L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 28 aprile 2022

Stati Uniti, Inghilterra, Euroimbecilandia, bambini viziati

Il triste occidente e la sua patetica “vittoria finale”



E’ facile comprendere il momento in cui è una guerra è persa: è quello in cui si comincia dire alla gente che la vittoria finale è immancabile. Ovvero ciò che sta avvenendo in questi giorni in cui i responsabili militari del Natostan cercano di convincere la gente che Kiev può ancora vincere. E spacciano quei 150 – 200 mezzi pesanti di cui la metà antiquati che stanno inviando ai nazisti di Kiev come i garanti della vittoria. Dunque fingono di non sapere che i russi hanno già distrutto oltre 2500 mezzi pesanti ucraini e che anche 200 in più ammesso che riescano ad essere utilizzati non hanno alcun influsso sulla guerra in atto e semmai potrebbero al limite solo allargarla ai corridoi lungo i quali queste armi passano. Ma hanno effetto esclusivamente sulla narrazione truffaldina, sempre più necessaria per evitare che la sconfitta appaia nella sua reale dimensione. Se si ammettesse che la guerra è persa, i singoli Paesi europei si affretterebbero a disinnescare la bomba ad orologeria del gas che pende come una spada di Damocle sul continente e che finora, insieme anche alla delirante opzione sul mercato spot, ha fatto alzare i prezzi del 551%. E questo costituirebbe un’umiliazione esistenziale per Washington, il seme di ciò che avevano a tutti i costi voluto evitare. Niente è andato come si era previsto, vale a dire una rapida campagna militare russa alla quale sarebbe seguita una situazione siriana in cui la Nato avrebbe ucciso il drago con la lancia delle sanzioni economiche. I russi si sono presi il tempo che hanno voluto per la guerra, mostrando a tutti che la Nato teme Mosca e non osa intervenire direttamente, privandola della scusa del fatto compiuto; con il pagamento dell’energia in rubli hanno poi stabilizzato la loro moneta che adesso è più forte di quanto non fosse prima, mentre l’espulsione dal sistema di pagamento internazionale SWIFT minaccia di ritorcersi contro l’Occidente: 300 aziende di 12 paesi sono ora collegate alla SFPS alternativa, mentre i guru di Wall Street prevedono un’inflazione a due cifre in Occidente per molto tempo a venire e gli analisti finanziari di Goldman Sachs prevedono che il dollaro, come valuta dominante nel commercio mondiale, diminuirà come ha fatto la sterlina britannica in l’inizio del XX secolo. Così la demente e servile leadership di Bruxelles, niente più che una diretta emanazione di Washington, con tutte le sue balle sulla possibilità di una rapida sostituzione del gas, adesso è in pieno marasma. E svela che in realtà questa massa di idioti era talmente sicura di spuntarla da non aver nemmeno elaborato un piano B che per adesso si limita all’annuncio di armare e armare l’Ucraina per esigere un obolo di sangue e cercare di allargare la guerra alla Transnistria.

L’idea del gigante globale degli armamenti, ovvero la Nato, di portare una guerra vincente contro il gigante planetario delle materie prime ovvero la Russia, appoggiata dal gigante assoluto dell’industria manifatturiera ovvero la Cina, testimonia pienamente del fatto che il mondo occidentale non si è ancora reso conto del cambiamento di contesto storico e agisce come avesse ancora il 70 per cento del pil mondiale. .Secondo Larry Johnson , veterano dell’antiterrorismo della CIA e del Dipartimento di Stato “invece di agire da statisti e diplomaticamente, gli Stati Uniti, il Canada e l’Europa si comportano come bambini viziati che si risentono di non ottenere dalla Russia quello che vogliono. Invece di accettare la realtà che la Russia è più in grado di qualsiasi altro cosiddetto paese del Primo Mondo di gestire un’economia autosufficiente, l’Occidente si aggrappa alla sua illusione di trattenere la Russia sull’orlo del collasso. Gli psichiatri hanno un termine per questo stato mentale: si chiama proiezione.”

La prospettiva che né le sanzioni né le soluzioni militari funzioneranno dovrebbe indurre ogni persona ragionevole a chiedersi se ha senso continuare la guerra invece di intavolare trattative sulla futura Ucraina che potrebbe apparire come nell’immagine di apertura una federazione di Repubbliche popolari ucraine filo-russe (bianca, blu rossa) a est e a sud, un’Ucraina blu-gialla al centro e un’ex Galizia – Rutenia a ovest. questo sempre che la fase due si fermi alla distruzione dell’armata di Kiev nel Donbass. La possibilità di una riunificazione pacifica è stata sprecata per otto anni sabotando i colloqui di Minsk e bombardando invece il Donbass. Il tentativo di riconquistare militarmente l’Ucraina e la Crimea è futile e di certo non servono gli spudorati falsi alla Bucha per cambiare la situazione, né le idiozie come quella di escludere dal concorso “albero dell’ anno” quello piantato Turgenev 198 anni fa. Qui hanno la parola ancora i bambini e non gli adulti. Questo ricorda un aneddoto su Otto von Bismark di fronte a decisioni, andava dalla sua tenuta al vicino confine della foresta e abbracciava un albero lì per alcuni minuti, per calmarsi e avere pensieri migliori. Oggi invece abbiamo la von der Leyen, un presidente americano incapace di intendere, ma purtroppo capacissimo di volere senza mettere in moto il cervello, un guerrafondaio come Obama che tira le file dietro le quinte e una serie di valletti europei senza importanza e senza storia. Questa gentaglia ha voluto ribadire il primato dell’occidente e invece ha dato all’intero pianeta una dimostrazione del suo declino.

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