L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 10 maggio 2022

Ci vorrebbe proprio un missile su queste teste di cazzo

L’isola dei disperati



Per controbilanciare simbolicamente la festa per la vittoria contro il nazismo che si celebra il 9 maggio in tutta la Russi, agli ucraini avevano messo in piedi un’operazione riconquistare l’Isola dei serpenti 45 chilometri a su di Odessa, un luogo senza grande importanza strategica e dove infatti c’era solo una piccola guarnigione russa di qualche decina di uomini. Il via per questa operazione era stata data da Zelensky con il suggerimento e il coinvolgimento diretto di consiglieri di Stati Uniti e Gran Bretagna. il 7 maggio. Forse questo indecente terzetto Nato sperava di poter festeggiare per una volta una vera vittoria, ancorché poco utile, invece di doversele inventare, ma è andata malissimo. Probabilmente i russi si aspettavano una mossa del genere e hanno confezionato una trappola nella quale le truppe di Kiev e i loro consiglieri della Nato sono caduti mani e piedi subendo una sonora sconfitta:

Il 7 maggio sono stati abbattuti in aria vicino all’isola dei serpenti : 1 bombardiere ucraino Su-24, 1 caccia Su-27, 3 elicotteri Mi-8 con 60 paracadutisti a bordo e 2 droni Bayraktar-TB2. Anche la nave d’assalto anfibia ucraina Stanislav è stata distrutta.

L’ 8 maggio è stata affondata una corvetta e un’altra imbarcazione d’assalto nei pressi di Odessa mentre nel corso della notte e la difesa aerea russa ha distrutto altri 2 bombardieri Su-24 e 1 elicottero Mi-24 oltre a un altro drone

Il 9 maggio missili del sistema Bastion hanno distrutto altri 6 elicotteri ucraini che si trovavano in una stazione di rifornimento nei dintorni di Odessa probabilmente spostati lì per poter poi portare truppe sull’isola mentre altre tre droni sono stati distrutti ( compresi nei 29 abbattuti questo giorno sul tutto il territorio ucraino).

Insomma l’operazione che doveva funestare la parta del 9 maggio sulla piazza rossa fosse pure con la conquista di un isolotto di poca importanza , si è rivelata una sconfitta cocente per la parte ucraina che ha perso parte dei suoi ultimi mezzi e parecchi uomini addestrati . Oltre agli oltre 60 paracadutisti uccisi durante l’assalto, uno degli elicotteri aveva a bordo anche il vice comandante della marina ucraina. Ieri è stato annunciato che il colonnello Ihor Bedzai è stato ucciso in azione quando il suo elicottero è finito sotto il fuoco dell’aviazione russa. Ad ogni modo però si è cercato di stravolgere la realtà e di ottenere una vittori di carta esattamente come sempre anche se per poche ore: facendo credere che gli elicotteri abbattuti fossero russi e dicendo addirittura che erano stati abbattuti degli aerei di Mosca fermi sulla pista dell’isola , quando essa è troppo piccola per poter ospitare una pista aerea sufficiente per i caccia. Ma il disastro è stato troppo grosso perché si potesse davvero credere alla favolistica occidentale.

Da tutto questo e dagli ultimi sviluppi delle operazioni (il territorio della Repubblica di Lugansk è stata interamente liberato ieri) si vede che in realtà la resistenza ucraina rassomiglia piuttosto a un tragico tiro al bersaglio che viene tenuto in piedi dal continuo invio di armi affinché la Nato degli orrori possa incitare alla continuazione di una guerra già persa, stringere il cappio al collo dell’Europa e far fare una montagna di soldi alle fabbriche di armi. Non mi meraviglia che idioti di calibro di Letta e compagnia possano – ma solo dopo che De Benedetti ha lanciato l’allarme – pensare di chiedere colloqui di pace e continuare a rifornire dei fanatici. Ci vorrebbe proprio un missile su queste teste di cazzo.

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