalmente qualche mese fa sull’opportunità di varare gli eurobond di guerra, la svedese Andersson fu la più velenosa contro tale ipotesi. Ribatté ai partner che da quando è stata ministro delle Finanze, ha assistito a tutta una serie di pretesti trovati di volta in volta dal Sud Europa “per non pagare i propri debiti”. Svezia e Finlandia sono paesi molto solidi fiscalmente. La prima ha un debito pubblico sotto il 25% del PIL, addirittura. Entrambe osteggiano fortemente qualsiasi forma di condivisione dei rischi fiscali nel continente. Con una differenza: gli svedesi non fanno parte dell’euro, a differenza dei finlandesi.

I due governi scandinavi eccepiscono giuste paure relative alla loro sicurezza nazionale. Il via libera all’ingresso nella NATO sarebbe un atto dovuto per i membri dell’Alleanza Atlantica. E proprio qui l’Italia dovrebbe fare valere le sue ragioni, che non sono inferiori a quelle svedesi e finlandesi. La nostra minaccia principale non si chiama Russia, sebbene con questa guerra la sia diventata tramite gli aumenti spropositati di petrolio e gas. Da decenni, però, il nostro Paese è in preda a un rischio di stabilità finanziaria non meno pericoloso per la sopravvivenza della nostra economia. Il debito pubblico è elevato, colpa certamente di una classe politica inetta e lontana da reali istanze riformatrici.

Ad ogni modo, esiste anche un pregiudizio fin troppo radicato sui mercati ai danni del nostro debito e che ne tiene alti i costi di emissione. L’allarme spread suona ogni due e tre e limita le capacità d’azione di Roma, non solo sul piano fiscale. L’Italia è ormai da almeno un decennio sotto stretta sorveglianza di Commissione europea e BCE, a causa dell’elevata instabilità che provocherebbe nell’intera Eurozona se il suo debito non fosse più rifinanziabile a costi sostenibili. L’euro stesso rischierebbe di scomparire. A meno che la BCE non si doti di meccanismi di sostegno automatici a favore dei bond colpiti da attacchi speculativi.

NATO e sicurezza finanziaria dell’Italia

In tutti questi anni, con Mario Draghi prima e Christine Lagarde adesso a capo di Francoforte, se n’è dibattuto. Ma la discussione si è sempre arenata su un punto: il Nord Europa non concepisce che la BCE copra senza contropartite certe le mancanze del Sud Europa in tema di conti pubblici. Fondamentalmente, ha ragione da vendere. Il fatto è uno: se vogliamo che l’Italia nell’euro si emancipi dalla condizione di “minus inter pares” e diventi protagonista geopolitico alla pari di Germania e Francia, è necessario sgombrare il campo da qualsiasi ricatto che possa nuocere alla sostenibilità del suo debito. Ed ecco il possibile baratto: OK di Roma all’ingresso di Helsinki e Stoccolma nella NATO, ma in cambio di due cose: piano anti-spread automatico della BCE ed eurobond della Commissione europea, magari neppure limitati alle sole esigenze di guerra.

Potrebbero sembrare due piani diversi, ma non lo sono. Sia la sicurezza militare scandinava che quella finanziaria italiana sono fondamentali per garantire all’intera Europa un futuro stabile, prospero e pacifico. Spetta al premier Draghi dimostrare di non essere solamente un tecnico, ma di saper ragionare come politico. Ha un’occasione forse irripetibile per chiedere e ottenere dall’Europa ciò che in tutti questi anni non è stato possibile neppure discutere. Gli scandinavi sotto minaccia russa dovrebbero addivenire a più miti consigli. Una volta tanto, dovranno abbassare la cresta. E conviene agli stessi tedeschi, i quali patiscono l’alta inflazione, alla quale la BCE non sta volendo reagire per il timore di scatenare una nuova crisi dei debiti sovrani come quella del 2011.

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