L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 6 aprile 2022

Una economia che naviga sui debiti non va bene

Il debito pubblico mondiale può raggiungere una cifra record nel 2022. Ecco quanto vale

6 Aprile 2022 - 11:48

Il debito pubblico mondiale aumenterà del 9,5% nel 2022, raggiungendo una cifra record. Ecco la previsione di Janus Henderson Investors.


Il debito pubblico mondiale aumenterà del 9,5% nel 2022, toccando la cifra record di 71,6 trilioni di dollari, pari cioè a oltre 65,7 trilioni di euro. Questa è la previsione rilasciata dalla società londinese di asset management Janus Henderson Investors.

Nel rapporto annuale Sovereign Debt Index, viene evidenziato come a guidare questa espansione sono in primis Stati Uniti, Giappone e Cina. Con quest’ultima che rischia di dover affrontare una possibile emergenza economica.

Mai come in questi ultimi due anni l’aumento del debito rappresenta un fenomeno globale. Sono diversi i governi che hanno incrementato il proprio livello di prestiti per far fronte alla crisi pandemica, cercando in questo modo di proteggere le economie interne dalle ricadute causate dal Covid-19.

Si è passati così da un valore di 52,2 trilioni di dollari del 2020, a un volume totale di 65,4 trilioni di dollari nel 2021, con un tasso di crescita del 7,8% su base annua.

Debito pubblico mondiale record nel 2022

Secondo l’analisi realizzata da Janus Henderson Investors, il debito pubblico mondiale è triplicato negli ultimi 20 anni e si dovrebbe continuare a osservare un andamento del genere anche nel prossimo futuro.

Per il 2022 è previsto un aumento rilevante sia in termini relativi che in termini assoluti. La guerra in Ucraina e il conseguente potenziamento della spesa in armamenti a cui sono pronti a ricorrere i Paesi occidentali giocherà un ruolo fondamentale in questo senso.

Gli investimenti previsti nel comparto militare potrebbero, ad esempio, spingere ancora più in alto il livello dei prestiti della Germania. Proprio il debito tedesco, con un incremento del 15% nel 2021, è quello che ha registrato i più alti tassi percentuali a livello globale, quasi il doppio di quello sostenuto dalle altre più importanti economie mondiali.

Migliorato il rapporto debito/Pil

La crescita dell’indebitamento è stata accompagnata da una sensibile diminuzione dei tassi di interesse, che sono passati da un livello dell’1,8% del 2020 all’1,6% nel 2021. I costi sostenuti sui prestiti sono scesi così fino alla cifra di 1,01 trilioni di dollari.

Questo ha permesso anche il miglioramento del rapporto deficit/Pil, il quale dall’87,5% del 2020 è arrivato all’80,7%.

Per il 2022 però, a causa dell’inflazione e della probabile fine degli aiuti massicci da parte delle Banche Centrali, ci si attende un rincaro tale da portare i costi relativi ai tassi di interesse a superare la soglia di 1,16 trilioni di dollari.

Un andamento che potrebbe tornare a favorire gli investitori privati, i quali nel 2021 hanno dovuto affrontare un rendimento negativo da -1,9%.

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