L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 5 maggio 2022

Correva l’anno 1997 quando Ida Magli, antropologa e filosofa, scrisse il saggio Contro l’Europa, pamphlet al vetriolo contro il progetto dell’unificazione europea. Nessuno, o quanto meno in pochi, credettero alla sua previsione, tutt’altro che rosea, che vedeva nella nascita della Ue il pericolo di un grosso buco nero in cui le sovranità degli Stati sarebbero state ingoiate in modo irreversibile. Per gli intellettuali e intellettualoidi del tempo l’Unione Europea avrebbe significato invece una rinascita etica, morale, culturale e persino economica rispetto al passato

Unione Europea, da ipnosi a vaccinazione di massa, si punta a disarmare la siringa? BionTech: «Potremmo non essere in grado di dimostrare l’efficacia o la sicurezza sufficienti del nostro vaccino COVID-19» (di Michela Pisu)


«La vita degli italiani si svolge ormai all'interno di un giallo di cui si conoscono gli assassini, ma non si conosce il movente».

Correva l’anno 1997 quando Ida Magli, antropologa e filosofa, scrisse il saggio Contro l’Europa, pamphlet al vetriolo contro il progetto dell’unificazione europea. Nessuno, o quanto meno in pochi, credettero alla sua previsione, tutt’altro che rosea, che vedeva nella nascita della Ue il pericolo di un grosso buco nero in cui le sovranità degli Stati sarebbero state ingoiate in modo irreversibile. Per gli intellettuali e intellettualoidi del tempo l’Unione Europea avrebbe significato invece una rinascita etica, morale, culturale e persino economica rispetto al passato. L’Euro sarebbe stata la moneta che avrebbe sostituito il Dollaro, il vecchio mondo avrebbe dismesso i panni logori di una cultura poco pragmatica per fare il posto all’avanguardia e alla competitività che avrebbe messo se non in ginocchio, quanto meno in crisi, gli Stati Uniti.

Ma la Magli non è l’unica ad aver guardato al di là dei facili trionfalismi.

Bettino Craxi, dal suo esilio ad Hammamet lanciò alla politica italiana un giudizio insindacabile sul liberismo che si stava impossessando del sogno unitario europeo.

«Si presenta l’Europa come una sorta di paradiso terrestre (…) L’Europa per noi, come ho già avuto modo di dire, nella migliore delle ipotesi sarà un limbo, nella peggiore sarà un inferno. E quindi bisogna riflettere su ciò che si sta facendo, perché la cosa più ragionevole di tutte era quella di richiedere e di pretendere, essendo noi un grande Paese – perché Se l’Italia ha bisogno dell’Europa, l’Europa ha bisogno dell’Italia – la rinegoziazione dei parametri di Maastricht».

Il Trattato di Maastricht, entrato in vigore nel 1993, è considerato la pietra miliare per il processo di integrazione europea. Ma è davvero così? O forse l’antropologa e il leader del garofano avevano visto giusto?

Al primo sguardo la macchina politica della Ue appare più come un Leviatano composto da ben 705 tentacoli mossi da affinità politiche che vanno oltre la propria nazionalità d’origine. Uno Stato sovranazionale che – almeno sulla carta – dovrebbe risolvere i problemi attraverso il cosiddetto velo di ignoranza, metafora filosofica di John Rawls. Il quale – non a caso – si rifà al pensiero politico dei filosofi contrattualisti classici come Thomas Hobbes, John Locke e Immanuel Kant, per rappresentare un’ipotetica situazione in cui l’esperienza di pensiero fa astrazione di ogni interesse di tipo particolare, individuale o privato per giungere al fondamento di una futura società giusta.

Ad aver mostrato le falle più profonde dell’Unione Europea è stata la pandemia e le conseguenti strategie politico-sanitarie utilizzate per contrastare il virus.

