L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 31 maggio 2022

Il mondo multipolare avanza, la rete si fa sempre più fitta mentre l'Occidente segue pedissequamente gli ordini degli anglostatunitensi che vogliono mantenere i loro privilegi dati da uno mondo multipolare da loro diretto e controllato

EMBARGO
Petrolio e gas, Arabia Saudita e Serbia continuano gli affari con la Russia. E i prezzi del greggio s’impennano

di Redazione Economia30 mag 2022

 
Foto AP

Fronte caldo sul petrolio. Mentre gli operatori attendono di vedere se l’Unione Europea raggiungerà un accordo sul divieto all'importazione del greggio russo, Serbia e Arabia Saudita continuano a fare affari con la Russia. L’Opec+ non aumenterà la produzione per contenere i prezzi della benzina, sigillando il patto tra l’Arabia e la Russia. Mentre la Serbia, malgrado la candidatura all'ingresso nell'Unione Europea, ignora le sanzioni e stringe un accordo con Mosca per il gas a basso costo. Intanto i prezzi del greggio sono ai massimi da due mesi.

Le sanzioni

In attesa di sapere l’esito delle riunioni Ue di oggi e domani per discutere un sesto pacchetto di sanzioni contro la Russia per l’invasione dell’Ucraina, la settimana si apre infatti con i futures del Brent che avanzano dello 0,53%, a 120,06 dollari al barile , mentre i futures del WTI guadagnano lo 0,83% a 116,03 dollari al barile. E proprio mentre l’Ue continua a lavorare a un accordo per bloccare le importazioni di greggio dalla Russia, facendo i conti con la resistenza dell’Ungheria, l’Opec plus non aumenterà la produzione nella riunione di giovedì, dicono le agenzie.

L’offerta

Il G7 sull'energia di Berlino si è chiuso con la richiesta all’Opec di aumentare l’offerta di petrolio per contrastare i rincari, ma gli operatori non si aspettano passi avanti nella riunione di giovedì 2 giugno dell’Opec Plus, che unisce i 13 produttori del Cartello ai suoi dieci alleati, guidati dalla Russia. Ciò che ci si attende è piuttosto una conferma dell’aumento della produzione anche a luglio, come negli ultimi mesi, di 432 mila barili al giorno, per proseguire nella normalizzazione graduale dopo il super taglio di 10 milioni di barili al giorno deciso di fronte alla pandemia nel 2020.

La scelta di Riad

Gli osservatori notano che l’Arabia Saudita, leader dell’Opec, ha già resistito prima della crisi ucraina alle pressioni (soprattutto dagli Usa) per aumentare la produzione e contenere il prezzo della benzina, freno per la ripresa, sostenendo che non c’è carenza di offerta. Nei giorni scorsi poi l’Arabia ha fatto sapere che sostiene il ruolo della Russia come membro del gruppo di produttori di petrolio Opec+ nonostante l’inasprimento delle sanzioni occidentali su Mosca. Il principe Abdulaziz bin Salman, ministro dell’Energia, ha dichiarato al Financial Times che Riyadh spera «di trovare un accordo con l’Opec+ che includa la Russia», insistendo sul fatto che «il mondo dovrebbe apprezzare il valore» dell’alleanza dei produttori. Tutto mentre il mercato è dubbioso sulla sopportabilità dell’uscita del mercato della produzione russa.

L’intesa di Belgrado

Quanto alla Serbia, rischia di diventare un ulteriore caso di eccentricità dei Paesi dell’Europa dell’Est rispetto alla linea di Bruxelles. Belgrado infatti ha firmato una proroga di tre anni all'accordo per le forniture russe «a prezzi amichevoli». I dettagli dell’accordo saranno comunicati nei prossimi giorni, dopo l’incontro con i dirigenti di Gazprom, ha dichiarato il presidente serbo Aleksandar Vucic. In ogni caso aumenta la dipendenza da Mosca della Serbia. Il presidente della Serbia, riporta l’agenzia AP, ha annunciato che ha assicurato un affare «estremamente favorevole» con la Russia sul gas naturale durante una conversazione avvenuta domenica con il presidente della Russia, Vladimir Putin. L’accordo, prosegue AP, dovrebbe essere siglato durante una visita di Sergey Lavrov, ministro degli esteri russo, a Belgrado ai primi di giugno.

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