L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 10 maggio 2022

Il Casinò di Wall Street scricchiola di brutto. Doveva accadere ed è accaduto la festa è finita la realtà incombe

Wall Street: tonfo futures Usa, Dow Jones in picchiata di oltre 500 punti, Nasdaq -2,45% con tassi Treasuries 10y al 3,17%

Laura Naka Antonelli
lun 9 maggio 2022, 2:01 PM

Futures Usa accelerano al ribasso, dopo le violente oscillazioni della scorsa settimana a Wall Street, che hanno portato il Nasdaq Composite a perdere l'1,54% su base settimanale, e lo S&P 500 il Dow Jones cedere rispettivamente lo 0,21% e lo 0,24%. Per il Dow Jones, si è trattato della quinta settimana consecutiva di ribassi, mentre gli altri due indici hanno concluso la loro quinta settimana consecutiva in territorio negativo. Protagonista lo shock negativo della borsa Usa della sessione di giovedì, che ha visto il Nasdaq crollare del 5%, dopo che alcuni dati sono tornati a rinfocolare il timore dell'inflazione e dunque, nuovamente, di interventi più aggressivi sui tassi da parte della Fed di Jerome Powell. Alle 13 circa ora italiana, i futures sul Dow Jones affondano di oltre 540 punti (-1,64%) a 32.272 punti; i futures sullo S&P 500 perdono l'1,95% a 4.040, mentre i futures sul Nasdaq capitolano del 2,45% a quota 12.345 circa. In premercato si mettono in evidenza soprattutto i cali dei titoli energetici, sulla scia della flessione dei prezzi del petrolio. Vendite in particolare sui titoli Marathon Petroleum e Schlumberger slipped 2.1%. Sotto pressione anche Meta Platforms e Alphabet, così come gli altri titoli FAANG come Amazon, Apple e Netflix. Il timore scatenato dai dati Usa su ulteriori fiammate dell'inflazione continua a riflettersi anche sul mercato del reddito fisso, con i tassi decennali Usa che hanno oltrepassato anche la soglia del 3,10%, schizzando fino al 3,17%, dopo aver raggiunto e sorpassato la soglia del 3% per la prima volta dalla fine del 2018. A riportare il pessimismo è stato il balzo del costo unitario del lavoro Usa nel primo trimestre dell'anno, ben oltre le attese. Stando ai dati preliminari, il dato è volato dell'11,6%, oltre il +9,9% atteso dal consensus. In picchiata la produttività degli Stati Uniti che, nello stesso arco temporale, ha riportato il calo più forte dal 1947, scendendo del 7,5%, ben oltre il ribasso atteso pari a -5,4%. Il boom dei costi unitari del lavoro ha rinfocolato i timori sull'impennata dell'inflazione negli Stati Uniti. Alle 7.45 circa ora italiana, l'indice Nikkei 225 della borsa di Tokyo perde il 2,40% a 26.355 punti; i futures sul Dow Jones cedono più di 350 punti (-1,09%), a 32.458 punti; i futures sullo S&P 500 arretrano dell'1,13%, a 4.072,50, mentre i futures sul Nasdaq cedono l'1,08% a 12.562 punti. La borsa di Shanghai arretra dello 0,35%, la borsa di Sidney scivola dell'1,27%, quella di Seoul scende dell'1,28%. In Asia, protagonista oggi i dati sulla bilancia commerciale della Cina, migliori delle attese. Nel mese di aprile le esportazioni cinesi denominate in dollari sono salite del 3,9% su base annua, meglio del +3,2% atteso dal consensus. Le importazioni denominate in dollari sono state invariate, meglio del calo atteso, pari a -3%. Il rallentamento della crescita dell'export è evidente, successivo al balzo di marzo, pari a +14,7%. La bilancia commerciale ha messo in evidenza un surplus commerciale pari a 51,12 miliardi di dollari, meglio dei 50,65 miliardi attesi e dei precedenti 47,38 miliardi. Bene anche l'indice Pmi servizi del Giappone, stilato da Jibun Bank/Markit, che si è attestato a 50,7 punti, confermando la fase di espansione per la prima volta in quattro mesi. Ma l'azionario cinese e mondiale sconta ancora le dichiarazioni del presidente cinese Xi Jinping, che ha reiterato nei giorni scorsi tutta l'intenzione della Cina di continuare a portare avanti la politica zero Covid, mentre il paese fa fronte all'ondata di contagi peggiore dal 2020. Le parole hanno confermato i timori sulle conseguenze che i lockdown imposti in diverse città cinesi avranno sull'economia del paese. Oggi la borsa di Hong Kong è chiusa per festività.

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