Dopo due anni di neppure tanto raffinate menzogne: «Il virus è fuggito dal laboratorio di Wuhan»; «Il virus è uno spillover del pangolino»; fino alle ultime dichiarazioni di Giorgio Palù, presidente dell’Aifa che, contravvenendo alla narrazione unica che ha sempre negato in modo categorico che il virus potesse essere frutto di una sintesi genetica, ora rivede e corregge il tiro. «Si può ipotizzare una manipolazione effettuata per soli scopi di ricerca, non certo con intenzioni malevole. Non sarebbe la prima volta che un virus scappi per sbaglio da un laboratorio ad alta sicurezza».

Non sarebbe la prima volta e quindi neppure l’ultima?

A questa domanda è sempre particolarmente sul pezzo il cosiddetto filantropo americano Bill Gates. Nel 2014 aveva predetto l’incapacità mondiale di gestire la pandemia che sarebbe arrivata guarda caso proprio nel 2020. Oggi, da bravo Savonarola quale è, ci annuncia che la prossima non è lontana e sarà ancora più letale. Verosimilmente nel 2023, data che in Italia coinciderebbe con le elezioni. Ma è un caso.

Insomma un «Ricordati che devi morire!» in perfetto stile Non ci resta che piangere. E noi, come il buon Mario (alias Massimo Troisi) ce lo segniamo in agenda. Magari dentro un microchip inoculato come un codice a barra dietro alle orecchie, così non dobbiamo neppure perdere tempo a cercare carta e penna.

Monodeismo biometrico tecnologicamente indotto, questo – secondo gli amanti della fantascienza che è sempre meno fanta e sempre più reale – il futuro a cui tutti noi dovremmo tendere. È lo stesso Gates ad aver depositato il brevetto di un sistema di mining di valute digitali, collegato all’energia del corpo umano. Sistema che si alimenterà tramite l’energia creata da cuore e cervello e che sorveglierà il rispetto degli standard biometrici imposti dal sistema stesso. Interferire con la sfera psichica (e non solo) non sarà più dunque una pagina horror di un romanzo di Philippe Dick.

Nell’ultimo decennio (anche se negli ultimi due anni il modello occulto ha superato se stesso), gli idealtipo weberiani quali uguaglianza, libertà, identità, salute, senso civico ecc. sono stati oggetto di propaganda ipnotica tramite la combinazione di tecniche psicologiche comportamentistiche pavloviane (stimolo-risposta) e tecnologia. Una tattica già usata in passato. La Gleichschaltung era la strategia di coordinamento, sincronizzazione, allineamento di Stato e società nazista. Un processo che mirava al controllo totale sull’individuo, da esercitarsi coordinando ogni istituzione: dai media agli apparati sociali, fino alla psiche individuale.

La Gleichschaltung è la strategia alla quale stiamo assistendo oggi sia per quanto riguarda la lotta contro il virus sia per quanto concerne la guerra tra Russia e Ucraina.

Si creano due schieramenti, si criminalizza il pensiero divergente e il gioco è fatto. È di una semplicità quasi banale, proprio come il male.

Che l’ipnosi di massa sia in atto è ampiamente dimostrato dal fatto che nonostante stiano venendo a galla delle verità, le persone continuano a difendere i dogmi iniziali. E c’è chi racconta – seppur con voce contraffatta – che le pseudo libertà che con estrema attenzione e bontà il nostro Governo ci sta elargendo, sono una finzione ben congeniata per creare una fase di distensione, per poi riproporre il medesimo terrore al primo starnuto autunnale.

Intanto, come da prassi è stata presentata al Presidente del consiglio, Mario Draghi, la relazione dei servizi segreti in merito alle questioni interne al Paese e non solo, del mese di maggio. Cinque i punti che i nostri 007 hanno messo nero su bianco: il caos politico si acutizzerà quindi evitare crisi di governo; razionamento per le scorte alimentari ed energetiche, sebbene non sembra ci potranno essere problemi di ordine pubblico; abolizione del green pass, un suggerimento questo anche legato alle possibili azioni di lupi solitari che dunque dovranno essere monitorati, mentre dal fronte dei comitati promotori delle manifestazioni No VAX e N0 GP, non sembra esserci alcun pericolo; per quanto riguarda la guerra in Ucraina lavorare di concerto con la Nato e apporre il segreto di stato sulle armi inviate e da inviare in territorio ucraino; gestire al meglio il ritorno nella scena politica di Trump. Resta da vedere se i suggerimenti dei servizi segreti saranno ascoltati dai signori della politica.

