L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 7 maggio 2022

La dirigenza statunitense in preda alla schizofrenia pura

Ora Biden annuncia il buyback di petrolio dopo aver sbloccato le riserve strategiche

5 Maggio 2022 - 20:25

Difficile stupirsi della schizofrenia di Wall Street, se la Casa Bianca prima immette barili da record sul mercato per combattere l’inflazione e poi li riacquista per stimolare la produzione interna


Cosa accade quando sia i rialzisti che i ribassisti pensano di essere dal lato giusto del trade e si muovono di conseguenza? Schizofrenia. Ovvero, una chiusura sulla ali dell’entusiasmo dopo che la Fed ha comunicato il più drastico rialzo dei tassi dal 2000 ad oggi e il giorno seguente il peggior tracollo da inizio anno. Wall Street è ormai nulla più che un barometro del livello di manipolazione che la Fed riesce a garantire alle valutazioni attraverso le scelte di politica monetaria. Non a caso, oggi godono tutti. I ribassisti perché in pieno rally e i rialzisti perché tonfi simili rappresentano una polizza assicurativa in divenire per l’accelerazione verso la prossima recessione. Ovvero, nuovo taglio dei tassi e nuovo Qe.

Ma a preoccupare è il fatto che questa dinamica ormai totalmente priva di raziocinio si stia riverberando anche sull’azione politica della Casa Bianca, stante un clima da Dottor Stranamore che caratterizza il globo. A sole sei settimane dallo sblocco record delle riserve strategiche di petrolio, infatti, Joe Biden avrebbe comunicato l’intenzione di operare un buybacks da 60 milioni di barili il prossimo autunno, al fine di rimpinguare proprio l’esangue voce SPR. Praticamente, l’irrazionalità al potere. Non fosse altro per la scelta di vendere basso e comprare potenzialmente alto. Perché questi due grafici

Andamento del prezzo del WTI dallo sblocco delle riserve strategiche Usa a oggi Fonte: Bloomberg/Zerohedge
Andamento del prezzo del carburante alla pompa dallo sblocco delle riserve strategiche Usa a oggi Fonte: Bloomberg/Zerohedge

mostrano plasticamente quale sia stato il risultato ottenuto dalla Casa Bianca finora: zero. Prezzo del petrolio tornato dov’era al momento dello sblocco delle riserve e, soprattutto, costo del carburante alla pompa che ha già annullato tutti i guadagni. Quindi, missione fallita.

Perché la mossa della Casa Bianca era finalizzata proprio a un impatto shock sul caro-energia, il quale sta divenendo eccessivamente esorbitante per essere ancora spacciato come effetto collaterale di un’inflazione transitoria. Quindi, esattamente come la Fed è passata da un eccesso all’altro, ecco che il Commander-in-.chief e l’Energy Department paiono aver concordato sulla necessità di un cambio di strategia. Perché stando a quanto riportato dalla CNN, alla base delle decisione ci sarebbe non solo la volontà di stimolare la produzione interna, la quale dovrebbe quindi operare da dinamo della compressione dei prezzi ma anche quella di far respirare il deficit federale attraverso un aumento delle revenues energetiche. Piccolo appunto: operare il buyback non andrà forse a incidere negativamente sul medesimo deficit?

Stante le ultime performance, verrebbe automatico far ricorso all’ironia e ricordare come da un presidente che stringe la mano a interlocutori immaginari ci si possa (e debba) aspettare di tutto. Ma il fatto che le dinamiche energetiche siano il vero sottostante della crisi di equilibri sistemici fatta esplodere dal conflitto in Ucraina lascia balenare il dubbio di una mossa che potrebbe avere finalità ben diverse e ben più a breve termine del mero refill delle medesime riserve strategiche che un mese e mezzo fa si è scientemente ridotto ai minimo storico. Ovvero, la creazione a tavolino di uno shock esogeno. Uno tsunami energetico e geopolitico.

Esattamente come sorge il dubbio che la postura aggressiva della Fed in fatto di rialzo dei tassi, a fronte di un indebitamente post-Lehman che sistemicamente richiede Qe strutturale per non implodere, sia nulla più che una mina anti-uomo piazzata lungo il percorso e in attesa unicamente di un passo falso. Non ultimo, il fatto che la decisione della Casa Bianca sia filtrata alla CNN proprio a ridosso del forzato rinvio del nuovo pacchetto di sanzioni Ue contro Mosca, reso necessario dalla spaccatura su inclusione e tempistiche relative al greggio degli Urali, forse potrebbe non essere casuale. Ma rappresentare un messaggio in codice. A questo punto, la domanda da un milione di dollari è la seguente: Joe Biden ci è o ci fa? O, forse, la sua ormai riconosciuta e conclamata goffaggine altro non è che un diversivo per garantire che mosse spericolate dell’amministrazione Usa non vengano prese troppo sul serio, generando un favorevole effetto sorpresa?

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