L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 28 aprile 2022

Putin è da dicembre del 2021 che parla chiede ascolta MA le parole non entrano nel cervello degli statunitensi arrivano spente, fanno finta di niente, le ignorano si arriverà alla guerra mondiale



La Nato vuol portare la guerra in Russia. Putin: “La risposta sarà rapida”

28 Aprile 2022 - 08:46

Gli Stati Uniti hanno esplicitato quello che è il loro obiettivo in questa guerra: rendere inoffensiva la Russia. La Nato subito si è adeguata ma Putin ha avvertito l’Occidente: “Se qualcuno dall’esterno intende interferire, deve sapere che ci sarà una risposta, e sarà rapida”.


Portare la guerra all’interno dei confini della Russia, per rendere inoffensiva Mosca ed evitare che ci possa essere una nuova invasione come quella che è scattata all’alba dello scorso 24 febbraio.

Più di due mesi dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, la posizione degli Stati Uniti e di conseguenza della Nato sembrerebbe essere totalmente cambiata: se all’inizio l’Occidente sbiancava al solo sentir nominare la no-fly zone, adesso che l’offensiva russa sembrerebbe essersi impantanata a Kiev è in arrivo l’artiglieria pesante non solo per potersi difendere meglio, ma anche per contrattaccare.

Il rischio di un allargamento del conflitto non è stato mai così reale come in questo momento, con il Regno Unito che ha fatto sapere come l’Ucraina abbia il diritto “di colpire il suolo russo con le nostre armi”.

Nelle stesse ore, la Nato riunita a Ramstein alla presenza anche di altri 13 Paesi come Australia e Israele, sembrerebbe aver mutato le regole di ingaggio chiedendo un salto di qualità nella fornitura di armi a Kiev.

Una richiesta che è stata subito recepita da tutti i presenti, Italia compresa, provocando un ulteriore irrigidimento da parte della Russia con Vladimir Putin che, dopo aver chiuso i rubinetti del gas a Polonia e Bulgaria, ha annunciato possibili rappresaglie.

“Se qualcuno dall’esterno intende interferire, deve sapere che ci sarà una risposta, e sarà rapida - ha dichiarato Putin - Abbiamo strumenti che nessuno ha e li utilizzeremo, se necessario. Voglio che tutti lo sappiano”.

La guerra arriva in Russia?

Negli ultimi giorni si stanno susseguendo notizie di attacchi in territorio russo. A Belgorod, nella Russia occidentale, c’è stata una forte esplosione dopo che è stato colpito un deposito di munizioni.

Colpita anche la città di Kursk, altro centro non distante dal confine orientale ucraino dove nelle ultime settimane si è concentrata l’offensiva delle truppe di Mosca per cercare di prendere il controllo di tutto il Donbass.

C’è da dire che ancora non è ben chiara la dinamica di questi attacchi, così come è tutto da capire cosa stia veramente accadendo nell’altro possibile fronte caldo della Transnistria.

Se gli Stati Uniti hanno dichiarato che il loro obiettivo è “rendere inoffensiva” Mosca, appare inevitabile che per piegare Vladimir Putin fino alla sua caduta sarà necessario portare la guerra dentro i confini russi.

Qualsiasi accordo di pace che possa prevedere un riconoscimento territoriale alla Russia, anche solo la Crimea annessa dal 2014 e il Donbass in buona parte russofono, sarebbe una sconfitta per Washington e una vittoria per Putin anche se con un costo salatissimo in termini di vite umane.

Che Mosca arrivati a questo punto di colpo decida di fermare le ostilità ritirandosi dall’Ucraina, è solo una utopia buona per riempire la bocca di quei governanti occidentali che non hanno la minima idea di cosa dire o fare di fronte a questa situazione.

La fornitura a Kiev di artiglieria pesante e armi a lunga gittata, di conseguenza, potrebbe essere il primo atto di un secondo livello di questa guerra, che potrebbe prevedere non solo la difesa dell’Ucraina ma anche una controffensiva nel territorio russo.

Una eventualità del genere stando alle parole di Putin porterebbe a una risposta russa nei confronti dei Paesi della Nato con l’utilizzo di armi finora rimaste in magazzino. Il riferimento sarebbe a Sarmalat e agli altri missili ipersonici, potenzialmente capaci di colpire ovunque e di “bucare” i sistemi antimissilistici occidentali.

Il tutto nella speranza che Putin non prenda in considerazione l’utilizzo di una delle oltre mille armi nucleari già pronte a essere sganciate o lanciate. Se poi in soccorso militare di Mosca dovesse scendere in campo la Cina, a quel punto il conflitto diventerebbe una catastrofica guerra mondiale.

In mezzo a questo Risiko internazionale c’è il popolo ucraino, che sta subendo delle sofferenze atroci in questa sorta di guerra per procura che l’Occidente sta foraggiando per raggiungere il suo grande scopo: togliere di mezzo per sempre Vladimir Putin è spezzare l’asse sino-russo.

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