La bomba sui vaccini arriva invece direttamente da BionTech: «Potremmo non essere in grado di dimostrare l’efficacia o la sicurezza sufficienti del nostro vaccino COVID-19 e/o delle formulazioni specifiche per le varianti per ottenere l’approvazione normativa permanente negli Stati Uniti, nel Regno Unito, nell’Unione Europea o in altri paesi in cui è stato autorizzato per l’uso di emergenza o concessa l’autorizzazione all’immissione in commercio condizionata».

Tradotto: il farmaco approvato in via emergenziale e somministrato a una quantità enorme di persone in tutto il mondo, potrebbe non avere le carte in regola per un’approvazione definitiva.

E ancora: «La successiva scoperta di problemi precedentemente non rilevati potrebbe influire negativamente sulla vendita commerciale del prodotto, portare a restrizioni sullo stesso o portare al ritiro del prodotto dal mercato».

Le reazioni avverse, queste sconosciute. Che però intralciano l’iter dei sieri miracolosi.

Le affermazioni della BionTech hanno mosso la senatrice del gruppo Misto, Bianca Laura Granato, ha sottoscrivere un’interrogazione parlamentare al ministro della Salute, Roberto Speranza: «Abbiamo tentato in tutti i modi – afferma Granato – di far capire ai cittadini italiani ciò che il governo stava facendo, e chi già aveva capito e rifiutava di sottostare alle imposizioni ha pagato e sta pagando con sospensioni dal lavoro ed esclusione dalla società civile. E questo perché hanno sempre professato e difeso la verità, la tutela della dignità della persona umana. Siamo stati trattati da cavie».

Non solo.

Un gruppo di eurodeputati ha fatto causa alla Commissione europea per la mancanza di trasparenza sui contratti siglati con le Big Pharma per l’acquisizione dei vaccini contro il Covid-19. Sono Kim van Sparrentak, Tilly Metz, Jutta Paulus, Michèle Rivasi e Margrete Auken i nomi dei cinque membri del Parlamento europeo. Auken spiega che si tratta di una mossa in favore del diritto all’informazione dei cittadini: «La segretezza è terreno fertile per la sfiducia e lo scetticismo» ha dichiarato. La deputata Michèle Rivasi, vicepresidente della Commissione parlamentare sul Covid-19, era inoltre tra i pochi europarlamentari che si erano pronunciati contro il green pass digitale europeo. I cinque deputati hanno presentato la loro causa alla Corte di Lussemburgo, chiedendo che la Commissione riveli il prezzo di ciascuna unità di vaccino, i pagamenti avvenuti in anticipo e le donazioni, oltre a fornire informazioni sulle responsabilità e sugli indennizzi. Ad oggi, infatti, i dettagli dei contratti che hanno ad oggetto i vaccini contro il Covid non possono essere resi pubblici a causa delle clausole di riservatezza, necessarie, a detta della Commissione UE, per tutelare gli interessi commerciali delle aziende.

E gli interessi dei cittadini?

La Commissione europea ha siglato accordi con le aziende BionTech-Pfizer, Moderna, AstraZeneca, Johnson&Johnson e Novavax, oltre ad aver esaminato accordi con Sanofi-GSK, CureVac e Valneva, tuttavia i dettagli dei contratti sono noti solamente a una ristrettissima cerchia di persone, che comprende appena il 3% degli eurodeputati. Coloro che ne hanno preso visione hanno potuto disporre di un tempo assai limitato per la consultazione (appena 30 minuti), previa firma di una clausola di segretezza che ne impediva la divulgazione del contenuto. A rimanere segreto è anche stato lo scambio di messaggi avvenuto tra la presidente della Commissione Ursula von der Leyen e l’amministratore delegato di Pfizer, Albert Bourla, nonostante le proteste di eurodeputati, società civile e ONG. Secondo l’inchiesta condotta dal New York Times, lo scambio avrebbe permesso di sigillare un accordo da 1,8 miliardi di dollari per l’acquisizione del vaccino Pfizer-BionTech contro il Covid-19.

