L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 18 aprile 2022

Quello che è meglio evitare di dire sull'affondamento della Moskva. Stati Uniti sempre più coinvolti nel fuoco ucraino, per loro è come una droga non riescono a staccarsene a prendere le distanze. Sono ammaliati dal potere attrattivo delle fiamme

RUSSIA
16 Aprile 2022 10:00
L'affondamento della Moskva e quello che accadrà ora
Piccole Note


Colpito e affondato l’incrociatore Moskva, azione di guerra che per il nome stesso della nave ha un significato altamente simbolico. Gli ucraini sostengono di averla colpita con due missili anti-nave Neptune, i russi dicono che ad affondarla sarebbe stato un incendio che ha fatto esplodere le munizioni.

Il portavoce del Pentagono John Kirby ha dichiarato che gli Stati Uniti non hanno modo di confermare la versione ucraina, anche se non possono smentirla (Politico). Dal momento che gli Usa monitorano l’Ucraina palmo a palmo, la dichiarazione suona come una sconfessione secca della versione di Kiev.

D’altronde, come si legge su un sito specializzato, il Neptune “viaggia a velocità subsonica. Si stima che, a causa della sua velocità subsonica, il missile anti-nave possa essere intercettato abbastanza facilmente, soprattutto da un sistema di difesa avanzato”. E non è possibile immaginare che la Moskva non avesse tali difese.

Peraltro, gli Stati Uniti avrebbero tutto l’interesse a confermare la versione ucraina, consegnando un successo straordinario alla loro resistenza, ma non l’hanno fatto.

Così torniamo alle dichiarazioni di Kirby: “Potrebbe essere stato un danno prodotto da qualche forza esterna, un missile o un attacco di qualche tipo, un siluro o qualcosa del genere. Ma potrebbe anche essere qualcosa avvenuto all’interno dello scafo della nave: un incendio generato dal un sistema elettronico o dal carburante. Semplicemente non lo sappiamo”.

Insomma, forse un incendio (e presumibilmente un sofisticato sabotaggio perché è davvero difficile immaginare una distrazione tanto madornale su una nave da guerra in piena attività) oppure un missile o un siluro.

La prima ipotesi è possibile: operazioni del genere, cioè colpire i nemici facendo esplodere i loro depositi di armi (in questo caso la cosiddetta santabarbara), sono alquanto usuali per certi servizi segreti.

Com’è possibile che sia stato un missile o un siluro, cosa che il Pentagono si periterebbe di non confermare, perché suonerebbe come una palese rivendicazione di un attacco Nato, presumibilmente da un sommergibile, a una nave russa, cioè un’azione che ha il potenziale di scatenare la terza guerra mondiale (anche i russi si periterebbero, per ora, di evitare tale denuncia per analoghe ragioni).

Da qui il paragone fatto nel titolo tra l’affondamento della Moskva e quello dell’incrociatore Generale Belgrano, avvenuto durante la guerra delle Falkland, affondato da un sommergibile britannico, che segnò un punto di svolta in quel conflitto, come questo vorrebbe segnare una svolta della guerra ucraina.

Come quell’affondamento fu simbolico della sconfitta dell’Argentina, questo vorrebbe essere simbolico di quella russa. Non per nulla, ieri Zelensky ha rilasciato dichiarazioni volte a esaltare la gloriosa resistenza ucraina, che dura da 50 giorni nonostante i pronostici avversi (Ansa).

Così, in occasione dei 50 giorni, si è voluto dare un segno tangibile di vittoria. Serviva anche per rilanciare la narrativa anti-russa, dal momento che si approssima la caduta di Mariupol, la cui resistenza eroica può esser certo celebrata dalla propaganda, ma resta una vittoria significativa, se non decisiva, della campagna russa, volta a prendere il controllo dell’Est.

