L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 2 aprile 2022

Stato dell'arte ma solo per chi non ha la mente ottobrata dall'ideologia infusa dal clero televisivo, dal Circo mediatico

Si prepara l’offensiva finale



Si prepara l’offensiva finale russa contro quella parte di esercito ucraino rimasto intrappolato nella grande sacca ai confini del Donbass che è poi la parte più efficiente di un complesso militare rifornito per otto anni di ogni tipo di armi. Si tratta di 12 brigate su 25 dell’esercito regolare che fino a ora sono state semplicemente circondate . Il fatto è che si tratta di truppe ormai tagliate fuori dal resto del Paese e che dunque non possono contare su regolari rifornimenti di munizioni e carburante perciò sono destinate in ogni caso a soccombere. E questo ovviamente crea le condizioni per gli ultimi disperati attacchi, come quello di Belgorod nella speranza di far sopravvivere l’idea di una Russia in difficoltà, da spendere al tavolo delle trattative. Negli ultimi giorni dopo che le truppe russe avevano preso Izyum. il regime di Kiev ha cercato di utilizzare i resti dei suoi aerei e droni e gli ultimi reparti terrestri nella regione per tentare di fermare l’avanza russa, ma è un compito impossibile perché ormai non c’è più carburante, le munizioni si stanno esaurendo e i possibili rinforzi sono stati sconfitti durante i combattimenti vicino a Kiev e Chernigov. La tattica russa di fermarsi e intanto distruggere il più possibile depositi di carburante e arsenali si sta rivelando vincente, anche se ha dato il destro agli occidentali di vedervi grandi difficoltà russe e addirittura il segnale di una imminente sconfitta. Soltanto ieri aerei tattici operativi hanno colpito 28 strutture militari ucraine , tra cui quattro posti di comando, tre depositi di armi missilistiche e di artiglieria, quattro depositi di carburante e sei aree di concentrazione di equipaggiamento militare Sono stati anche abbattuti sei droni e tre elicotteri due dei quali sono stati inviati nel tentativo di portare via da Mariupol i caporioni nazisti del reggimento Azov. Adesso che la Russia ha aperto i corridoi umanitari , senza peraltro il minimo aiuto dell’Onu che resta a guardare, è solo questione di tempo prima che gli ultimi terroristi con la croce uncinata si arrendano. E i russi o le truppe del Donbass non hanno alcuna intenzione di forzare i tempi e danneggiare così le acciaierie Azovstal che sono la sicura promessa di una rinascita.

Siamo perciò alla svolta decisiva nella campagna ucraina: una volta messi fuori gioco tutti i reparti destinati all’invasione delle repubbliche autonome, oltre 60 mila uomini con gli armamenti di punta, le truppe russe che nel complesso sono meno di un terzo di quelle ucraine, avranno molta più possibilità di manovra, potranno agevolmente avere preponderanza numerico su qualsiasi scacchiere contro ciò che rimane dei reparti ucraini e di fatto avranno partita vinta. Non è certo un caso se proprio ieri le principali figure politiche di Odessa hanno pubblicamente dichiarato che inizieranno a organizzare il quadro legale e il processo di adesione alla Federazione russa. Evidentemente il pericolo di essere puniti dal governo di Kiev si sta rarefacendo e ed possibile che la futura Ucraina non abbia sbocco al mare: in ogni caso sarebbe interesse di Mosca garantirlo invece alla Moldova e alla Transnistria per farne degli stati cuscinetto certamente più vicini a Mosca che alla Nato.

Quindi diciamo che si avvicina il tempo in cui non dovremo più leggere i patetici sogni ad occhi aperti sull’immaginaria sconfitta di Putin, che a ben pensarci andrebbero esaminarti in termini psichiatrici, ma dovremo stare attenti a capire contro chi sono dirette le sanzioni, visto che la Russia le ha rintuzzate efficacemente e si sono rivelate letali per chi le ha invece dichiarate. Qualcuno sostiene che esse potrebbero essere usate per fare degli alti prezzi e delle carenze di carburante e cibo una prosecuzione dell’opera di smantellamento della democrazia, insomma una sorta di prosecuzione del Covid. E’ pur vero che queste visioni piacciono molto nel mondo anglosassone perché in qualche modo preservano l’idea dell’onnipotenza e onniveggenza per cui se le sanzioni hanno fatto cilecca non è per una perdita di potere reale, ma perché esse hanno uno scopo nascosto. Francamente non saprei, ma comunque sta a noi evitare di fare da carne da cannone, come è successo agli ucraini.

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