All’interrogazione la Commissione europea avrebbe risposto facendosi ancora una volta scudo con il vincolo delle clausole di riservatezza. «La Commissione si occupa di rispettare i contratti». Avrebbe affermato Stefan de Keersmaecker, il portavoce della Commissione.

Insomma, il serpente che si morde la coda.

Un serpente però piuttosto lungo.

Le istituzioni italiane sembrerebbero non essere in possesso dei documenti necessari a verificare l’efficacia e la sicurezza dei vaccini anti Covid, i quali consentirebbero di mantenere il regime di autorizzazione condizionata. Questo è quanto emerso da un’indagine effettuata da alcuni legali dell’associazione IDU (Istanza Diritti Umani) e dell’associazione DUS (Diritti umani e salute). I quali hanno, il 4 marzo scorso, depositato presso la Procura di Roma una querela nei confronti dell’Aifa (Agenzia italiana del farmaco), dell’Ema (Agenzia europea per i medicinali) e del Ministero della Salute, accusati di aver commesso reati di omissione d’atti d’ufficio, abuso d’atti d’ufficio, omicidio colposo, lesioni personali, falsità ideologica, procurato allarme, falso in atto pubblico.

I vaccini anti Covid-19 non hanno ricevuto da parte dell’Ema o dell’Aifa l’autorizzazione incondizionata alla commercializzazione, bensì l’autorizzazione condizionata, una procedura subordinata a precisi requisiti che le case farmaceutiche dovrebbero garantire e sottoporre alla verifica delle autorità: sono gli stessi foglietti illustrativi dei vaccini anticovid-19 a specificarlo e come la stessa Aifa reclama con la determina n.318 del 23 dicembre 2020, chiedendo alle aziende di depositare alcuni documenti e relazioni fondamentali per una maggiore trasparenza. Documentazione che, stando a quanto sostiene il Direttore Generale, Nicola Magrini, non sono mai pervenuti, specificando tuttavia che: «Tali dati avrebbero natura riservata essendo di proprietà esclusiva delle aziende produttrici».

E se consideriamo che gli americani cercavano il Covid tre mesi prima della sua comparsa, il serpente diventa sempre più un boa constrictor.

Da alcuni dati del dipartimento della difesa degli Stati Uniti, è emersa infatti l’assegnazione di un appalto per la ricerca in Ucraina del covid-19, già tre mesi prima della comparsa del virus. Non solo. La ricerca da effettuare in Ucraina a partire da novembre 2019, sosterrebbe che il The National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID) e Moderna, avrebbero avuto già a disposizione un vaccino da testare per il coronavirus.

Intanto anche i virologi che per due anni hanno aiutato a fare terrorismo sembrano avvedersi.

«Ci sono delle cause primarie e delle cause accessorie, ma se il medico che compila il modulo scrive positivo al tampone, il decesso viene automaticamente classificato come decesso avvenuto per Covid. Quanti dei decessi sono realmente legati alla polmonite da Covid e quanti ad altre problematiche?»

A dirlo non è Paperino ma Matteo Bassetti. Ma lo aveva già specificato in tempi non sospetti anche Luca Zaia durante una conferenza stampa.

Si inizia a parlare però di nuove varianti con la stessa nenia della fiera dell’est che per due soldi il topolino mio padre comprò.

«I governanti dell’Unione si stanno anche attrezzando contro le ribellioni interne, predisponendo, come tutte le dittature codici di segretezza in molti campi, quali sicurezza pubblica, le relazioni internazionali, la stabilità monetaria, la difesa militare interna ed esterna».

Ida Magli non solo ci aveva visto giusto nel profetizzare una società del rischio da un punto di vista economico, ma aveva anche compreso le dinamiche politiche più dietrologiche.

Michela Pisu


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