Si sta aprendo una nuova fase della guerra, più pericolosa della prima, perché l’ingaggio della Nato nel conflitto si fa sempre più forte (la gloriosa resistenza ucraina sarebbe stata incenerita in due giorni senza tale sostegno).

E ciò inizia a irritare Mosca. Se finora aveva fatto buon viso a cattivo gioco, limitandosi a lamentarsi per la consegna di armi all’Ucraina e per la narrativa mediatica dell’Occidente, negli ultimi giorni ha inviato chiari segnali di irritazione.

Anzitutto ha dichiarato che i convogli di armi Nato all’interno del territorio ucraino sono obiettivi legittimi. È ovvio e lo farebbe qualunque nazione in guerra.

Va considerato che finora le armi all’Ucraina sono state fornite in maniera semi-clandestina, ma ciò sembra destinato a mutare, dal momento che le forniture stanno diventando sempre più massive e sofisticate.

Se i russi mandassero in fumo centinaia di milioni di dollari di armamenti inviati in loco, potrebbe peraltro originarsi una campagna mediatica volta a sostenere la necessità di proteggere gli aiuti. Con il rischio di un ingaggio diretto tra Nato e Russia. Una possibilità paventata apertamente dall’ambasciatore russo negli Stati Uniti, Anatoly Antonov, una settimana fa, con un avvertimento rimasto tragicamente inascoltato.

Ieri, in coincidenza con l’affondamento della Moskva (coincidenza forse casuale, forse no), la Russia ha dato un ulteriore avvertimento, a motivo del moltiplicarsi di attacchi nel proprio territorio.

Così Igor Konashenkov, portavoce del ministero della Difesa russo: “Vediamo tentativi di sabotaggio e attacchi delle forze ucraine nel territorio della Federazione Russa. Se ciò continuerà, l’esercito russo colpirà i centri decisionali, anche a Kiev, che finora ha risparmiato”.

Si può notare che non ha specificato centri decisionali ucraini, il che indica che potrebbero essere colpite anche le sale operative Nato che nel segreto operano a Kiev (1).

Anzi è da presumere che l’avvertimento riguardi proprio queste, riecheggiando così lo scenario siriano, dove di tanto in tanto, quando i cosiddetti ribelli (armati dall’Occidente) superavano certe linee rosse, i russi colpivano i centri di comando occidentali stabiliti segretamente in Siria.

Ma, cosa più importante, questa settimana Mosca ha inviato una nota formale a Washington, nella quale avvertiva che l’invio di armi all’Ucraina potrebbe avere “conseguenze imprevedibili”. La nota è stata rivelata dal Washington Post di oggi e va letta in tutta la sua drammaticità.

Non è una dichiarazione di guerra, ma poco ci manca. Per questo Washington l’ha tenuta segreta, perché non vuole rivelare al mondo che sta giocando con il fuoco, che sta mettendo a rischio la vita di miliardi di persone con una leggerezza criminale.

Gli Usa, e l’ancillare Nato, stanno usando di questo conflitto per abbattere il proprio nemico geopolitico in una guerra “fino all’ultimo ucraino” (vedi anche come la Nato ha imposto a Zelensky di continuare la guerra a oltranza, sempre il Washington Post).

Washington vuole continuare il suo giochino come se niente fosse, come se mettere alla prova una potenza nucleare sia scevro di rischi.

Siamo alla follia, della quale partecipano i tanti mass media che stanno trattando questa guerra come hanno trattato quella in Iraq o in Libia; come se Putin fosse un Saddam qualsiasi e le atomiche di Mosca fossero degli inutili orpelli dell’arsenale militare russo. Pazzia dilagante.

(1) Vedi questo tweet e video allegati: “il giornalista del Figaro, Georges Malbrunot, ha dichiarato a CNews di aver accompagnato tre volontari francesi che volevano arruolarsi, scoprendo che in realtà sono gli americani a comandare nell’esercito ucraino. ‘L’ho visto coi miei occhi’”.

Piccole Note
a cura di Davide Malacaria

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